Guns N’ Roses – Use Your Illusion I

Hard rock non è sempre solo sinonimo di suoni duri e martellanti. Due tizi come Axl Rose e Slash non hanno in testa solo come urlare e ricreare il sound più duro alla chitarra e col resto dei Guns N’ Roses. L’armonia e la melodia non devono mancare se vuoi aggiungere delle ballads che potrebbero entrare nella leggenda, specie in un 1991 in cui riff hard rock, assoli di chitarra e ballads ne aveva visti a bizzeffe nei decenni precedenti. Allora non a caso l’album si chiama Use Your Illusion I, usa illusioni ed immaginazioni e tenta di creare qualcosa di storico in quel campo dove già i migliori hanno dato il meglio. Se Rock in fondo significa roccia, ancora più in fondo deve trovarsi un tenero strato di sentimenti.

Live And Let Die parte dolcemente e serenamente con soffici cori in sottofondo ed Axl che da poca rochezza alla voce. Poi però una chitarra incalza con un tema molto interrogativo e sfuggente. Successivamente il ritorno alla pacatezza con un sound quasi celestiale e di nuovo ritorno del sound più hard. Il pezzo è un’ottima rivisitazione del brano degli Wings (McCartney e signora Linda), che la composero per il film Agente James Bond 007 – Vivi e lascia morire.

Axl Rose è molto innamorato di una donna, ci prova con lei in tutti i modi ma ella gli preferisce un altro membro della band. Il frontman è fuori da un locale che piange solitario, lei lo nota, gli si avvicina e gli sussurra: “Don’t Cry”. La ferita per un amore non si cura smettendo di far sorgere lacrime, non si cura con una dolce frase di conforto da parte di colei che è proprio la fonte di tale sofferenza, ma forse questa tristezza si può lenire almeno un po’. La sera dopo Axl prende la penna ed in 5 minuti butta giù il testo di questa triste, malinconica ma spettacolare e sentimentale ballad. Questo non basta, serve la musica. Il pezzo parte con una profondissima chitarra che viene teneramente arpeggiata con uno stridulo di dolore in sottofondo. Il ritornello ancora mostra la ferita e la voce sembra faticare col canto. Il dolore come sempre lascia spazio alla rabbia, che non è altro che un’altra faccia della stessa medaglia. Partono distorsioni ed un assolo di chitarra avvincente e trascinante, Slash capisce lo stato d’animo del socio e con la sua chitarra quasi vuol comunicargli di reagire. Il sound sembra assumere altri toni ora, rabbia e sconforto non restano più divisi ma si fondono nell’altoforno più caldo di questo pianeta.

Dice che ancora prima della fondazione dei Guns, Axl sapesse suonare un solo pezzo, tra l’altro al pianoforte. Lo chiamò November Rain ed ogni volta che trovava un piano doveva intonarla. Ed ogni volta: “Rose, è bella, quando la pubblichi?” e lui replicava sempre: “Non è pronta”. Forse aveva ragione, certi capolavori hanno bisogno di decenni di meditazione, maturazione e della certezza finale che tutto sia perfetto. Dal 1983 passarono nove anni ma alla fine il brandy invecchiò al punto giusto per farlo degustare all’intera terza pietra dal sole. Nove come i minuti che dura il pezzo, intruglio di armonie sinfoniche e melodie rock ed ancora un amore tormentato per Axl, stavolta però solo immaginario. Il vocalist ha un rapporto tormentato con una donna che alla fine muore. Questi amori tormentati non li auguriamo a nessuno, ma se escono fuori pezzi del genere… E così ecco il lungo intro di pianoforte con archi ed orchestra varia in sottofondo: “When I look into your eyes, I can see a love restrained” canta la roca voce. Cori angelici ancora una volta in sottofondo, sound paradisiaco e ricco di pathos. Non basta, serve la ciliegina, il tocco magico… Serve uno degli assoli di chitarra più belli del rock, che duri 50 secondi e che lasci l’ascoltatore con l’idea in testa di non voler ascoltare altro per almeno un mese. Finale incalzante, quasi una marcia bellica ed ancora la Les Paul di Slash che lancia urla feline di dolore e rabbia ed un coro solenne al di sotto. Ci sono mille strumenti, non si capisce un cazzo, ma il calando lascia il rumore della pioggia ed il pianto della Gibson dopo i martellanti: “Don’t ya think that you need somebody – Don’t ya think that you need someone – Everybody needs somebody”

Ovviamente la tracklist è varia, ci sono sedici tracce di eterogenea musicalità. Senza perderci solo in emozionanti sentimentalismi troviamo Perfect Crime che incarna l’hard rock più puro di fine anni ’80 con chitarre veloci e ritmo deciso. You Ain’t The First è un folk americano con tanto di chitarra slide e di cappello di paglia per scrutare la coltivazione di tabacco. The Garden è un altro bel pezzo hard rock che vede addirittura la partecipazione di Monsignor Alice Cooper alla voce. Particolare è Bad Apples che parte funk e poi si ritrova un pianoforte che suona del charleston come nei peggiori bordelli di Los Angeles. E Dead Horse che ha un particolare giro di chitarra che parte in acustica e poi accende il rock. Chiude Coma con un sound doom rock, scuro e possente.

Incarnazione di sentimentalismo ed intensità.

Tracklist:
01. Right Next Door to Hell
02. Dust N’ Bones
03. Live and Let Die (cover degli Wings)
04. Don’t Cry (Original)
05. Perfect Crime
06. You Ain’t the First
07. Bad Obsession
08. Back Off Bitch
09. Double Talkin’ Jive
10. November Rain
11. The Garden
12. Garden of Eden
13. Don’t Damn Me
14. Bad Apples
15. Dead Horse
16. Coma

Line-up:
W. Axl Rose – voce, pianoforte, sintetizzatore, tastiere, cori, chitarra acustica
Slash – chitarra solista, ritmica e acustica, slide guitar, talk box, cori, dobro, basso a 6 corde
Izzy Stradlin – chitarra solista, ritmica e acustica, cori, voce, percussioni
Duff McKagan – basso, chitarra acustica, cori
Matt Sorum – batteria, percussioni, cori
Dizzy Reed – tastiere, cori
Collaborations:
Shannon Hoon – cori, voce
Tim Doyle – tamburello
Michael Monroe – armonica a bocca e sassofono
Alice Cooper – voce
West Arkeen – chitarra acustica
Johann Langlie – programmazione
Bruce Foster – programmazione
Jon Thautwein, Matthew McKagan, Rachel West, Robert Clark – corni
Reba Shaw, Stuart Bailey – cori

Anno: 1991
Etichetta: Geffen Records
Voto: 9/10

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