Led Zeppelin – Led Zeppelin III

I Led Zeppelin sono considerati tra le più grandi band hard rock della storia. Forse quella che più ha influenzato il genere ed alcuni la considerano proprio la migliore nel campo. Si può essere certamente d’accordo ma ascoltando Led Zeppelin III ci accorgiamo che tutto ciò è maledettamente riduttivo. Nel 1970 gli Zep continuavano a fornire alla musica le loro tante facce, costituite anche da folk, blues e sounds mistici di indefinibile stile. L’energia è sempre il punto di riferimento, ma c’è spazio anche per sentimentalismo, introspezione e semplicità. Ok facciamo del blues ma ci mettiamo la forza, facciamo lo stesso con il folk semmai ed anche le ballads non devono calare di intensità emotiva ed energetica.

“We come from the land of the ice and snow, from the midnight sun, where the hot springs flow”, è così che comincia il cantato di Plant. Riferimento chiaro alla mitologia nordica alla quale si ispira il pezzo. Ma no, il pezzo non parte con questo cantato. Troppo banale. Immigrant Song parte con uno dei riff più famosi degli Zeppelin: incalzante, ripetitivo, ossessivo. Non cessa per tutto il pezzo! Lo accompagna un vocale non cantato: un vocalizzo graffiante e diabolico. Plant estrae quell’urlo dalle sue viscere contenenti l’intero universo degli dèi vichinghi. Pezzo icona per il rock ed il metal epico, sia per quanto riguarda il sound che la tematica. Brano che ha inventato un genere. Ma di che parliamo?

Quarta traccia… La chitarra di Page comincia lentamente a versare lacrime… Un pensiero, una meditazione a ciò che è successo, lo sguardo perso nel vuoto fissando il pavimento. Una batteria decisa ma mesta accompagna la sei corde. Il solo iniziale si prolunga in questo blues proveniente direttamente dal miocardio. La voce è straziante, il timbro di Plant non ha difficoltà a bombardarci l’udito con emozioni del genere. Un basso triste amalgama il tutto. Non è proprio la tristezza il tema ma è soprattutto la delusione a farla da padrone. Il lavoro pesante e la passione per una donna… Lui ha perso la testa per lei, lei l’ha tradito. Un suono graffiante e l’organo ora rendono solenne il momento. L’assolo di chitarra piange sul serio, si strugge… “Come ha potuto farlo? Credo di averle dato tutto, è una puttana!” sembra dire la Gibson. La cadenza è lenta e struggente ma pochi minuti non bastano per esprimere la ferita ricevuta, il dolore deve trascinarsi ancora. Cinque note di chitarra vanno a caratterizzare il tema del pezzo. Un arpeggio in tutto questo crescendo rimarca il tutto, l’urlo di Plant sembra quello di un lupo alla luna piena. Le cinque note vanno a chiudere il pezzo che sfuma con batteria ed organo. Since I’ve Been Loving You ha bisogno di oltre sette minuti per ripensare a ciò che è stato e a quel che è ormai sfumato. “Said I’ve been crying, yeah. Oh, my tears they fell like rain, don’t you hear them, don’t you hear them falling? Don’t you hear, don’t you hear them falling?” (Stronza)

Gallows Pole è un allegro country. Un allegro country che parla di una ragazza che sta per essere impiccata. Si aggiunge anche una chitarra elettrica a questo che sembra essere un brano della tradizione folk di non si sa quale paese, a quanto pare è diffuso un po’ in tutto il mondo, però i motivi per i quali questa ragazza sta per essere messa alla forca non si conoscono.

C’è ancora tanto folk tra i testi in chiusura, però è davvero difficile attribuire serietà ad un album con una copertina del genere. Si voleva creare un gioco, in verità, spostando la copertina però c’è anche da dire che è l’ennesimo album dei Led Zeppelin a non avere un titolo. Cioè ma agli Zep mancavano le idee per caso? Forse credevano di non aver bisogno di presentazioni. Forse avevano ragione… Avevano sicuramente ragione.

Tracklist:
01. Immigrant Song
02. Friends
03. Celebration Day
04. Since I’ve Been Loving You
05. Out On the Tiles
06. Gallows Pole
07. Tangerine
08. That’s the Way
09. Bron-Y-Aur Stomp
10. Hats Off to (Roy) Harper

Line-up:
Jimmy Page – Chitarra acustica, chitarra elettrica e pedal steel guitar, banjo, dulcimer, basso, cori
Robert Plant – voce e armonica
John Paul Jones – basso, organo Hammond, Moog, mandolino, contrabbasso, arrangiamento archi, cori
John Bonham – batteria, percussioni, cori

Anno: 1970
Etichetta: Atlantic
Voto: 9/10

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