
Anno: 2003
Etichetta: Transmission Records
Voto: 8.5/10
Negli albori degli anni 2000, la scena rock e, in particolare, quella metal si andava trasformando in un terreno fertile per l’idea di creare supergruppi e progetti musicali di ampia portata, creando supergruppi con diversi grandi artisti. Questi progetti spesso venivano definiti spesso come “rock opera” o “metal opera”. Band come Avantasia di Tobias Sammet, ancora oggi attiva e di grandissimo successo, Nostradamus, così come il progetto Ayreon di Arjen Lucassen. Tuttavia, nel 2004, il produttore e chitarrista Sascha Paeth ha preso questa tendenza a cuore, riunendo un cast stellare di artisti per dare vita alla sua epica metal opera: Aina – Days of Rising Doom.
Questo album rappresenta un audace esperimento personale nel Power metal sinfonico, mettendo insieme uno squadrone di musicisti noti per creare un’opera musicale di straordinaria complessità. Il progetto Aina è nato con l’intento di unire vari talenti della scena, tra cui i cantanti Glenn Hughes, Michael Kiske, Andrè Matos, Amanda Somerville, Oliver Hartmann, Marko Hietala e molti altri, insieme a una lunga lista di strumentisti di talento, tra cui Derek Sherinian e Thomas Youngblood e crearci sopra della musica che racconta un’opera fantasy.
Niente di nuovo? Forse sì, ma potrebbe anche essere il contrario. La trama dell’album è una totale immersione in un mondo immaginario intriso di mitologia e fantasy, raccontata attraverso le pagine di un corposissimo booklet. Questo non è un semplice libretto: oltre a contenere delle bellissime vignette artistiche e ovviamente le liriche e i testi dei brani, il booklet custodisce anche un altro CD e un DVD. Il primo contiene The Story Of Aina, insieme a una raccolta dei singoli di lancio e versioni alternative dei brani. Il DVD, invece, offre uno sguardo dietro le quinte, rivelando il making of dell’album e i disegni preparatori delle illustrazioni e dei video che danno vita alla storia di questo mondo fantastico. Il tutto è arricchito da artwork e presentazioni visive.
In un’epoca in cui i formati fisici stanno diventando sempre più rari, questo corposo booklet è un vero tesoro da cercare con dedizione presso le rivendite specializzate. Nel 2023, potrebbe essere considerato un vero e proprio cimelio per gli appassionati di questa metal opera unica nel suo genere, soprattutto perché è praticamente quasi introvabile nella sua migliore versione, ovvero quella fisica. Non è disponibile in nessun store digitale, tranne che in alcuni video su YouTube.
Come in ogni metal opera, i vari cantanti incarnano i diversi personaggi che seguiamo lungo tutto questa avventura. Thomas Rettke, ex cantante degli Heavens Gate, si prende la parte del leone per quanto riguarda le voci. Praticamente il ruolo principale. Poiché la musica è principalmente composta dagli ex membri degli Heavens Gate, possiamo considerare questo disco come la loro ultima testimonianza (in grandi linee). Gli altri cantanti ci deliziano con prestazioni vocali straordinarie, con Michael Kiske e Glenn Hughes in testa. Come in Avantasia, le melodie sono sapientemente studiate per infilarsi nel nostro cervello. Le atmosfere sono diverse (forse anche più che in Avantasia). Il ritmo può diventare molto veloce o aggressivo ( Spicca fra tutte Flight Of Torek che detiene lo scettro del migliore brano “up tempo” dell’album), The Beast Within, la bellissima Rebellion, Oriana’s Wrath), a tratti la musica può raggiungere livelli da sonorità aggressive ad un sound fortemente dinamico e prog (Revelations, la particolare Restoration e Talon’s Last Hope, il cui assolo d’introduzione ci ricorda che Sascha Paeth alla fine è pur sempre un buon chitarrista… E che prestazione da parte di Glenn Hughes su questo brano!) Non vanno dimenticati i brani più dolci e dal grande pathos come la disenyana Silver Maiden, dove vede Michael Kiske grande protagonista, oppure la bellissima Rape Of Oria , completamente al pianoforte e con orchestrazioni, con la voce di Candice Night, o Serendipity con un’altra splendida esibizione di Michael Kiske, o ancora Lalae Amêr con la sua atmosfera orientale. Attraverso questi quindici brani, Aina ci invita semplicemente a un vero e proprio viaggio musicale.
Sono passati davvero moltissimi anni, ben 20 anni da quel mastodontico platter. Ormai è chiaro che il progetto Aina è stata un’esperienza musicale unica e straordinaria. Questo album spazia dal power metal più veloce e aggressivo a momenti estremamente orecchiabili, passando per il power più progressivo. Almeno per chi scrive, questo album ha un suono che si distingue dagli altri album del genere usciti fino ad oggi. Qui la musica è stata composta con la sincera intenzione di creare un’opera metal dinamica, senza seguire troppo i cliché tipici con ampia libertà creativa. Sacha Paeth, senza dubbio, non è un chitarrista eccezionale, ma è innegabilmente un grande produttore e compositore. Una perla se amate il genere, da riscoprire.
Tracklist:
1. Aina Overture
2. Revelations
3. Silver Maiden
4. Flight for Torek
5. Naschtkot Is Born
6. The Beast Within
7. The Siege Of Aina
8. Talon’s Last Hope
9. Rape Of Oria
10. Son Of Sorvahr
11. Serendipity
12. Lalae Lamer
13. Rebellion
14. Oriana’s Wrath
15. Restoration

Album riscoperto recentemente, concordo con il voto, non un capolavoro ma una vera chicca
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