Intervista a Jen Majura degli Evanescence

Noi di Universo Rock & Metal abbiamo avuto il piacere di intervistare Jen Majura, la chitarrista degli Evanescence, con cui abbiamo parlato del nuovo album della band.

Evanescence's Jen Majura Hails AC/DC's 'Back in Black': "It Taught Me a  Lot" | Revolver

Ciao Jen, come stai? Vorrei iniziare con la domanda più importante… quando esce il nuovo album degli Evanescence?
Vorrei saperlo anche io! Abbiamo iniziato a registrare The Bitter Truth a febbraio, dopo sono tornata in Germania e sono rimasta bloccata qui a causa della pandemia. E’ molto difficile per me essere lontana da Amy e dai ragazzi, perché dopo anni di tour insieme siamo come una famiglia. Abbiamo registrato quattro canzoni a febbraio ed Amy ha trovato un modo sicuro per farci registrare le canzoni. Io ho registrato la mia parte di chitarra qui in Germania, ma quello che mi manca davvero è stare insieme, quella connessione che si prova solo stando nella stessa stanza.

Qual è stato il tuo apporto all’album? Hai preso parte anche alla scrittura delle parti vocali?
Lascio ad Amy Lee il compito di scrivere i testi perché è bravissima! Quando eravamo in studio ho registrato alcuni cori e ho contribuito con i miei riff per rendere più complete le canzoni.

Come hai vissuto il periodo della quarantena?
Probabilmente saprai che sono una persona molto positiva e penso che non avrebbe senso focalizzare l’attenzione su quello che al momento non funziona. Preferisco creare delle soluzioni per le persone e per il futuro. Non importa se sei ricco o povero, non importa il tuo colore della pelle o la tua sessualità, siamo tutti nella stessa situazione. L’aspetto peggiore è che al momento tutto è imprevedibile, non solo a livello musicale. Non vedo l’ora che sia settembre dell’anno prossimo per iniziare il tour con Sharon den Adel, era un sogno per me ed è stato difficile dover posticipare il tour per la seconda volta. Per ingannare l’attesa, comunque, continueremo a pubblicare altri singoli.

Secondo il tuo punto di vista, perché sono passati così tanti anni dall’ultimo album degli Evanescence, se non consideriamo “Synthesis” un album completamente nuovo?
Non voglio parlare a nome di Amy e degli altri membri della band, ma dal mio punto di vista non puoi creare nuovi contenuti artistici se non ti senti ispirato e non senti il bisogno di comunicare qualcosa. Quindi, forse è per questo motivo che sono passati un po’ di anni.

Quindi dove avete trovato l’ispirazione per le nuove canzoni?
Basta guardarsi intorno, c’è tanto materiale a cui attingere al giorno d’oggi se sei abbastanza sensibile da rendertene conto. Pensa al nostro video di Wasted On You: ognuno ha girato la sua parte a casa con l’iPhone e ora siamo nominati nella categoria Best Rock ai VMA.

Come funziona normalmente il processo di scrittura di una canzone?
Con gli Evanescence ognuno aggiunge il suo contribuito, poi ci incontriamo in studio con il nostro produttore per sistemare gli ultimi dettagli e infine registriamo. Per me non ci sono regole: non inizio sempre nello stesso modo, a volte comincio dal testo, altre volte dalla melodia, ma dipende soprattutto da ciò che mi ispira e dalle mie emozioni.

Parlando dei tre nuovi singoli che avete rilasciato, in che modo sta cambiando il sound degli Evanescence? Al momento quale canzone ti piace di più?
Nella vita mi piace fare paragoni con il cibo, quando sei piccolo ami gli spaghetti, ma quando hai 30 anni è possibile che non ti piacciano più. Lo stesso vale per gli artisti: non siamo gli stessi di 20 anni fa, cambiamo e cresciamo, è un’evoluzione naturale. Ci sono alcuni richiami alle radici degli Evanescence, ma il nostro sguardo rimane sul presente. C’è una perfetta unione tra passato e modernità. Non posso anticiparti nulla riguardo l’intero album perché stiamo ancora creando, ma mi piace il fatto che stiamo pubblicando poco alla volta e non tutte le canzoni insieme. Adoro Wasted On You perché ti rimane in testa e mi piace la combinazione tra vulnerabilità e forza, ma le amo tutte perché ognuna è importante.

E’ corretto dire che in Use My Voice c’è un riferimento al femminismo?
Essere un’artista nel rock e nel metal è una sfida, anche se spero che arriveremo ad un punto in cui la definizione di genere non sarà più necessaria. Tutti gli esseri umani hanno una voce, anche se alcuni devono fare degli sforzi in più per essere ascoltati. Amy è una donna così forte e sta usando la sua voce per incoraggiare tutti, anche le altre donne.

La mancanza di chitarriste nel panorama metal ha un’influenza su di te? Quali musiciste ti hanno ispirata?
Lo sai com’è, i chitarristi sono sempre in competizione tra di loro, per chi suona più forte e più veloce. Ci sono poche donne che suonano, ma stiamo aumentando in tutto il mondo e spero che prima o poi non ci sarà più bisogno di distinguere tra un chitarrista “maschio” e una chitarrista “femmina”. Nita Strauss continua ad essere un modello ogni giorno, anche se è stato Steve Vai ad ispirarmi all’inizio e Richie Sambora dei Bon Jovi quando avevo 6 anni. All’epoca tutti ascoltavano le boy band e quando loro si incontravano per uscire, io restavo a casa ad allenarmi con la chitarra. All’inizio è stato mio papà ad insegnarmi gli accordi, poi ho preso lezioni per un anno, ma avendo raggiunto delle buone basi ho continuato da autodidatta. All’età di 15 anni ho sentito il bisogno di frequentare lezioni di chitarra classica e quando mi sono diplomata ho iniziato ad insegnare e a suonare nelle cover band. Per quanto riguarda il canto, credo di aver iniziato a cantare dal momento in cui ero nella pancia di mia mamma.

Hai sempre voluto essere una musicista?
Sono cresciuta in una famiglia in cui la musica è sempre stata presente. Per me era chiaro dall’età di 4 anni: non volevo essere una veterinaria, un’astronauta o una principessa, volevo essere una musicista.

Com’è stato lavorare a “Synthesis”?
Sia l’album che il tour sono stati molto speciali. Non abbiamo fatto come le altre band perché ci siamo proprio immersi nell’orchestra. Abbiamo tolto la batteria e gli elementi più heavy e grazie all’arrangiamento di David Campbell le canzoni hanno acquistato un nuovo spessore. Io amo anche la musica classica, ma se dovessi scegliere preferirei comunque saltare sul palco piuttosto che rimanere seduta. In ogni caso, per questo tipo di album è stata la scelta migliore, anche perché sono riuscita a concentrarmi maggiormente sul canto. E’ stato speciale, soprattutto quando io ed Amy abbiamo cantato Lithium e My Heart Is Broken.

Com’era la tua relazione con la band prima di diventarne un membro? Li ascoltavi spesso?
Mi uccideranno ma… non ero una fan! Avevo comprato l’album Fallen e conoscevo le canzoni più famose, ma ho approfondito la loro discografia nel momento in cui ho conosciuto Amy e mi sono accorta che c’era molto di più di quanto mi aspettassi. Quello che mi piace di più degli Evanescence è che ho trovato degli amici che poi sono diventati come una famiglia per me. Hanno avuto un forte impatto nella mia vita, quando mi sono unita alla band 5 anni fa. Ricordo che una volta, durante un’esibizione di My Immortal in versione acustica, ero così emozionata di essere sul palco con una band così incredibile che mi sono letteralmente messa a piangere mentre suonavo. Lo stesso è accaduto durante la cover che Amy ha realizzato di I Wanna Dance With Somebody. E’ questo il bello della musica: toccare il cuore delle persone e riuscire ad evadere con la mente.

Per quanto riguarda il tuo album da solista, sei riuscita a finirlo?
No, al momento non ho piani per il mio terzo album da solista. All’inizio della quarantena era tutto così confuso e imprevedibile e mi sono concentrata sul mio progetto parallelo. C’è un intero album che ho registrato nel 2018 che aspetta di essere pubblicato, ma posso dirvi che ho di recente scoperto che uscirà a fine novembre.

Se avessi la possibilità di andare ad un concerto metal, quale sarebbe?
L’unico concerto a cui vorrei andare è quello… degli Evanescence! Sono anche una grande fan dei Freak Kitchen, una band svedese che pochi conoscono, e ho un tatuaggio dedicato a loro! Durante questo periodo di quarantena ho avuto la possibilità di suonare virtualmente con molti artisti durante le mie “1 minute sessions”. E’ iniziato tutto come un gioco, ma poi si sono aggiunti Joel Hoekstra dei Whitesnake e Nicko McBrain degli Iron Maiden! In qualche modo ho avuto modo di vedere altri artisti durante questo periodo.

Grazie Jen per il tuo tempo e la tua disponibilità! Ci vediamo il prossimo anno al concerto di Milano e aspettiamo con ansia il nuovo album degli Evanescence!
Grazie a voi, lettori di Universo Rock & Metal, per questa bella chiacchierata. Auguro a tutti una buona giornata, ci risentiremo presto!

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