Jethro Tull – The Zealot Gene

Sono passati 19 anni dall’uscita di The Jethro Tull Christams Album, ultima uscita discografica della band capitanata da Ian Anderson. Con The Zealot Gene, i Jethro Tull, ritornano con un nuovo disco di inediti, iniziato nel 2017 ma completato negli ultimi anni per colmare il vuoto riempito dai concerti annullati di Anderson e compagni a causa della pandemia attuale. Un album ispirato ai racconti biblici nei testi e che rivede il rientro del chitarrista Florian Opahle come session player.

L’album parte con Mrs. Tibbets e da qui capiamo di avere a che fare con un brano in classico stile Jethro Tull, fatto di chitarre distorte, synth e organo e con l’inconfondibile flauto di Ian Anderson, passando poi per una più acustica Jacob’s Tales, dove i classici strumenti rock vengono sostituiti da quelli più folkoristici, con un passaggio di sonorità più blues a quelle più celtiche. Mine Is The Mountain è un brano più oscuro, merito del pianoforte iniziale è una voce teatrale di Anderson che quasi ricorda la classica My God della band; un brano tenebroso ma che cambia atmosfera arrivando al ritornello dalla sonorità più allegra quasi a richiamare alcuni canti popolari britannici, fino ad una parte strumentale progressive dove il flauto ne fa da padrone.

Andando avanti con il disco si arriva alla Titletrack, un brano di critica politica ma che mantiene uno stile più allegro e molto catchy fino ad arrivare ad una parte strumentale di ispirazione classica e sinfonica, per arrivare a Soshana Sleeping, brano più tenebroso fatto da lick di chitarra blues supportati dal flauto, passando poi a Sad City Sisters, brano più folkrostico fatto da chitarre acustiche fisarmoniche; una canzone che sembra uscire da Songs From The Wood.

Tra i brani migliori del disco da menzionare Barren Beth, Wild Desert John, canzone che racconta la storia di Santa Elisabetta madre del Battista, un brano delicato ma che mantiene le sue caratteristiche rock ed un’intro che quasi richiama sonorità mediorentiali. Da menzionare anche il trio di brani acustici finali, partendo da Where Did The Saturday Gone, un brano semplice fatto di chitarre acustiche che si sdoppiano ad un trio di flauti, passando per Three Loves Three, una canzone più allegra che da spazio senza pausa ad una più romantica In Brief Visitation, dove gli strumenti acustici vengono supportati dai synth e la chitarra elettrica, per dare un pò di atmosfera.

Quando si tratta di band storiche è sempre difficile capire cosa aspettarsi da un nuovo lavoro, ma con The Zealot Gene, Ian Anderson e soci riescono perfettamente a creare un album che ripercorre gli oltre quarant’anni della band, offrendo anche un qualcosa di nuovo e piacevole. Da menzionare anche la curiosa scelta in fase di mixaggio che richiama in parte ad album in vecchio stile con strumenti che si trovano divisi nell’immagine stereo, esempio la chitarra quasi tutta sulla destra e non ri-registrata per il lato sinistro come succede negli album moderni. Un album che, in poche parole, si può definire semplicemente: Jethro Tull.

Tracklist:
1. Mrs Tibbets
2. Jacob’s Tales
3. Mine Is The Mountain
4. The Zealot Gene
5. Shoshana Sleeping
6. Sad City Sisters
7. Barren Beth, Wild Desert John
8. The Betrayal Of Joshua Kynde
9. Where Did Saturday Go?
10. Three Loves, Three
11. In Brief Visitation
12. The Fisherman Of Ephesus

Line-Up:
Ian Anderson – Flauto, Chitarra Acustica, Armonica, Voce
Florian Opahle – Chitarra
Scott Hammond – Batteria
John O’Hara – Pianoforte, Tastiere, Fisarmonica
David Goodier – Basso

Anno: 2022
Etichetta: InsideOut Music
Voto: 8.5/10

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