Spiritbox – Alcatraz, Milano, 02/06/2023

A esattamente un anno dall’ultima calata italiana dei canadesi Spiritbox che li aveva visti esibirsi in un trionfante ed asfissiante sold-out show al Legend Live Club, ecco che torna in Italia una delle band più di successo al mondo uscite negli ultimissimi anni. La loro formula che vede mischiare djent, elettronica, elementi pop e parti metalcore è stato un vero e proprio successo con il loro album di debutto Eternal Blue che è arrivato addirittura alla tredicesima posizione della classifica billboard americana.

A questo giro la band suona all’Alcatraz anche se sul palco B, riuscendo comunque a riempire quella parte del locale quasi del tutto, con oltre un migliaio di fan accorsi a vederli e con in apertura due band di supporto, gli Unprocessed, giovane band tedesca fondata nel 2013 che aprono le danze con le loro sonorità djent e progressive che hanno un discreto riscontro con il pubblico. Il vocalist e chitarrista incita più volte il crowd surfing ma non sa che qui in Italia è un usanza poco adottata ai concerti riscontrando così quasi nessuna risposta dal pubblico. Tocca agli InVisions, esattamente come l’anno precedente al Legend, aprire nuovamente per gli Spiritbox per un set molto seguito e acclamato dai fan che si fanno trasportare dalle bordate metalcore e dal sound muscolare della band che sul palco non fa prigionieri, con dei volumi alti, forse addirittura più alti di quelli che avremo per la band headliner.

Gli Spiritbox calcano il palco alle 21:20 con circa quindici minuti di ritardo rispetto all’orario stabilito ed è subito un tripudio. A livello sonoro debbo dire che all’inizio i volumi non erano sufficientemente alti e la voce di Courtney veniva un pochino ingolfata dal muro sonoro della band con la situazione che migliora canzone dopo canzone. Da notare che gli Spiritbox sono in Europa a questo giro come è stato anche l’anno scorso principalmente come band di supporto (hanno aperto per i Ghost nelle date francesi per esempio) oppure facendo apparizioni nei vari festival e almeno in questa prima parte di tour Milano era l’unica città in cui hanno scelto di suonare da headliner. Questo forse per giustificare la scaletta un pochino troppo corta presentata in sede live, come d’altronde era già successo l’anno scorso nella data del Legend – un’ora di show è infatti pochino per la band di punta della serata e se l’anno scorso a Milano tagliarono l’encore per il caldo asfissiante che faceva dentro il locale (cosa che la stessa Courtney ha ricordato, aggiungendo di essere felice di poter suonare stavolta in un posto più ventilato), stasera eccetto per il ritardo sull’orario di inizio non credo che ci potessero essere altre scusanti. In ogni caso lo show è stato fantastico seppur breve e la band ha sapientemente ruotato alcuni pezzi dal loro album di esordio Eternal Blue rispetto all’ultima data e ha suonato ovviamente dei brani nuovi usciti nell’ultimo anno (parliamo dell’Ep Rotoscope e del nuovo singolo The Void). L’inizio del concerto è scandito da un trittico micidiale con Rule Of Nines, Hurt You e Jellowjacket che mandano in visibilio i presenti, con una scelta nei primissimi pezzi di adottare un sacco di fumo e luci penetranti tanto che in alcuni momenti era quasi difficile vedere i musicisti coinvolti. La band ha con se come scenografia solo un mega telone dove giganteggia il logo della band ma c’è da dire che il vero spettacolo sono i musicisti on stage, in particolare Courtney LaPlante, vocalist dal carisma e bravura tecnica eccezionale dotata di uno scream devastante e di una voce pulita che dire magica è dire poco. Particolare la scelta di inserire in scaletta la cover di Hella Good dei No Doubt che però risulta essere veramente vincente e che si lega benissimo al successivo brano Rotoscope, ma sono principalmente Circle With Me e Holy Roller che fanno letteralmente impazzire il pubblico. Courtney stuzzica i presenti annunciando gli ultimi tre brani in scaletta e aggiungendo “potete stare li a lamentarvi che mancano solo tre brani in scaletta oppure potete approfittarne per darci tutto in questo finale di concerto” – il pubblico non aspettava altro per scatenarsi ma è sugli ultimi due brani che la band, come spiegato nuovamente dalla stessa vocalist, ha scelto di chiudere la setlist in maniera più intima e vulnerabile con le meravigliose Constance e Eternal Blue emozionali e d’impatto come sempre – e credo che il successo mondiale avuto dalla band sia proprio dovuto a questo fattore, ossia saper miscelare così bene elementi aggressivi con chitarroni djent pesantissimi ad altri assolutamente delicati ed emozionali riuscendo a scrivere brani che hanno colpito e rimarranno nell’immaginario delle persone perché davvero incredibilmente ben scritti ed ispirati.

In ogni caso tutto finisce alle 22:20, un pochino troppo presto per quanto mi riguarda ma nonostante questo la band si conferma anche stasera come “one of the hottest bands in metal right now” come più volte vengono intitolati i numerosi articoli esteri riferiti a loro ed in effetti riuscire a riempire il palco B dell’Alcatraz non è cosa da poco considerando che stiamo parlando di una band con un solo disco all’attivo. Personalmente sono certo che nei prossimi anni gli Spiritbox diventeranno ancor più protagonisti della scena e chissà magari la prossima volta che li ritroveremo a Milano potranno permettersi di suonare sul palco principale dell’Alcatraz e fare sold out, magari con una scaletta un tantino più corposa però… deal?

Setlist:
1. Rule Of Nines
2. Hurt You
3. Yellowjacket
4. The Void
5. Halcyon
6. Circle With Me
7. Hella Good (No Doubt cover)
8. Rotoscope
9. Secret Garden
10. Holy Roller
11. Hysteria
12. Constance
13. Eternal Blue

Lascia un commento