Non tutti lo sanno, ma quando a un concerto metal, nel pieno dell’esaltazione, alzate il braccio in direzione del palco e fate le corna, state omaggiando (anche) lei.
Quando Ronnie James Dio passò a miglior vita una stampa sbrigativa e sensazionalistica lo salutò (anche) come l’inventore di quel gesto. In verità lui provvide solo a divulgarlo durante l’Heaven & Hell Tour dei Black Sabbath (1980-81), quando ormai confusioni e sovrapposizioni tra questi ultimi e i Coven della bella Jinx erano ormai inestricabili. Ma andiamo per ordine.
Correva l’anno 1969 e, dopo un paio di anni di gavetta a Chicago e dintorni, i Coven esordivano con Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls. La sua prima traccia si intitolava “Black Sabbath“, esattamente come il primo album (e relativo opener!) dei Black Sabbath, che uscì “solo” nel 1970. Se questo già non vi sembrasse sufficiente ad alimentare l’equivoco (in un pubblico, tra l’altro, forse un po’ troppo “attratto-e-distratto” dal revival occultistico dell’epoca) considerate anche la quasi omonimia tra Oz Osbourne, bassista e co-fondatore dei Coven, e Ozzy Osbourne, che cantava nei Black Sabbath, e il successo di critica di questi ultimi, da subito equiparati agli almeno allora più quotati Coven, e il gioco è fatto.
Comunque l’elemento su cui, almeno in questa sede, dovremmo focalizzare l’attenzione è il poster che la Mercury Records accettò di allegare al disco del 1969: per il fatidico gesto che vi venne immortalato e soprattutto per “lei”, Jinx Dawson. Nuda, bionda, gelida, fatale: ancora oggi possiamo ammirarla, all’interno del booklet del CD, distesa su un altare, in compagnia di teschi, candele e crocifissi rovesciati, vittima sacrificale di un qualche rituale oscuro.
Ultima discendente di una delle più antiche famiglie di Indianapolis, Jinx ricevette un’educazione artistica classica e veramente di ampio respiro (“Opera lessons, piano lessons, ballet lessons, etiquette lessons, painting and art lessons, hunting lessons, and last but not least, Occult lessons – a long series of lessons.”: avrebbe dichiarato, anni dopo, in un’intervista), transitando poi all’hard rock e al metal non come atto di ribellione adolescenziale ma, al contrario, come recupero e affermazione di un’appartenenza diversamente tradizionale.
Figlia di un massone di rito scozzese e sola sopravvissuta a un parto gemellare nel gennaio del 1950 (proprio il giorno 13), Jinx ha sempre sottolineato con orgoglio di essere stata associata dalla nascita al “satanico” segno della Capra: le sue prozie, afferenti allo spiritismo della tarda era vittoriana, erano ai vertici di società segrete neopagane e, per l’appunto, di coven (o congreghe). Jinx, unica femmina della sua generazione, era predestinata a proseguire matrilinearmente il loro potente lignaggio familiare.
Assurta a 13 anni al rango di Messaggera all’interno della congrega della sua famiglia d’origine, quando fu il momento di divulgare i contenuti oscuri di cui era depositaria, Jinx individuò nella musica lo strumento privilegiato: si presentò quindi come Magus High Priestess sin dal primo LP, ma con l’accortezza – sostiene lei oggi – di sottolineare che non stava promuovendo una religione, bensì uno stile di vita e una pratica da non prendere alla leggera.
La (presunta) messa nera che chiudeva il disco d’esordio non venne però metabolizzata troppo bene dal grande pubblico, il quale, per voce di varie organizzazioni cristiane, fece dapprima saltare la partecipazione dei Coven al Black Arts Festival (il famigerato “Satanists’ Woodstock” previsto a Detroit per la notte di Halloween del 1969) e poi imbarazzare notevolmente l’etichetta discografica, che uscì dall’impasse ritirando l’album dal mercato (e se non è stato più ristampato fino al 2003, ringraziamo un’indagine del 1970 di Esquire secondo cui “doveva” esserci un legame tra la band e i delitti di Charles Manson, solo perchè paparazzato con un disco dei Coven sottobraccio… e dire che il guru oscuro, effettivamente ossessionato dal mondo del rock, avrebbe invece dato la colpa di tutto a un “messaggio nascosto” in Helter Skelter dei Beatles!).
Questo comunque non impedì a Jinx di continuare a inscenare rituali occultistici durante i concerti (con il valido contributo del “Re delle Streghe” Alex Sanders e della Leicester’s Phoenix Theatre Company) e di tenere “accesa la fiamma” tramite uno spettacolo che, nei suoi intenti, avrebbe dovuto innovativamente far convergere nel c.d. “rock gotico” la musica rock e l’opera (anticipando oltretutto di almeno vent’anni un certo immaginario ad alto impatto emotivo: si veda l’atto di suggellare patti con il sangue, poi ripreso dai Manowar). Tuttavia ancora oggi molti fan (già severi giudici della sua più recente attività di vendita di “ninnoli esoterici” online) si interrogano intorno alla sua forse troppo timida resistenza alle intrusioni mediatiche dell’epoca. Probabilmente fu – come lei stessa racconta – per tutelare alcune questioni su cui aveva un vincolo di segretezza imposto dai propri “antenati” (di sangue, ma anche… “acquisiti”. Per The white witch of Rose Hall, ad esempio, si ispirò all’Annie Palmer di cui le parlava, durante l’infanzia, la tata tahitiana). O forse, più prosaicamente, perchè tutto sommato non voleva rinunciare ad altre occasioni offerte dallo show business, come attrice e modella, che continuarono a proporsi – grazie alla sua notevole bellezza – a distanza di anche trent’anni dall’uscita del primo album. Occasioni che però avrebbero anche determinato il lento spegnersi della band.
Molti, molti anni dopo, quando per sua stessa ammissione molti dei suoi “segreti” non potranno comunque più essere tali (vuoi perchè “rivelati” dalla diffusione su larga scala delle opere di Aleister Crowley e autori affini, vuoi per la continua fuga di – vere o fake – news tramite Internet) Jinx ritornerà su alcuni (presunti) misteri e su altri racconti più mondani. Preciserà, tra le altre cose, che, nonostante l’enorme somiglianza, la “ragazza della copertina” non era davvero lei, ma una sosia da cui si fece sostituire perchè (ci crediate o no) il suo corpo non era abbastanza bello.
Ma non si interpreti come banale cedevolezza questa sorta di pudore di ritorno (in parte, probabilmente, strategico, ma in parte anche contenitivo rispetto alle istanze di un management che aveva lungamente contribuito a esacerbare l’immagine satanica del gruppo). All’estesa e solenne voce di Jinx infatti la Warner Bros affidò, già nel 1971, una reincisione di One Tin Soldier che è considerata ancora oggi “particolarmente commuovente” da un vasto pubblico nostalgico, forse comprendente persino qualche ignaro detrattore dei suoi esordi. Sulla scorta di questo inaspettato successo commerciale, i Coven tornarono in sala d’incisione dando alle stampe il secondo album omonimo (1972) e la loro successiva fatica Blood on the Snow (1974); e il videoclip della canzone che dava il titolo al terzo album venne prodotto nientepopodimeno che da quella multinazion… pardon, quella “fabbrica dei sogni” che è la Walt Disney Studios. Ma la popolarità raggiunta con One Tin Soldier fu per Jinx anche e soprattutto un modo per contestare la guerra in Vietnam promossa da quella parte più perbenista e malata di società americana, la stessa che anni prima aveva messo all’indice i Coven e il loro Hail, Satan!
Non paga di tutto questo, Jinx , che già curava il look di scena per la propria band, accettò commissioni per il design di abiti di scena, reinventandosi così anche come stilista”rock” di musicisti del calibro di Jimmy Page, Cher, Motley Crue, Barbra Streisand, Michael Jackson e molti altri ancora.
Purtroppo un drammatico infarto nel 2008 sembrò interrompere le sue poliedriche iniziative. Ma la nostra front woman, nemmeno a dirlo, ne uscì… morta e risorta: “I was pronounced DOA at the hospital. I got to experience something first hand that we all wonder about and live to tell about it. I was dead for approximately 20 minutes, put in cold storage awaiting a doctor and then revived. So I am a true walking dead. All this time now, as a human on Earth, is extra for me. I now have time to finish the unfinished. I am stronger and in better health than I was before the experience.”
Mentre state leggendo, Jinx, riassemblata una fresca formazione di musicisti (e, forse, seguaci), sta celebrando, con un tour mondiale che ha portato i Coven per la primissima volta anche in Italia, il 50° anniversario di Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls: ancora ipnotica, ancora energica… ancora bella!
E se la storia degli antenati fosse vera?
