Cannibal Corpse – Violence Unimagined

Metal e Sangue sono sempre andati d’accordo, diverse infatti sono le band che dagli esordi del genere, hanno inserito tematiche più o meno truci nei loro testi; c’è però una band che più di tutte ha fatto dell’horror e della violenza il suo marchio di fabbrica, sto ovviamente parlando degli ormai leggendari Cannibal Corpse.
I veterani del gore hanno da poco dato alle stampe il loro ultimo lavoro dal titolo Violence Unimagined, album che, nonostante i 30 anni e più di carriera della band, dimostra come il combo newyorkese non abbia la minima intenzione di smorzare i toni e che li conferma ancora una volta come i leader indiscussi del Brutal Death Metal.

L’album si apre con Murderous Rampage, brano che mette subito in chiaro le cose, scoraggiando l’ascoltatore impreparato; Rutan e Barrett, come seghe elettriche, spezzano le orecchie del malcapitato, mentre sua maestà Fisher tuona con la sua voce da cerbero frasi che non ripeterò qui, pena la probabile censura del mio articolo. L’intera canzone è un’unica tirata di riff devastanti e di fill di batteria che Mazurkiewicz spinge a velocità folli, non dando tregua all’uditore.
L’intro di Inhumane Harvest è quanto di più iconico potrete trovare in questo album, in esso si riconosce il devastante tocco compositivo di Webster ritoccato dalla furia assassina di Barrett, il cui sound è ormai peculiare nella band; il mid tempo feroce a metà brano stempera leggermente il ritmo furibondo del pezzo senza, però, farne scemare la brutalità.
Condemnation Contagion e Surround, Kill, Devour sono due brani vecchio stile: nel primo il ritmo sincopato e ripetitivo invita decisamente al movimento del collo mentre i bending di chitarra dell’intro ricordano un trapano che batte regolarmente sul nostro timpano; il secondo è una galoppata infernale che imperterrita continua a correre dall’inizio alla fine, senza mai rallentare; se conoscete a fondo la band non potrete non percepire immagini provenienti da album quali Vile o Gallery Of Suicide.
Rimembranze della famosissima Staring Through The Eyes Of The Dead si possono invece distinguere in Bound And Burned, altro pezzo devastante di puro Death Metal americano nel quale i ruggiti di Fisher vengono alternati agli assoli slayeriani di Rutan e Barrett, il tutto condito dai blast devastanti di Mazurkiewicz che ci dà l’ennesima riprova di essere un vero mostro dell’extreme drumming.
Con Overtorture le radici Thrash dei cannibali di Buffalo si fanno sentire pesantemente, il brano è infatti generato da un riff veloce e martellante che regge tutto il pezzo e non manca occasione per Webster di far tuonare il suo basso roccioso qua e là come a non voler solo reggere la melodia, ma diventare parte stessa del muro sonoro che compone la canzone.

Per chi, come me, segue i Cannibal Corpse da tempo sa che dietro le copertine ultra-violente e i testi impubblicabili, si trovano musicisti di altissimo livello tecnico e compositivo che hanno saputo negli anni, pur non modificando di una virgola lo stile brutale della loro musica, creare lavori di grande qualità (ovviamente per chi apprezza questo genere) e mai ripetitivi, cosa non semplice in un genere come il Brutal Death Metal che tende ad essere schiavo dei suoi stessi cliché.
Violence Unimagined si colloca in questo medesimo percorso artistico, ponendo un nuovo traguardo nella carriera del combo americano; anche la mancanza dello storico chitarrista Pat O’Brien, caduto in disgrazia, viene coperta egregiamente dal nuovo venuto Erik Rutan il quale è riuscito a integrarsi perfettamente nel sound della band, senza scimiottare il suo predecessore.
Il disco nel complesso, oltre ad essere accuratissimo dal punto di vista della produzione, sembra quasi una summa di tutti i migliori prodotti del gruppo; ascoltando casualmente l’album è possibile riconoscere facilmente il brano che si sta ascoltando ed anche la sua ispirazione; sicuramente uno dei migliori album Death Metal degli ultimi anni.

Cannibal Corpse - "Violence Unimagined": un disco che sa di potenza e  ferocia dall'inizio alla fine - The Walk of Fame

Per tutti i forti di stomaco, vi lascio all’ascolto di questo album e vi ringrazio per l’attenzione.

Tracklist:
01. Murderous Rampage
02. Necrogenic Resurrection
03. Inhumane Harvest
04. Condemnation Contagion
05. Surround, Kill, Devour
06. Ritual Annihilation
07. Follow The Blood
08. Bound And Burned
09. Slowly Sawn
10. Overtorture
11. Cerements Of The Flayed

Line-Up:
George “Corpsegrinder” Fisher – Voce
Rob Barrett – Chitarra
Erik Rutan – Chitarra
Alex Webster – Basso
Paul Mazurkiewicz – Batteria

Anno: 2021
Etichetta: Metal Blade Records
Voto: 8.5/10


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