Tallah – The Generation Of Danger

Giunti al secondo full-lenght album a due anni di distanza dal precedente Matriphagy, gli americani Tallah guidati dal talentuoso e giovanissimo batterista Max Portnoy (figlio del leggendario Mike Portnoy, ex- Dream Theater), si riaffacciano sulla scena musicale con un disco che porta tutto ciò che era stato fatto nel precedente album ad un livello sonoro e di composizione ancora superiore. La band ha voluto classificare il proprio genere all’interno dell’etichetta “Nu-Core”, non essendo contenta di essere accostati solo e unicamente al filone Nu-Metal e ritenendo la propria proposta egualmente influenzata anche dalla musica Hardcore e Metalcore.

Quest’album suona più sperimentale del precedente, avendo la band incorporato per la prima volta nella loro formazione un vero e proprio DJ/campionatore/tastierista che con i suoi “scratch” molto presenti nella quasi totalità dei pezzi aiuta il disco ad avvicinarsi ad un sound ancora più simile all’omonimo e leggendario debutto degli Slipknot. Il lavoro in questione troviamo sia difatti il metro di associazione che più ci viene in mente quando ascoltiamo questa nuova fatica dei Tallah; dalle scelte di produzione (specialmente per quanto riguarda il suono della batteria), al “wall of sound” delle chitarre, all’impatto feroce e rabbioso della musica… tantissimi elementi richiamano a quel sound e quel disco che nel 1999 instaurò una vera e propria rivoluzione nel mondo della musica metal. Ovviamente, non che i Tallah siano una band che non abbia una propria identità e personalità (oltre la classe e le idee in sede di composizione), ma il six-piece americano di certo non ha paura di mostrare apertamente le loro influenze sin dal pezzo di apertura che si presenta malato, sofferente e trascinato prima di esplodere in una rabbia viscerale; un pezzo che è una via di mezzo tra una intro-track e un brano vero e proprio, ricordandoci nel suo incedere lento e disturbante una Tattered & Torn, sempre dal debutto dei nove mascherati di Des Moines. Molto più interessanti per quanto ci riguarda, un pezzo come The Impressionist che unisce l’intensità dei loro soliti brani a un ritornello assolutamente catchy e ad un assolo di chitarra al fulmicotone, elemento insolito per il genere Nu-Metal, ma che davvero rappresenta una ventata d’aria fresca in un sound già dinamico e pregno di soluzioni ed idee nuove in rapida successione. L’album infatti è una intensissima esperienza in cui l’ascoltatore viene continuamente assalito da riff assassini, ritmiche al cardiopalma, scratch, break più elettronici ed un vocalist che si bilancia sapientemente tra un cantato decisamente aggressivo e delle parti più melodiche (il singolo Shaken (not Stirred) ne è un fulgido esempio). Quasi tutto nella proposta dei Tallah funziona e si rivela avvincente, a partire dall’insolito concept del disco, totalmente scollegato da quello di Matriphagy e che narra di uno scienziato dedito ad allestire “il più grande esperimento della storia dell’umanità”, dove i dipendenti della sua società multimilionaria vengono costretti a fare parte del suo “insolito gioco”. The Generation Of Danger a detta della band parla delle persone e di come esse tendano a nascondere i propri reali intenti e la loro vera natura finché questi non vengono costretti a salire a galla ed essere messi a nudo. Il disco come detto è estremamente intenso a livello sonoro ma riesce ad immettere anche degli elementi più “catchy” all’interno di esso come dei ritornelli che il pubblico potrà facilmente (in alcuni casi) cantare a squarciagola ai concerti. Alcuni brani come la già citata opener oppure il pezzo Of Nothing tendono a partire in maniera estremamente lenta e disturbante per poi esplodere dopo circa un minuto in un pezzo terremotante, dove il vocalist Justin Bonitz sputa parole a raffica manco fosse Corer Taylor ai tempi di Liberate, prima che il pezzo finisca in un pentolone di caos primordiale da cui l’unica uscita è la fine del pezzo stesso. Accade spesso che i brani siano collegati musicalmente tra loro come succede con Of Nothing e la successiva Dicker’s Done, dando effettivamente ancora di più l’impressione di un vero e proprio concept. L’unica pecca che troviamo su questo disco che poi è lo stesso difetto che si trova in un altro classico del genere – a nostro avviso anche questo enormemente influente e associabile al sound dei Tallah come L.D. 50 dei Mudvayne – è l’eccessiva durata di una buona parte dei pezzi; sembra che la band si ostini a lanciare sul piatto idee su idee finendo con dei brani che secondo noi, per il genere proposto sono un tantino lunghi, superando spesso i 4-5 minuti di durata. La band è un fiume in piena di creatività su questo non c’è dubbio, ma forse tagliare qualche elemento un pochino superfluo accorciando leggermente la durata dei pezzi e del platter avrebbe giovato nella metabolizzazione del disco che effettivamente risulta piuttosto impegnativa.

In conclusione The Generation Of Danger è un disco perfetto per chi ama quel filone del Nu-Metal più sperimentale, pesante e schizzato rispetto a band largamente più accessibili come Linkin Park o Limp Bizkit. Il riferimento qui infatti sono i dischi di debutto di Mudvayne e Slipknot e i due aggettivi primari che potremmo usare per concludere questa recensione e descrivere questo disco nella sua totalità sono sicuramente “folle” e “ispirato”. The Generation Of Danger è infatti uno dei migliori dischi Nu-Metal che abbiamo ascoltato negli ultimi tempi e per quanto ci riguarda, una delle uscite più convincenti dell’anno. Il disco rappresenta inoltre un deciso passo in avanti in tutto e per tutto rispetto all’album di debutto della band. Ovviamente il suddetto platter non potrà mai avere sul mercato l’impatto degli album che lo hanno influenzato, ma crediamo che per gli amanti del genere questa giovane e talentuosa band americana possa rappresentare davvero una formazione da seguire con passione nei prossimi anni. Aggiungiamo che se appartenete a quella schiera di fan a cui The End, So Far degli Slipknot non è proprio andato giù perché non abbastanza pesante e folle beh… con i Tallah vi assicuriamo che vi potrete consolare egregiamente!

Tracklist:
01. Mud_Castle
02. The Hard Reset
03 Stomping Grounds
04. The Impressionist
05. Shaken (Not Stirred)
06. For The Recognition
07. Of Nothing
08. Dicker’s Done
09. Telescope
10. Wendrid
11. Headfirst
12. Thistle
13. How Long?

Line-Up:
Justin Bonitz – Voce
Derrick Schneider – Chitarra
Alex Snowden – Chitarra
Andrew Cooper – Basso
Alizé Rodriguez – Giradischi/Tastiere
Max Portnoy- Batteria

Anno: 2022
Etichetta: Earache Records
Voto: 8/10

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