Within Temptation – Bleed Out

Anno: 2023
Etichetta: Force Music Recordings
Voto: 7.5/10

Classificazione: 3.5 su 5.

La celebre symphonic metal band olandese torna sul mercato musicale a quattro anni di distanza dal suo predecessore Resist del 2019 continuando sulla scia sonora di quanto fatto su quell’album e proponendo un sound molto più vicino al metal moderno, pregno di elettronica e chitarroni djent tanto che la band stessa ha ammesso di essere stata fortemente influenzata a questo giro dal filone metalcore moderno, citando anche band come Sleep Token e Bad Omens (non proprio due band da prendere come “stampo” per quanto riguarda il termine metalcore ma che sicuramente presentano entrambe degli elementi del genere nel loro sound). L’altro aspetto assolutamente particolare è che questo disco più che un album vero e proprio rappresenta quasi una raccolta di singoli, dato che alcune pezzi contenuti in questa nuova uscita discografica erano stati pubblicate addirittura tre anni fa. Come dichiarato dalla band infatti, il loro intento negli ultimi anni è stato quello di voler pubblicare canzoni singole che rappresentassero dal punto di vista specialmente lirico un punto di riferimento per quanto riguardasse il periodo storico di cui si stava parlando in un determinato brano, in modo che ogni pezzo avesse una sua precisa “collocazione temporale”. Questa aspetto tra l’altro ha causato la rottura con la loro precedente etichetta che al contrario voleva fare le cose “alla vecchia maniera”, anticipando il nuovo disco con un paio di singoli al massimo, ed è così che Bleed Out vedrà luce sotto un’etichetta indipendente. D’altronde analizzando i testi del platter si nota come in effetti essi siano estremamente ancorati a temi sociali riguardanti i diritti umani, partendo dal primo brano We Go To War che parla della guerra russo-ucraina, passando per Wireless che affronta la tematica dell’impatto e della manipolazione della verità da parte dei media in periodo di guerra, mentre la title-track è ispirata alla storia di Mahsa Amini, donna condannata a morte in Iraq per essersi rifiutata di portare il velo. Come si nota ognuna di questa tracce ha un chiaro riferimento nel panorama storico degli ultimi tre anni (anche se bisogna precisare che alcuni brani dell’album esulano completamente da queste tematiche), ma bisogna anche dare atto alla band che nonostante la maggioranza di questi pezzi siano stati pubblicati come singoli (sette su undici) ben prima della data ufficiale di rilascio della album, il disco non suona per nulla incoerente o poco fluido ma anzi ognuno di questi pezzi si sposa bene nell’economia del disco visto per intero.

Ma addentriamoci nel sound di questo platter che vede tre componenti principali come le basi portanti su cui si regge il suono dei Within Temptation moderni- per prima cosa il sound di chitarra- questo è probabilmente il cambiamento maggiore rispetto al passato e l’elemento da dove trapelano maggiormente le influenze che la band ha citato per questo disco. Quest’ultimo risulta essere difatti a livello chitarristico un disco spesso, denso e massiccio, fatto di riffoni djent pregni di groove che effettivamente potrebbero trovarsi facilmente nel sound di quella miriade di gruppi contemporanei che incorporano questi elementi più “djentcore” nella loro musica (mi vengono in mente Spiritbox, I Prevail ma anche gli stessi Sleep Token). Il basso aggiunge spessore e pesantezza alle linee di chitarra donandoci dei momenti davvero carichi pur senza i classici breakdown del genere. Come secondo aspetto vanno menzionate le parti synthwave e elettroniche che vanno a sostituire per buona parte ma non completamente la sezione sinfonica della band ( restano infatti delle sezioni più classicamente sinfoniche in cui appaiono strumenti quale il violino ed altri strumenti ad arco). Questo, insieme alle chitarre sono i due elementi che spingono maggiormente il sound verso lidi sonori estremamente più moderni e danno al disco un vibe più distopico e futuristico. In contrapposizione a tutto ciò ed allo stesso tempo arrivando all’ultimo elemento chiave del sound di questo disco, non possiamo non menzionare la voce di Sharon Den Adel, come al solito magnifica, elegante e in tutto e per tutto l’elemento di congiunzione che in qualche modo fa da ponte tra i vecchi e i nuovi Within Temptation e allo stesso tempo, a nostro parere, risulta essere l’ago della bilancia di questo album – difatti si ha sempre l’impressione che dove le linee vocali di Sharon eccellono, eccelli anche la band e la canzone in questione e non è a caso che troviamo che i brani più riusciti del disco come la title-track , The Purge o Wireless abbiano dalla loro delle linee vocali catchy ma allo stesso tempo ispirate. Parlando di altri singoli brani, We Go To War è un opener estremamente cupa, introdotta da minacciose campane e chitarroni pesanti e robusti, introducendo l’album forse non con uno dei suoi momenti migliori per chi scrive. In ogni caso esso si riprende alla grande con le già citate Bleed Out e Wireless, quest’ultima arricchita verso la fine da uno dei classici vocalizzi “alla Sharon” tanto usati in album come The Silent Force o The Heart Of Everything. Shed My Skin è un altro pezzo da novanta del disco e anche l’unica collaborazione di questo platter, dove la band ospita in questo caso gli Annisokay (Christoph Wieczorek alla voca pulita e Rudi Schwarzer allo scream per la precisione),per un brano quasi-metalcore in chiave Within Temptation davvero trascinante con delle parti sinfoniche e synth davvero gustose, mentre a livello tematico si parla del cambiamento come necessità di evoluzione personale e l’implicazione negativa che a volte questo porta con se, come il lasciare indietro per forza di cose alcune persone durante la via (temi anche personali dunque in questo disco e non solo sociali) . Worth Dying For è un altro pezzo che miscela sapientemente l’uso delle parti sinfoniche più classiche con l’anima più synth-oriented di questa nuova fase della band con un ritornello forse un pochino anonimo ma con una strofa davvero dinamica ed interessante portandoci verso l’unico assolo di chitarra nel disco. Cyanide Love è estremamente catchy, irriverente ed è forse uno dei pezzi più atipici dell’intero repertorio dei Within Temptation con le sue vocals filtrate ammiccanti (in giapponese?) che introducono il pezzo, mentre il brano ci trasporta in un’atmosfera cyber-metal futuristica quasi da film sci-fi. Il disco presenta anche dei pezzi non proprio esaltanti per quanto ci riguarda come la penultima Unbroken oppure Ritual, ma tutto sommato si mantiene interessante per buona parte della durata del platter.

In conclusione questo nuovo disco dei Within Tempation può essere visto come la naturale evoluzione dall’ultimo album in studio di quattro anni e mezzo fa, per una band che è ormai sempre più lontano dal sound classicamente symphonic metal degli esordi ma che nonostante ciò ha saputo reinventarsi a costo di sacrificare forse un pelo della propria unicità amalgamandosi in tutto e per tutto al filone del metal contemporaneo. Nonostante ciò il risultato musicalmente parlando è sempre positivo e anzi, possiamo dire un passo avanti rispetto al precedente Resist per quanto ci riguarda. Decisamente un buon ritorno.

Tracklist:
1. We Go To War
2. Bleed Out
3. Wireless
4. Worth Dying For
5. Ritual
6. Cyanide Love
7. The Purge
8. Don’t Prey For Me
9. Shed My Skin
10. Unbroken
11. Entertain You

Line-up:
Sharon Den Adel – Voce
Stefan Helleblad – Chitarra
Ruud Jolie – Chitarra
Robert Westerholt- Chitarra
Jeroen Van Veen – Basso
Martjin Spierenburg – Tastiere
Mike Coolen – Batteria

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