Jefferson Airplane – Surrealistic Pillow

“Il mondo sta cambiando; lo sento nell’acqua, lo sento nella terra, e l’odoro nell’aria”. Questa citazione del fantasy più famoso della storia rappresenta appieno quello che è il 1967. La psichedelia nella fattispecie sta prendendo molto il sopravvento ed i Jefferson Airplane sono tra i massimi esponenti. Surrealistic Pillow è tra i maggiori lavori del genere, i quali esprimono il concetto attraverso rock, blues, folk ed altre sonorità. Gli hippies, i figli dei fiori si inebriano di questi sounds dedicandosi all’amore libero, al “make love not war”, ma anche all’uso di robe che in quel periodo si son portate via parecchi dei migliori. Temi che si trovano anche nei testi di questo album.

Somebody To Love è proprio uno degli inni dei ’60s e guarda caso parla proprio di amore. “Quando le cose vanno male, non hai bisogno di amore?” dice il testo. A cantarla è Grace Slick: che forza, che energia, che vitalità. La voce tipica di una donna che alla fine degli anni 60 cerca la sua libertà e la sua emancipazione contro tutti gli stereotipi che si erano creati negli anni addietro. Il suo tono ci rimanda indietro di cinque decadi ed il sottofondo psichedelico completa il tutto. Manifesto di un’intera epoca.

Stavolta è Marty Balin al canto in Comin’ Back To You. Dolcemente un lento arpeggio di chitarra con toni folk accompagna la sua voce delicata e dolce, la quale esprime più una poesia che il testo di una canzone. Il significato non è del tutto chiaro, si potrebbe appunto dire che è un testo psichedelico, ma c’è della malinconia, forse della nostalgia.

3/5 Of A Mile In 10 Seconds è invece un pezzo più ritmato, con buona base blues ed una chitarra funkeggiante, mentre l’altra chitarra riproduce sonorità psichedeliche. E’ ancora Balin alla voce ma stavolta appare più allegro ed energico e propone all’amata di ritornare ad una vita semplice dove l’unica cosa che conta è il loro amore reciproco.

Ritorna la voce di Grace. Giro di basso intrigante, mini solo di chitarra altrettanto. Stavolta la Kelly parte più calma… ma c’è un crescendo. Con molta calma si continua a salire di intensità. La sua voce ha fatto e farà impazzire gli uomini di tutto il mondo. White Rabbit è un altro degli emblemi del gruppo USA. Ora siamo a buoni livelli di voce e la chiusura è davvero tosta. L’LSD il tema del testo. Viene facile dire che il pezzo è un vero trip.

Una viaggio nei viaggi, quei viaggi mentali meta dei ribelli degli anni ’60. Percorsi compiuti con o senza l’uso di acidi e sostanze varie. Storie d’amore, di donne forti, di sesso. Voglia di semplicità, di ritornare alle origini, di guardarsi dentro, di esplorare nuovi confini fisici e mentali semplicemente estraendo dei suoni strampalati da qualche strumento musicale non poi tanto anomalo. I generi musicali toccati non sono altro che un fondo, la base verso la condizione psichedelica. Il principio per cui bisogna andare oltre. Siamo stufi, non vogliamo più catene, che siano reali o immaginarie. Ci riprendiamo la nostra libertà.

Oltre i confini.

Tracklist:
01. She Has Funny Cars
02. Somebody To Love
03. My Best Friend
04. Today
05. Comin’ Back To Me
06. 3/5 Of A Mile In 10 Seconds
07. D.C.B.A. – 25
08. How Do You Feel
09. Embryonic Journey
10. White Rabbit
11. Plastic Fantastic Lover

Line-up:
Marty Balin – voce, chitarra
Grace Slick – voce, pianoforte, organo, flauto dolce
Paul Kantner – chitarra ritmica, voce
Jorma Kaukonen – chitarra solista, chitarra ritmica, voce
Jack Casady – basso, fuzz bass
Spencer Dryden – batteria, percussioni

Collaborations:
Jerry Garcia – consigliere musicale e spirituale, chitarra

Anno: 1967
Etichetta: RCA Victor
Voto: 8.5/10

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