Rammstein – Rammstein

Noi gente italica rockofila amiamo la Germania, non solo per i mondiali del 2006, la Merkel e l’Oktoberfest ma sopratutto per il suo enorme contributo nell’ambito della musica metal.
Oltre alle grandi band Power e alle band Thrash che fanno concorrenza ai gruppi targati USA, a spiccare su tutte le altre, grazie alla loro attitudine provocatoria e trasgressiva e per la loro musica piacevolmente tamarra, ci sono loro, i sovrani dell’Industrial Metal Teutonico: I Rammstein.
Nel corso della loro carriera Till Lindemann e soci sono riusciti ad ergersi a baluardo della musica rock tedesca bucando la quarta parete del genere e facendosi degustare con piacere anche da chi di Rock o Metal non mastica molto.
Dopo ben 10 anni di attesa ed un colosso del calibro di Liebe Ist Für Alle Da i sei di Berlino tornano alla ribalta con un nuovo album omonimo che definire controverso è un eufemismo.

Deutschland è il brano con cui inizia il disco; praticamente l’inno nazionale tedesco rielaborato secondo i gusti di Lindemann e se non ci credete andate a leggere il testo, compare anche la frase Deutschland, Deutschland über allen.
Brano scritto appositamente per uno spettacolo live (già mi immagino migliaia di persone che urlano all’unisono DEUTSCHLAND! mentre mastro Till dirige la folla), anticipato da un video che ha fatto gridare allo scandalo e stracciare le vesti a diverse persone; ordinaria routine in casa Rammstein insomma.
Secondo video, seconda ondata di scandalo per Radio (sarà forse per la donna che copula in modo esplicito con un apparecchio, per la signorina che presa dalla foga musicale stacca un’orecchio ad un uomo e se lo mangia? o per la suora inginocchiata davanti ad una radio mentre la venera con tanto di rosario in mano? Ai posteri l’ardua sentenza!), la canzone però nel complesso convince poco; un riff ripetitivo di chitarra accompagna tutto il brano, inframezzato da un giro della tastiera di Flake che ricorda la molto più famosa Du Hast, cari Rammstein potevate impegnarvi di più.
Finalmente arriviamo alla terza canzone Zeigh Dich e con questo brano, il livello del disco si alza; un coro in stile clericale in pseudo latino apre la strada ad un riff di chitarra decisamente accattivante mentre nel testo sua maestà Lindemann ne approfitta per condannare la Chiesa e le sue ipocrisie.
Nel finale il basso di Oliver Riedel accompagna il coro angelico verso un crescendo epico che conclude degnamente uno dei brani migliori.
Was Ich Liebe è un altro brano per cui vale la pena prestare attenzione; malinconico e riflessivo e nel quale la voce di Till la fa da padrone, scritta con quella grazia poetica di cui il cantante è capace, la canzone racconta la caducità della vita e l’effimera sostanza di tutto ciò che amiamo ed è quella stessa fragilità che ci porta a soffrire perché la nostra felicità non sarà mai davvero completa.

L’album Rammstein è stato senza ombra di dubbio, uno dei più attesi del 2019 e non solo perché sono passati diversi anni dall’uscita del precedente ma in generale perché Till e soci sembrano possedere il potere di Re Mida: tutto ciò che passa sotto le loro mani si trasforma in oro (e molto di quell’oro si trasferisce nelle loro tasche ovviamente), almeno era così fino a quando il buon Lindemann non ha deciso di fondare la sua band solista assieme a Peter Tägtgren.
Sembra infatti che ultimamente tutta la voglia di sperimentare e di mettersi alla prova, il cantante tedesco abbia deciso di usarla in questo suo nuovo progetto (spingendosi forse un po’ troppo in là, non so se abbiate presente il brano Mathematik ma… la trap??? sul serio Till???).
In generale, sebbene non manchino brani di alto livello questo nuovo album sembra mancare di mordente, le canzoni risultano un po’ ripetitive ed alcune sembrano quasi delle citazioni.
Non è assolutamente un brutto album, lo si ascolta volentieri e molti dei brani in sede live sono sicuramente di grande impatto, quello che fa storcere un po’ il naso è che nel complesso non sembra lasciare molto all’ascoltatore; manca quel qualcosa in più che altri album dei Rammstein possedevano e che davano davvero l’idea di qualcosa di diverso ed innovativo nel panorama musicale a loro contemporaneo.
Per fortuna la capacità dei musicisti e l’abilità di Lindemann nello scrivere testi fa si che questo disco sia comunque un buon prodotto, superiore a quello di altri artisti blasonati, per cui lo scivolone glielo si perdona però da chi ha scritto capolavori come Mutter o Sehnsucht ci si aspettava qualcosa di più.

Nella speranza di vedere qualcuno di voi al concerto di Torino, vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento ad una nuova recensione.

Tracklist:
01. Deutschland
02. Radio
03. Zeig Dich
04. Ausländer
05. Sex
06. Puppe
07. Was Ich Liebe
08. Diamant
09. Weit Weg
10. Tattoo
11. Hallomann

Line Up:
Till Lindemann (Voce)
Richard Kruspe (Chitarra)
Paul Landers (Chitarra)
Christian Lorenz (Tastiera)
Oliver Riedel (Basso)
Christoph Schneider (Batteria)

Anno: 2019
Etichetta: Universal Music
Voto: 7/10

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