Litfiba – 17 Re

Se si parla unicamente di genere hard rock in Italia, bah… probabilmente nessuno raggiunge il livello dei Litfiba in tanti loro album. Riff, assoli di chitarra, energia, temi di protesta e vero spirito rock. 17 Re resta quasi sicuro la loro migliore opera perché variegata di tanti sottogeneri del rock e di sounds del tutto estranei al genere. Non è solo un album hard rock, il che lo rende molto interessante. Curiosi di sapere di cosa parliamo? E’ il 1986, le influenze e gli stili più in voga in quel periodo sono intuibili, poi c’è da mettere la propria anima e rendere originale il tutto. Piero Pelù alla voce e Federico “Ghigo” Renzulli alla chitarra non si sono proposti per copiare le grandi italiche band progressive che li hanno anteceduti. Tosto hanno voluto dire all’Italia che oltre alle canzonette sdolcinate c’è anche qualcuno che ha le palle.

Resta apre l’album con un funk post-punk. Particolare davvero affiancare i due generi: l’aspetto allegro e sorridente del funky con le atmosfere cupe del post-punk.

Re Del Silenzio è ancora più cupa ma anche ansiogena, con un basso in sottofondo a non volersi fermare mai. Parliamo di depressione: “Io, scatto senza volo – Io, cuore senza amore”. Anche la batteria è incalzante, quasi a volerci portare in un vortice di oblio.

Tango si apre con un tango alla fisarmonica. Poi ancora post-punk scuro e dalle sonorità lontane e profonde. Protesta contro il servizio di leva obbligatorio, oggi non più in vigore. Pelù e soci avevano visto lontano. Ritorna poi la fisarmonica, altro bellissimo accostamento tra due sound apparentemente lontani tra di loro ma che si sposano come il rhum col babà.

Apapaia parte calma, poi Ghigo ci mette il suo riff ma non gli basta. Aggiunge un accompagnamento più hard rock stavolta, accompagnato da una batteria molto ritmica ed un giro di basso complesso. Ritorna l’atmosfera post-punk nelle strofe ma il ritornello decide sempre di andare sul duro. Il pezzo parla fondamentalmente del rispetto delle idee di ognuno.

Un folk americano con accenno di fisarmonica apre Ballata. A fare da sottofondo una chitarra acustica ed un semplice giro di basso molto country. Il sound in generale resta sempre cupo, altro accostamento azzeccato dalla band fiorentina.

Vabbè stavolta troppo semplice, il sound cupo è affiancato da un tema musicale gotico. Stavolta anche noi saremmo riusciti a creare tale accostamento. Gira Nel Mio Cerchio non è proprio questa originalità. Anzi forse no, ricordiamo che siamo nel 1986 ed è proprio in questi anni che nasce l’accostamento del goth al post-punk ed il gothic metal neanche ancora esiste.

Tema testuale di guerra, violino titubante in sottofondo: non è chiaro ciò che voglia esprimere. Poi l’organo che inneggia e la batteria dal ritmo tipicamente bellico. In conclusione sottofondo di battaglia e giro stressante ed incessante di chitarra. Ferito è il pezzo più complesso dell’album che va anche a chiuderlo.

Complesso è in verità tutto l’album, non è sicuramente un ascolto facile. Quel che viene fuori ovviamente sono i geniali accostamenti tra il rock, il post-punk ed altri generi musicali e sounds dal difficile aggancio. Ed a proposito di sound, ce ne sono di particolari ed in abbondanza nel disco, creati con sintetizzatore o con altri strumenti musicali. Vostro compito è individuarli come sottofondo dei vari arrangiamenti.

Tracce:
01. Resta
02. Re del silenzio
03. Café, Mexcal e Rosita
04. Vendetta
05. Pierrot e la luna
06. Tango
07. Come un Dio
08. Febbre
09. Apapaia
10. Univers
11. Sulla Terra
12. Ballata
13. Gira nel mio cerchio
14. Cane
15. Oro nero
16. Ferito

Line-up:
Piero Pelù – voce
Antonio Aiazzi – tastiere, organo, vocoder, fisarmonica
Ghigo Renzulli – chitarra
Gianni Maroccolo – basso, tastiere, chitarra ritmica
Ringo De Palma – batteria, tamburello

Collaborations:
Francesco Magnelli – clavinet, organo, pianoforte, arrangiamenti
Daniele Trambusti – percussioni
Velemir Vedma – violino

Anno: 1986
Etichetta: I.R.A. Records
Voto: 8.5/10

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