The Doors The Doors

The Doors – The Doors

The Doors è il primo album dell’omonima rock band americana, pubblicato il 4 gennaio 1967, inserito nella Grammy Hall of Fame e al 42º posto nella classifica dei 500 migliori album secondo la rivista Rolling Stone.

Sappiamo di cosa stiamo parlando, ora andiamo direttamente ai Sunset Sound Studios di Hollywood, in California, dove Paul Rothchild e Bruce Botnick registrano tutti i brani in meno di un mese, tra agosto e settembre 1966. Il gruppo suonava quei pezzi negli storici club del Sunset Strip, il “London Fog” e il “Whisky a Go Go”. Siamo lì, dove l’album nasce, durante le serate jazz, soffuse e affollate. Abbiamo provato a rimanere tranquilli, a trovarci un lavoro stabile, ma la prima cosa che viene voglia di urlare è che “il giorno uccide la notte”. Jim Morrison attacca così, con una certa rabbia. L’assolo di organo sembra avere alcune note volutamente fuori posto.

L’atmosfera si fa psichedelica, preghiamo alla notte di tenerci con lei, perché saremmo altrimenti condannati a barcollare “in foreste di neon”. Il ritmo è ancora spensierato, ma la verità è che abbiamo già imparato a dimenticare. Siamo persi e non ci è voluto molto. C’è qualcosa di familiare in questo caos. In The Crystal Ship iniziamo a intravedere l’eccessiva pesantezza della notte. Ma continuiamo a lasciarci cullare, non pensiamo che possa davvero rivelarsi pericolosa. I bassi vengono sovrastati da una melodia folk. Poi la festa finisce e cambiamo locale.

Finiamo in un posto peggiore, un whisky bar sporco come solo i vecchi proprietari dell’Alabama. Eppure, proprio in questa insospettabile ballata si nasconde la svolta terribile da cui non riusciremo più a sottrarci. La canzone è del poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht. Intanto qualcuno ricorda di una inevitabile fine, subito dimenticata in favore di una giocosa cantilena.

Il vigoroso e apparentemente estemporaneo assolo strumentale di Light My Fire fa scordare i pensieri oscuri che ci avevano sfiorato. Ecco un nuovo psychedelic rock, nonché uno dei primi esempi di jazz fusion, condito da influenze orientali soprattutto verso la fine. Il tempo di esitare è passato, la batteria si fa decisa, il ritmo concitato, la voce grezza, ma verso la fine i toni calano e si sente da lontano la notte che torna. Siamo cullati tra le membra di una madre che penserà a tutto. Una fisarmonica annuncia la nostra entrata, mentre la chitarra di tanto in tanto sbanda.

Con The End si rendono evidenti le influenze letterarie che animano la produzione musicale dei Doors: la poetica simbolista di William Blake, il decadentismo di Edgar Allan Poe, Freud, Kerouac, Friedrich Nietzsche e le istanze di protesta di Allen Ginsberg. Sicuramente ad un tratto una voce parla spogliandosi di ogni vergogna prima trattenuta. L’orrore, l’uccisione del padre, l’abbandono alla madre, la luna oscura che ci attrae come un precipizio e ci accoglie tra le cosce nel calore primordiale del suo ventre.

“Father – Padre
Yes, son? – Sì, figliolo?
I want to kill you – Voglio ucciderti
Mother, I want to… – Madre, io voglio…”

Seguono, nella versione discografica, urla coperte da un crescendo strumentale che geme e ansima insieme alla voce, arrivando al culmine. Nelle esecuzioni dal vivo Morrison urlava spesso: “fuck you all night long – fotterti tutta la notte”. Il dramma si consuma, Edipo grida. Noi intanto ci arrendiamo alla morte, l’unica amica che solleva dal peso di tutta questa femminilità violenta e irriducibile. Non riusciremo più a guardare in faccia la morale occidentale, con tutti i suoi istinti nascosti e repressi, perché l’abbiamo tradita per qualcosa di diverso, in un momento in cui lei poteva salvarci se solo non ci fossimo arresi. Non potremo più guardare in fondo a quegli occhi perché rischieremmo ogni volta di scivolare nella perdizione ormai conosciuta. Si dice che finita la registrazione di questa ultima traccia, Morrison sia tornato di nascosto in studio a notte fonda, per cospargere l’intero ambiente di schiuma antincendio.

“It hurts to set you free – Lasciarti libera mi duole
But you’ll never follow me – Ma tu non mi seguiresti mai
The end of laughter and soft lies – Fine di risa e di bugie leggere
The end of nights we tried to die – fine di notti in cui provammo a morire
This is the end – Questa è la fine”.

Tracklist:
Lato A

  1. Break on Through (To the Other Side)
  2. Soul Kitchen
  3. The Crystal Ship
  4. Twentieth Century Fox
  5. Alabama Song (Whisky Bar)
  6. Light My Fire

Lato B

  1. Back Door Man
  2. I Looked at You
  3. End of the Night
  4. Take It as It Comes
  5. The End

Line-Up:
Jim Morrison – Voce
Robby Krieger – Chitarra, Basso, Cori
Ray Manzarek – Organo Vox Continental, Pianoforte, Tastiera, Basso, Fender Rhodes, Marxophone, Cori
John Densmore – Batteria, Percussioni, Cori
Larry Knechtel – Basso

Anno: 1967
Etichetta: Elektra Records
Voto: 9.5/10

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