The Who – Who’s Next

Se ci limitassimo ad ascoltare solo i primi secondi delle tracce di Who’s Next dei The Who, diremmo ma come sono tranquille e melodiose queste canzoni, che serenità e che armonie… Uno degli più grandi inganni della storia. The Who sono un gruppo che scatena urla rabbiose che il punk manco era nel grembo materno nel 1971. L’energia, la ribellione, il doversi scrollare di dosso le ingiustizie della società si trasformano nell’ugola di Roger Daltrey e diventano striduli suoni ancestrali. Ma non è sempre così, anche il romanticismo fa parte delle corde della band. Non si direbbe vista la copertina dell’album: Townshend e soci si stanno riattaccando la zip dopo aver pisciato su un blocco di cemento. Che finezza.

Ecco l’esempio lampante, proprio la prima traccia. Baba O’Riley parte con dei trilli di organo dolci, poi degli accordi di piano, e ancora una chitarra non troppo aggressiva che spiega uno dei riff più famosi della storia del rock. Ecco poi l’aspetto più grezzo dei londinesi ed infine dessert. Anche il testo ha la sua rilevanza. Pete Townshend voleva mettere in musica le idee del guru Meher Baba e parla di problemi giovani e di un ragazzo che ha dovuto lottare tanto ma che alla fine trova la felicità insieme ad una tale Sally.

Bargain mantiene lo stesso uno stile a volte tranquillo, acustico e non elettrico in alcune parti, ed un sound espressione di una chitarra che nettamente incarna il ruggito del re della foresta.

Ora invitate la donna che vi piace a cena. Lei suona il campanello, le aprite, vi salutate e vi sorridete. Questa volta niente imbarazzo per non sapere come rompere il ghiaccio, stavolta la strategia è diversa. Avete il telecomando del vostro impianto hi-fi in mano, premete start. Deve necessariamente partire Behind Blue Eyes. Se qualche secondo dopo, il sorriso di lei si allarga ancor di più e vi abbraccia, almeno abbiamo cominciato bene. Se rimane impassibile e senza emozioni, lei non ha sangue, forse neanche un cuore. Sbattetela fuori di casa. Questo è un brano romanticissimo che però parla di solitudine, solitudine che vuole rivalersi sull’amore. Ah comunque dovete sempre saper cucinare bene, sennò The Who non bastano.

Chiude l’album ancora un giro di organo facilmente attribuibile agli Who per il suo stile. Won’t Get Fooled Again ha però anche un giro di basso molto intrigante, e non è che poi ci scordiamo di Keith Moon che il ritmo lo insegna anche alle ballerine di samba a Rio De Janeiro. Il brano invita a non fidarsi dei rivoluzionari che si propongono come il bene, perché dietro di esso c’è il male quanto quelli di cui hanno preso il potere.

Tutta questa passionalità negli Who non si traduce solo in suoni puramente hard rock. L’album, come del resto l’intera discografia degli inglesi, ha come tema centrale appunto un sentimento grande ed importante, nobile e che dà la carica. Ma dietro tutto questo si nasconde sempre il sentimentalismo più puro, l’amore, l’affetto, ma anche le paure verso la guerra o della solitudine. Bisogna abbattere qualcosa, qualche muro, reale o metaforico e lottare per arrivare alla libertà ed alla giustizia. E non basterà di certo lasciare la propria urina su un blocco di cemento.

Ruggenti.

Tracklist:
01. Baba O'Riley
02. Bargain
03. Love Ain't For Keeping
04. My Wife
05. The Song Is Over
06. Getting In Tune
07. Going Mobile
08. Behind Blue Eyes
09. Won't Get Fooled Again

Line up:
Roger Daltrey – voce
Pete Townshend – chitarra, pianoforte, sintetizzatore
John Entwistle – basso
Keith Moon – batteria

Anno: 1971
Etichetta: Decca Records
Voto: 8/10

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