Mayhem – Daemon

Chiunque abbia un po’ di conoscenza della storia del Metal non può non aver mai sentito parlare dei Mayhem, la cosidetta band maledetta fondata da quattro disadattati della periferia di Oslo agli inizi degli anni ’80, pionieri della seconda ondata di quel genere di musica che prende il nome di Black Metal.
E’ innegabile che le tristi vicende che hanno coinvolto i membri originali del gruppo abbiano creato attorno ad esso un alone di mistero e curiosità morbosa che ha portato i fan a praticare una vera e propria idolatria nei suoi confronti.
Questa idolatria ha sicuramente giovato ai nostri blacksters che in questi 35 anni di carriera hanno vissuto molto di rendita, anche a fronte di una discografia non sempre al top.
Dopo cinque anni dal lavoro precedente, forte anche del  biopic Lords Of Chaosfilm che racconta proprio di quegli avvenimenti e che ha risvegliato l’interesse nei confronti del gruppo, la band di Oslo dà alla luce il nuovo disco Daemon un vero e proprio manifesto del Black Metal più crudo ed oscuro.

The Dying False King è la prima traccia dell’album, una vera e propria pugnalata nello stomaco; un blast beat di batteria a velocità folle accompagna i riff sulfurei delle chitarre mentre la voce al vetriolo del cantante Attila Csihar sembra voler violentare le orecchie dell’ascoltatore, il basso ossessivo in sottofondo rende il tutto quasi ipnotico.
3 minuti abbondanti di frenesia musicale che si concludono pressoché inaspettatamente lasciando a chi ascolta un po’ di respiro in attesa di ciò che arriverà dopo.
Bad Blood è uno dei pezzi di punta del disco, una canzone in puro stile True Norwegian Black Metal nella quale però non manca il groove; il trem-picking delle chitarre genera una melodia cupa e gelida mentre il cantante si tormenta le corde vocali producendo i suoi urli folli, l’assolo melodico (che è un elemento poco comune in una canzone dei Mayhem) aggiunge un tocco in più ad un brano già notevole; evidente è il ricordo del loro capolavoro passato De Mysteriis Dom Sathanas.
Con una voce che sembra provenire direttamente dagli inferi inizia Falsified And Hated per poi lasciare spazio ad un vortice sonoro di furia e violenza; il demone dei Mayhem è stato liberato, come afferma Attila nel testo della canzone, ed è pronto a gettare nel caos la mente dell’ascoltatore.
Il mid tempo scandito dal funereo basso di Necrobutcher a due minuti dall’inizio del brano lascia solo l’illusione di una tregua, dopodiché il pezzo ricomincia con la stessa furia di prima, non c’è pace per i maledetti.
Il primo singolo estratto dall’album è Worthless Abominations Destroyed, un ottimo biglietto da visita per mostrare da subito tutto il furore di cui il disco è carico.
Il blast beat di Hellhammer è continuo, costante e forsennato mentre la voce alterna i soliti scream maligni a parti in pulito nelle quali il cantante declama di divinità cosmiche ed oscure entità; sembra quasi di ascoltare un sacerdote blasfemo che dal suo pulpito predica alla sua schiera di fedeli.
Invoke The Oath è l’ultimo girone dell’inferno personale dei Mayhem; un riff oscuro e solenne che a poco, a poco aumenta di volume ed accompagna gli urli psicotici di Csihar mentre invoca l’apertura delle porte dell’Abisso e la dissoluzione della razza umana.
Mid tempo e cambi di ritmo trascinano l’ascoltatore verso la fine del brano che termina così come è iniziato, sfumando lentamente verso il silenzio.

Ascoltando con attenzione Daemon è facile capire come i Mayhem con questo disco abbiano voluto sottolineare, anche dopo anni, di essere ancora in grado di dettare legge per quanto riguarda il Black Metal.
L’album è un ritorno allo stile originale del gruppo, quello stesso stile che più di 30 anni fa ha contribuito a scrivere una nuova pagina nella storia della musica estrema.
Abbandonate le influenze industrial delle produzioni precedenti e rinforzata da una formazione stabile ormai da 8 anni, la band maledetta ha ripulito il proprio sound riportandolo alla sua essenza.
Le chitarre di Teloch Ghul, entrambi blacksters di esperienza, si mescolano alla perfezione dando vita a quel suono glaciale e tenebroso che anche senza ausilio di elementi sinfonici riesce a creare una perfetta atmosfera lugubre.
La sezione ritmica sembra in totale stato di grazia (o forse è meglio dire spietatezza), con Hellhammer che suona a velocità tale da far concorrenza ad una drum machine e Necrobutcher che con il suo basso tetro (peraltro perfettamente riconoscibile nell’amalgama) crea l’impalcatura perfetta per lo sviluppo dei brani.
Ultimo ma non ultimo Attila Csihar il folle Ungherese che riesce a far accapponare la pelle di chi lo ascolta con la sua voce simile ad una lama arrugginita.
A condire il tutto, una produzione volutamente imperfetta, marchio di fabbrica dell’originale Black Metal Norvegese, che contribuisce a sporcare ulteriormente il tutto rendendo i pezzi ancora più grezzi e maligni.
Se vi siete spaventati nel leggere di questo disco allora significa che i Mayhem hanno raggiunto il loro scopo, perché sconvolgere ed atterrire è da sempre il vero obiettivo di coloro che dedicano la propria vita a questo tipo di musica.

mayhem-band-2016-700x466Ad una prossima, spaventosa recensione; un saluto ed un ringraziamento a tutti.

Tracklist:
1. The Dying False King
2. Agenda Ignis
3. Bad Blood
4. Malum
5. Falsified And Hated
6. Aemon Daemonium
7. Worthless Abominations Destroyed
8. Daemon Sapwn
9. Of Worms And Ruins
10. Invoke The Oath

Line-up:
Necrobutcher (Basso)
Hellhammer (Batteria)
Attila (Voce)
Teloch (Chitarra)
Ghul (Chitarra)

Anno: 2019
Etichetta: Century Media Records
Voto: 8/10

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