Donne del Rock: Love rocks! [prima parte]

Con San Valentino in vista non possiamo perdere l’occasione per sondare retroscena più e meno noti di alcune delle più famose coppie del rock.

L’amore è eterno finché dura, dicono. E l’amore tra Trudie Styler e Sting sembrava durare proprio parecchio: lunghe sessioni tantriche (dalle 5 alle 8 ore – a seconda delle fonti – e in una stanza dedicata, per giunta) celebravano la loro unione dopo 30 anni tra fidanzamento, convivenza e matrimonio e ben 4 figli. O, almeno, questo si legge sui tabloid degli ultimi 15 anni. C’è chi dice che la voce si sia diffusa a partire da un accenno di Sting ai benefici che riceveva dalla pratica yoga in una sua biografia del 1996. Altri risalgono a uno scherzoso scambio di battute tra Sting e Bob Geldof preso un po’ troppo alla lettera. Ma è stato fin troppo facile cascare nel tranello dei gossipari, perché – sesso a parte – la coppia è sempre sembrata di ferro. Di umili origini (sua madre e suo padre lavoravano rispettivamente in una fattoria e in una fabbrica) la giovanissima Trudie venne investita da un furgoncino quando non aveva nemmeno 3 anni. Sopravvisse miracolosamente ma sfigurata, al punto da doversi sottoporre a ripetuti interventi chirurgici prima ancora di raggiungere la maggiore età. Nel frattempo, non si fece intimorire dalla brutalità dei coetanei che la ribattezzarono “scarface” e anzi, investì molto su di sé affermandosi presto sia come giornalista che come attrice. Fu proprio un teatro a favorire l’incontro con il leader dei Police (e mentre anche Peter O’Toole le stava facendo il filo!): non sappiamo se e in che misura l’aspetto di Trudie lo colpì. Abbiamo invece constatato la profonda comunanza di vedute e intenti che ha rinsaldato il loro legame negli anni, lotte ambientaliste e filantropiche incluse. Non ci stupirebbe quindi se la passione tra loro non si fosse mai spenta, neppure sotto le lenzuola. A onor del vero dobbiamo comunque precisare che, quando recentemente i gossipari hanno fatto salire a 24 (!) le ore consecutive di prestazione amorosa, la Styler ha sentito il bisogno di rilasciare una smentita pubblica al Sun, chiudendo anzi il discorso con un emblematico “Magari!”. La lezione di Trudie però non cambia: quali che siano le avversità della vita, è solo amando profondamente sé stessi che ci diamo la possibilità di incontrare il grande amore… e che amore!

Ma Trudi e Sting non sono l’unica super coppia del rock.

Ad esempio, vi siete mai chiesti chi fosse la delicata sposa che volteggia nel video di Just like heaven dei Cure? Era Mary Poole, la ragazza “più bella della scuola”, quando un giovane Robert Smith le chiese di uscire (probabilmente durante il corso di teatro che frequentavano insieme): lo fece senza troppa convinzione, conscio della numerosa concorrenza, e ottenuto il primo continuò a uscirci “perché faceva gola a tutti”. Ma poi qualcosa scattò davvero. Perse con lei la verginità nella primavera del 1973, stesso periodo in cui esordì con gli Obelisk (poi confluiti nei Cure), durante una festa in maschera a cui si era presentato improbabilmente vestito da chirurgo, con il costume segnato da una macchia di sangue che in realtà era ketchup. E che presto cominciò a puzzare! Ma Mary non si lasciò inibire da tutto ciò diventando il primo, grande e unico amore di Robert. L’elevatissima sintonia tra i due (lei condivideva, ad esempio, ferma decisione di non avere figli che Robert fece a 12 anni) si sarebbe presto rivelata salvifica, in senso tanto biografico che musicale. Infatti, alla storica fidanzata (e poi moglie, dal 1988) di Robert non dobbiamo solo l’ispirazione per grandi successi come Lovesong  (il dono di matrimonio del cantante alla sua sposa) o per altri brani meno noti come M (una ballata midtempo, che “cela” una lettera d’amore per la sua fidanzata), ma addirittura la sua permanenza sulle scene nonostante le sue frequenti e profonde crisi pre e post depressive (una delle quali risolta staccandosi da tutto e tutti e avventurandosi insieme, per un paio di mesi, tra i magici castelli della Scozia). Mary fu infatti per Robert un insostituibile “rifugio emotivo” da quella popolarità invasiva che gli è sempre stata stretta. I due sono ancora oggi teneramente insieme: nel tempo libero cercano persino di comportarsi come una coppia di normali zii che periodicamente regala piccole gite ai nipotini (Robert dal fratello e dalle sue due sorelle ne ha avuti circa una ventina). Ma noi sappiamo che Robert e Mary non sono una coppia qualunque. Al tempo della dedica di nozze, Mr. Smith dichiarò di aver composto una canzone in onore della sua novella sposa perché non avrebbe saputo cos’altro regalarle: “Lei avrebbe preferito dei diamanti, ma un giorno si guarderà indietro e probabilmente sarà felice del mio gesto”. Nel dubbio, i fan ringraziano.

Altre donne hanno avuto ruoli decisivi nelle band dei rispettivi partner, ma con meno gratitudine da parte dei fan: le prime “grandi” villain della musica rock sono forse Linda Louise Estman e Yoko Ono,  eternamente legate, loro malgrado, allo scioglimento dei Fab Four di Liverpool.

Linda, giovane benestante americana (discendente da una famiglia di ebrei russi migrati negli USA in cerca di fortuna) si maritò presto ma male con Joseph Melville See: dopo pochi anni lo lasciò alla sua vita da ricercatore in geologia, rifugiandosi con la loro figlia Heather Louise in un appartamentino newyorkese in cui avrebbe tardivamente (ri)scoperto il proprio amore per la fotografia. La Leica con cui realizzava i propri servizi freelance fu galeotta: una breve chiacchierata con Paul McCartney (allora fidanzatissimo e in odore di matrimonio con l’attrice Jane Asher), fortunatamente incontrato in un locale mentre immortalava la swinging London del 1967, li segnò entrambi così profondamente che il rapido rientro negli USA della fotografa non impedì al futuro Sir Paul di mandare all’aria i piani della sua vita privata e convolare a nozze con lei nel 1969 (grazie, tra l’altro, anche a John Lennon che lo accompagnò a cercarla nella Grande Mela), con grande disperazione di migliaia di ammiratrici dell’ultimo “scapolone” dei Beatles . Per Paul era così importante avere Linda al proprio fianco che, nella fase di transizione dai Beatles al suo nuovo progetto Wings, le fece studiare musica per includercela permanentemente come tastierista. Nonostante la loro vita familiare acquisì toni al limite del fiabesco, tra la felice adozione da parte di Paul di Heather Louise, la crescita di altri tre splendidi pargoli (tra cui la poi famosa stilista Stella McCartney) e le importanti cause civili e ambientali a cui Linda si dedicava (fu anche una pioniera del veganismo, a cui aderì lo stesso Paul), nel momento in cui i Beatles si sciolsero (1970) molti puntarono sbrigativamente il dito contro Linda, incuranti del fatto che tra le cause ufficiali ci fossero invece solo gli abbandoni e pentimenti di Ringo Starr e George Harrison, e l’abbandono senza pentimento di Lennon. Quando poi però, tra il 1995 e il 1998, Lady McCartney si trovò a lottare contro un aggressivo cancro al seno, che ebbe purtroppo la meglio per una metastasi al fegato, l’opinione pubblica sembrò interessarsi sinceramente alla sua sorte. Per un certo periodo circolarono addirittura misteriose ipotesi circa la sua scelta di morire fuori dal Regno Unito (ammesso che fosse morta davvero, chiosavano impudenti i tabloid) e l’addoloratissimo Paul, che l’aveva accompagnata nel suo ultimo viaggio nel loro riservatissimo ranch in Arizona (e che durante la successiva cerimonia funebre londinese riusciva solo a dire “Era la mia ragazzaho perso la mia ragazza“), si sentì costretto a fare un comunicato pubblico in cui, oltre a ringraziare migliaia di persone da tutto il mondo per gli innumerevoli messaggi di cordoglio, invitava la stampa a concedere un po’ di raccoglimento al dolore suo e del resto della famiglia. All’estinta moglie (nonché ex fotografa ufficiale dei Beatles, seppur per un breve periodo) Paul dedicherà, due anni dopo (quel 2000 in cui Joseph Melville See, misteriosamente, si suicidò), la sua partecipazione all’album A Garland for Linda, i cui celebri contributi sarebbero stati prodotti dall’associazione The Garland Appeal, impegnata nella lotta contro il cancro. La riabilitazione postuma di Linda ebbe una tale eco che quando nel 2002 Paul si risposò (brevemente) con la modella e arriv… pardon, attivista Heather Mills in molti storsero il naso. Altrettanto accadde al terzo matrimonio del Baronetto (2011), con la più riservata Nancy Shevell, sobriamente celebrato in quello stesso Westminster Register Office di Londra in cui lui aveva già detto il grande sì insieme con Linda. La recente pubblicazione di alcune vecchie lettere di Linda, in cui descriveva emozionata l’inizio della relazione con Paul, non ha potuto che riaprire la ferita.

Decisamente meno indulgenti furono invece i fan con la famigerata Yoko Ono, ad oggi battuta, in presunta cattiveria, soltanto dalla sua “equivalente grunge” Courtney Love, accusata dall’opinione pubblica non solo dello scioglimento dei Nirvana ma anche dell’induzione al suicidio di Kurt Kobain (come abbiamo ampiamente spiegato qui).

[continua]

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