The Killers – Imploding the Mirage

All’ombra dei vent’anni di carriera i The Killers pubblicano il loro sesto album in studio, Imploding The Mirage, uscito il 21 agosto scorso e anticipato da quattro singoli: Caution, pubblicato il 12 marzo; Fire in Bone pubblicato il 24 aprile, My Own Soul’s Warning pubblicato il 17 giugno e Dying Breed pubblicato il 14 agosto.

L’album si apre con My Own Soul’s Warning e subito si coglie una certa continuità con il passato recente che in alcuni casi non è stato clemente con la band. Sono lontani i tempi di Hot Fuss e Sam’s Town ma non troppo. Come ci hanno abituato a partire da Battle Born (2012) il sintetizzatore è lo strumento principale. Accompagna tutte le tracce e in alcuni casi ne è il protagonista. Purtroppo i produttori non sono riusciti (o non hanno voluto per i problemi che spieghiamo più avanti) far emergere i singoli strumenti, le singole peculiarità.

In questo lavoro ci sono i The Killers ma non dappertutto. Ci sono i grandi inni (o anthems per capirci) e ci sono le forti emozioni nei testi. Ci sono alcune tracce davvero degne di note che fanno sognare ed emozionare proprio come nei primi album dei The Killers (My Own Soul’s Warning, Caution, Running Towards A Place). Altre sembrano più appartenenti a Wonderful, Wonderful, o ancor di più ai lavori solisti di Brandon Flowers. Dopo i primi ascolti si rimane un po’ confusi. Non è sicuramente un lavoro unitario che inizia in un punto e ti trasporta in un viaggio chiaro e definito. Ci sono dieci pezzi, con dieci personalità diverse quasi fosse un collage senza che però traspaia un’idea di fondo, un progetto alla base, un filo conduttore che guidi l’ascoltatore. Dall’altro lato però questo rende ogni traccia una storia a se che deve e vuole essere scoperta. Le tante collaborazioni in questo lavoro lo rendono un album multiculturale, poliglotta, multietnico. Si viaggia negli anni ’60, nel glam anni ’80, nel funk anni ’70, nei primi anni 2000 e nel recente passato. Caratteristica comune è l’energia delle canzoni: da quando si inizia con un timido opening di My Own Soul’s Warning, non ci si ferma più e si chiude ancora con più forza ed energia.

Per comprendere meglio questo senso di confusione è bene però analizzare come è stato prodotto questo lavoro. Ci sono infatti due collaborazioni ufficiali: K.d. lang in Lightning Fields e Weyes Blood (progetto musicale solista di Natalie Mering) in My God anche se in realtà Mering è corista in quasi tutto l’album.
Ma a causa dell’assenza del chitarrista Dave Keuning e il bassista Mark Stoermer che ricopre un ruolo non centrale, il gruppo/duo hanno scelto una schiera di altri artisti con cui collaborare. Ma andiamo in ordine. Il bell’assolo che si può apprezzare alla termine di Caution è della chitarrista Lindsey Buckingham. Menzione speciale merita Stuart Price che collabora in Fire in Bone ed è proprio lui a regalarci quel sound funk che ci porta ai magici anni ’90. Ariel Rechtshaid collabora in Running Towards a Place. Ancora, i Lucius, Adam Granduciel (War on Drugs) e Blake Mills collaborano in altrettante tracce.

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In definitiva, un album dei The Killers a metà. Il gruppo è alla ricerca di un equilibrio tra passato, presente e futuro. Piano piano sta arrivando e questo lavoro ne è la testimonianza più forte. Una finestra sul futuro con importanti tracce di passato, qualche cicatrice e i piedi stabili nel presente.

Track-list:

  1. My Own Soul’s Warning
  2. Blowback
  3. Dying Breed
  4. Caution
  5. Lightning Fields (feat. K.d. lang)
  6. Fire in Bone 
  7. Running Towards a Place
  8. My God (feat. Weyes Blood)
  9. When the Dreams Run Dry 
  10. Imploding the Mirage 

Line-up:
Brandon Flowers – voce, tastiere, basso
Mark Stoermer – basso, chitarra
Ronnie Vannucci – batteria

Anno: 2020
Etichetta: Island Records
Voto: 8/10

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