Grave Digger – Fields Of Blood

La Germania è da molto tempo fiera madrepatria di numerosi artisti che hanno fatto del Metallo Pesante il loro credo; molti di quegli artisti hanno fondato band che vantano carriere che durano da diverse decadi e tra questi veterani non si possono non annoverare i Grave Digger.
Il becchino teutonico, capitanato dalla voce tagliente di Chris Boltendahl, dagli anni ’80 ci intrattiene con epiche musicali che raccontano di battaglie, leggende ed eroi.
A soli due anni di distanza dal precedente lavoro il quartetto alemanno torna con un nuovo concept album che ci riporta nuovamente sul campo di battaglia di Bannockburn.

Dopo il brano introduttivo The Clansman’s Journey a base di cornamuse e tamburi marziali che ci aiutano ad entrare perfettamente nell’atmosfera scozzese, un riff di chitarra spalanca le porte della canzone iniziale vera e propria All for The Kingdom, una cavalcata Heavy Metal in tipico stile tedesco che si apre verso un ritornello epico con cori a profusione; particolarmente interessante l’assolo che nei suoi passaggi finali si trasforma in un pezzo di Bach (?) .
Un coro marinaresco ci accoglie all’inizio di Lions Of The Sea e, proprio come se fossimo sul ponte di una nave corsara, iniziamo a veleggiare sulle onde sonore create dal Digger.
Brano tirato ed energico con il solito ritornello orecchiabile Power Metal style che dopo aver sentito due o tre volte, non potrete fare a meno di cantare a squarciagola.
In un disco come questo non può mancare assolutamente la ballad e Thousand Tears è forse uno dei pezzi migliori.
Per l’occasione Boltendahl e soci decidono di avvalersi della bellissima voce di Noora Louhimo (cantante dei finlandesi Battle Beast) collaborazione che dà decisamente una marcia in più al brano.
La canzone è molto dolce, ma allo stesso tempo epica (se vi ricorda The Ballad Of Mary è perché questo brano ne è l’erede), con il suono di chitarra e di ghironda che si mescolano in alchimia perfetta, così come le due voci, quella graffiante di Chris e quella dolce e calda di Noora, che si alternano nelle strofe, per poi fondersi nel ritornello emozionando noi metallari dal cuore tenero.
Con My Final Fight abbiamo a che fare con un brano molto radiofonico (per quanto radiofonica possa essere una canzone del genere), forse non il migliore del disco, ma sicuramente uno dei più divertenti; un giro di chitarra piratesco apre il brano che poi evolve verso una cavalcata che strizza l’occhio ai colleghi della vergine di ferro ed un ritornello molto semplice ma efficace che entra in testa e ci mette le radici.

Dei Grave Digger si possono dire molte cose ma sicuramente non li si può tacciare di mancanza di coerenza; la band tedesca infatti, nei suoi 40 anni di carriera, ha conservato gelosamente il proprio stile, che è rimasto pressoché invariato negli anni.
E’ forse proprio questo loro essere fedeli alla linea che piace così tanto ai fan che dopo 18 album continuano a seguirli e supportarli.
Neanche quest’ultimo Fields Of Blood differisce dai loro lavori precedenti, né dal punto di vista compositivo né per quanto riguarda le tematiche trattate (con questo album, infatti, ci ritroviamo per la terza volta nelle High-Lands scozzesi) e, per chi segue i Grave Digger da tempo, conosce bene la passione della band per i concept album.
Cos’è allora che rende così interessante un disco e una band che di base sembra proporre ogni volta la stessa minestra? Probabilmente, come spesso sottolineano gli stessi becchini nelle loro interviste, il “segreto” dei 4 teutonici è racchiuso nella grande dedizione e passione che mettono nella creazione dei loro lavori e che hanno saputo mantenere sempre alta senza mai scendere a compromessi facili come invece molte altre band fanno spesso, suonando sempre musica che, loro per primi ascolterebbero e supporterebbero.
Sicuramente una formazione che si è mantenuta abbastanza stabile negli anni ha contribuito molto ad alimentare il fuoco creativo; una squadra solida ed affiatata è quanto di meglio ci possa essere per realizzare grandi progetti.
In ogni caso, quali che siano le motivazioni, è indubbio che ci troviamo di fronte ad una band di grande talento, se i Grave Digger infatti sono ancora al top dopo ben 8 lustri di storia, non può certo trattarsi solamente di fortuna.

Grave Digger

Concludendo, vi ringrazio per l’attenzione e vi invito a buttarvi nella mischia della battaglia assieme a me.

Tracklist:
1. The Clansman’s Journey
2. All For The Kingdom
3. Lions Of The Sea
4. Freedom
5. The Heart Of Scotland
6. Thousand Tears
7. Union Of The Crown
8. My Final Fight
9. Gathering Of The Clans
10. Barbarian
11. Fields Of Blood
12. Requiem For The Fallen

Line Up:
Chris Boltendahl (Voce)
Jens Becker (Basso)
Axel Ritt (Chitarra)
Marcus Kniep (Batteria)

Ospiti:
Noora Louhimo (Voce in “Thousand Tears”)

Anno: 2020
Etichetta: Napalm Records
Voto: 7.5/10

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