David Bowie – The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars

Nel 1972 David Bowie aveva deciso che il suo alter ego sarebbe diventato Ziggy Stardust, in relazione al suo album The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars. Tante le personalità cambiate dall’inglese nel corso degli anni. The Spiders From Mars erano il suo gruppo d’appoggio per questo album. Ma chi era Ziggy? Cosa voleva rappresentare il duca bianco con questo personaggio? E’ un alieno, dicevano all’epoca. In verità Bowie chiarì il concetto ed ammise che Ziggy Stardust era un ragazzo che non proveniva dalle stelle, ma che comunicava con gli extra-terrestri che lo aiutarono a diventare una rockstar in un mondo sull’orlo dell’apocalisse. Tutto questo è raccontato nell’intero album, il che lo rende un concept album, cioè un disco che nei suoi brani parla di un solo tema, un racconto se vogliamo attraverso i vari pezzi. Il rock di questo album è intriso di tante sfumature. Non è un rock pesante, non è neanche un rock di facile approccio. I testi ambigui non aiutano il tutto. Teste come quelle di Bowie non sono decifrabili per tutti. Camaleontico e poliedrico, ha sempre fatto parlare di sé per il suo essere poco chiaro (appositamente) e per la sua irriverenza, la sua voglia di libertà e di esprimere i mille miliardi di lati della sua personalità. O delle sue personalità. Sia chiaro che non parliamo di un disturbo psicologico ma di tanta arte che usciva da ogni poro del suo stellare organismo.

Soul Love racconta di vari tipi di amore che hanno portato solo sofferenza. Il ritmo si fonda su un sax in sottofondo per poi sfociare in una chitarra distorta più rabbiosa e la voce di Bowie che diventa più acuta. Un giro di chitarra romantico viene successivamente. L’amore può portare sofferenza, ma se si sceglie questa sofferenza è perché l’amore non è contrastabile, è più grande, vale la pena soffrire ed anche morire per esso….

Starman ha il sound per eccellenza di David. Un suono sognante, pieno di speranza, pieno di ottimismo. L’alieno in comunicazione con la Terra dice a Ziggy che salverà il pianeta dall’apocalisse. Ma c’è ancora tanto romanticismo nel brano che parla dell’uomo delle stelle. Coro finale quasi onirico. Chitarra melodiosa… E’ tra i pezzi più rappresentativi di Bowie non a caso e singolo estratto dell’album.

Anche il pianoforte che introduce Lady Stardust è romantico, ma stavolta c’è della malinconia. La signora polvere di stelle prima provoca risate tra il pubblico, ma poco dopo sale sul palco con la band e sicura di sé stessa suscita curiosità ed attenzioni, ma anche sgomento.

E’ proprio il momento del pezzo chiamato Ziggy Stardust. Intro di chitarre: riff di elettrica e sottofondo di acustica. Tale Ziggy fa allusione a tante rockstar, c’è tanto di implicito. Alla fine si crede che non sia altro che una fusione tra i tanti musicisti ai quali fa riferimento. Il classico intercalare di Bowie rimane altalenante tra vocalità più basse ed acuti. Ziggy Stardust è la fusione del meglio, è ormai una grande rockstar.

Un racconto attraverso undici pezzi che raccontano un po’ di tutto: successo, sesso, amore, sofferenza, solitudine, stranezze, alieni, stelle e pianeti. Un mix micidiale per i deboli di cuore. Un mix innocuo per i meno sensibili. Scegliete qual’è il tema che al momento si confà di più al vostro animo e mettete su un qualche pezzo da questo album così… strano. Forse neanche tanto umano visto che si parla di alieni. Probabile che parliamo di emozioni disumane. No non è possibile, il duca bianco è stato un grande catalizzatore di emozioni. Se non volete sentirle, il problema è vostro.

Tracklist:
Lato A
01. Five Years
02. Soul Love
03. Moonage Daydream
04. Starman
05. It Ain’t Easy
Lato B
06. Lady Stardust
07. Star
08. Hang On to Yourself
09. Ziggy Stardust
10. Suffragette City
11. Rock ‘n’ Roll Suicide

Line-up:
David Bowie – voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, sax baritono, sax contralto
Mick Ronson – chitarra elettrica, pianoforte, sintetizzatore AMP, cori
Trevor Bolder – basso
Mick Woodmansey – batteria
Dana Gillespie – cori

Anno: 1972
Etichetta: RCA
Voto: 10/10

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