Deep Purple – Perfect Strangers

Nel 1984 a Ritchie Blackmore salì la nostalgia. Decise di sciogliere i Rainbow e contattò di nuovo la seconda formazione dei Deep Purple, quella di maggiore successo e quella più amata: “Hey amici, torniamo insieme?”. Glover, Paice, Lord e Gillan accettarono subito. Si dice che spesso i ritorni di fiamma non sono mai un gran successo. Ma qui non parliamo di fiamme, qui parliamo di un’esplosione, parliamo del Perfect Strangers, parliamo del solito album, sotto questa formazione, che unisce la miglior tecnica al groove più ispirato. In questo rapporto sono forse la band rock di maggior livello della storia. Qui si esprime l’hard rock nella sua massima espressione, serietà e durezza.

La prima traccia si apre con un tocco di mistero. Knocking At The Back Door dà in seguito la prova empirica di ciò che in parte sono i Purple: stesso riff suonato dalla chitarra di Blackmore e dall’organo Hammond di Lord per dare una maggiore sensazione di potenza del sound: questo è il marchio di fabbrica della band. La durezza del pezzo amplificata dai due solo di chitarra di Ritchie.

In Nobody’ Home invece viene fuori il virtuosismo di Gillan. Una voce potente anche a bassi volumi ed acuti da brividi. Estensione vocale immensa e cambi di tonalità repentini eseguiti magistralmente. Tra le maggiori voci del rock troviamo sicuramente Ian Gillan.

La title-track Perfect Strangers parte con un riff di organo con distorsione, cui poi si sovrappone la chitarra elettrica. È un giro superbo, cattivo, prepotente, duro ed orgoglioso. C’è nella metà del brano un sound che sembra quasi un violoncello appena toccato dall’arco, ma si tratta di un effetto di chitarra del solito Blackmore. Si chiude così il pezzo, con un sottofondo di fischio che sembra provenire dagli effetti dell’organo. Bello anche il testo che probabilmente parla di qualcuno che non si ricorda più di un’altra persona: “And if you hear me talking on the wind, you’ve got to understand we must remain perfect strangers”.

Wasted Sunset è un pezzo più melodico e, nei limiti, meno grezzo. La menzione speciale va però ancora una volta a Blackmore con il primo assolo di chitarra del brano: melodioso, armonico, toccante, un fraseggio perfetto. Signori ma di che parliamo, se non di un chitarrista che ha fatto scuola? Il testo parla di speranza.

Ma andiamo alla chiusura, con i dieci minuti di Son Of Alerik, pezzo interamente strumentale. Dolce melodia di chitarra “pulita” con qualche sfumatura dell’Hammond in distorsione. Serenità, speranza, morbidezza, poi dei toni più acuti pizzicati da Blackmore. In seguito un intermezzo gioioso con chitarra ed organo più duri cedono di nuovo il passo al tema principale del brano. Un pezzo che sembra essere un intero assolo di chitarra e fa capire una sola cosa: Ritchie Blackmore, come tutta la sua band, sono forse i migliori di sempre ad unire il virtuosismo con l’anima più calda del rock.

Grandi riff da parte della chitarra e dell’organo, come lo stesso si può dire dei loro assoli. Un cantante da brividi, uno dei migliori batteristi di sempre che è Ian Paice ed il bassista Roger Glover a completare il tutto. Molto spesso i cosiddetti “super-gruppi” hanno floppato: un mix di musicisti di massimo calibro messi insieme in una band al fine di ottenere il massimo. Eppure per tecnica, talento ed abilità, questa formazione dei Purple può essere considerata un super-gruppo. Ma signori, stavolta non è stata la solita trovata commerciale, perché loro così ci sono (quasi) nati e non sono stati assemblati, ed il fatto che nessun talento di loro sia emerso al di sopra degli altri rende il tutto di un equilibrio emozionante.

QUESTO ALBUM È L’HARD ROCK.

Track-list:
01. Knocking at Your Back Door
02. Under the Gun
03. Nobody’s Home
04. Mean Streak
05. Perfect Strangers
06. A Gypsy’s Kiss
07. Wasted Sunsets
08. Hungry Daze
09. Not Responsible
10. Son of Alerik

Line-up:
Ian Gillan – voce
Ritchie Blackmore – chitarra
Jon Lord – organo, tastiere e synth
Roger Glover – basso
Ian Paice – batteria

Anno: 1984
Etichetta: Polydor
Voto:
10/10

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