L’ultimo dei Rocker! Intervista a Pino Scotto

Cinico, politicamente scorretto, forse fin troppo sincero, è Giuseppe Scotto, conosciuto da tutti come Pino, non necessita di presentazione dal momento che cavalca le scene del rock nostrano da ormai trent’anni e più, incarnando lo spirito selvaggio e puro dell’essere una rockstar. In questa intervista ci mostra cosa significa essere un rocker e da anche alcuni consigli alle giovani band per emergere in un panorama, il rock, troppo trascurato in relazione alla qualità della musica che molte band producono. Signore e signori, Pino Scotto in esclusiva per Universo Rock & Metal!

Pino, innanzitutto grazie per la disponibilità a rispondere alle nostre domande, volevo partire proprio da una considerazione. Ho voluto chiamare questa intervista “l’ultimo dei rocker”, e guardando in giro mi sa proprio che dietro di te c’è il nulla, dando per scontato quanto poco c’è di rock nei vari Ligabue e Vasco Rossi. Quanto senti sia vera questa affermazione?
Grazie per il “Rocker”perchè è proprio così che mi sento, un rocker di vecchio stampo che crede ancora nella dignità e nei valori della Musica e della gente. Riguardo ai nomi che hai elencato con il rock non hanno assolutamente nulla a che fare.

Rockstar: si nasce con “il fuoco” dentro o lo si può diventare?
Rockstar si diventa, come quei venduti che riempiono gli stadi, Rocker invece ci si nasce.

Il tuo pensiero sui vari show televisivi ed i talent lo conosciamo bene, credi che in Italia sia sbagliato l’atteggiamento del pubblico che da “per buono” ciò che gli viene proposto o c’è una totale mancanza di produttori con le palle, che riescono a scovare i talenti dai garage “sotto casa”?
In quei talent non c’è mai stata né la voglia né l’intenzione di cercare artisti veri, di cui in questo paese siamo pieni, perchè a loro fa comodo che questi poveracci durino al massimo un anno, perchè così c’è nuovo spazio per farne arrivare degli altri a cui succhiare sangue e speranze.

Con i Vanadium hai condiviso molte gioie e sicuramente molti dolori come tutti i cicli della vita. Cosa significa per te far parte di una band? E’ come avere una seconda famiglia? Come il successo può minare certi equilibri?
Purtroppo tenere insieme una band è molto difficile, c’è sempre qualcuno che o per ignoranza o per arroganza rema al contrario ed è per questo che da tanto tempo ballo da solo, così mi accollo ogni merito e demerito di quello che faccio. Comunque, riguardo all’esperienza Vanadium è stato un bel sogno durato dieci anni, più di così….

Come cambia essere una rockstar negli anni ’70, quando c’era ancora un margine per potersi sentire liberi nel vero senso della parola, e i giorni nostri, dove tra censura e media ormai viene concesso poco spazio all’ispirazione e alle proprie idee?
Riguardo ai ladri, puttane e leccaculi che infestano questo ambiente, è cambiato poco, tanto il modo di strisciare lo trovano sempre, per quelli come me, invece che si sono sempre sentiti liberi, non è cambiato assolutamente niente.

La collaborazione con i Club Dogo da quale punto di vista va osservato? Devo esserti sincero, sono rimasto molto stupito quando l’ho saputo e ho ipotizzato che fa parte di un processo creativo con una spiegazione ben precisa.
Il brano con i Dogo principalmente è nato per raccogliere un po’ di soldi per il mio progetto umanitario in centro America e Cambogia (www.rainbowproject.it) e in più naturalmente per la mia voglia di cambiare e stupire.

Ai giorni nostri quanto costa essere una persona vera che esprime una propria considerazione senza che qualcuno suggerisca cosa dire? E’ una tendenza che danneggia il musicista? In che modo le etichette forzano il processo creativo delle band?
Tutti nella vita hanno una grande possibilità: Quella di scegliere, per il resto, io penso e sono fermamente convinto che ognuno ha ciò che si merita.

E’ solo una mancanza di coraggio e di denaro o molto spesso le band emergenti per la smania di apparire si presentano agli appuntamenti con materiale di scarsa qualità? Perchè in Italia è difficile emergere nonostante i palazzetti e gli stadi si riempiono ogni volta che una band internazionale visita il nostro Paese?
Non è mancanza di coraggio, forse mancanza di soldi si, ma soprattutto mancanza di consapevolezza su come vanno fatte le cose, su quando farle, e a chi affidarsi per farle, visto che molti addetti ai lavori in questo paese non fanno altro che occuparsi dei soliti raccomandati che poi vanno in televisione. Esistono tante grandi band italiane e anche qualche etichetta indipendente onesta che cerca di dare un opportunità agli artisti emergenti facendo un mare di sacrifici tutti i giorni e levandosi quasi il pane di bocca per dare visibilità alle nuove leve, bisogna saper scegliere con chi lavorare, ma spesso poi, le band stesse, non hanno riconoscenza e rispetto per il lavoro degli altri, e poi si lamentano che nessuno li vuole seguire e che nessuno crede in loro, un po’ più di gratitudine e coerenza non guasterebbe. La scena rock italiana è stata sempre purtroppo molto esterofila anche se poi tanti gruppi italiani fanno davvero cose di ottima qualità.

La scelta di band come i Lacuna Coil di preferire l’esilio all’anonimato italiano, può essere un messaggio confortante dalla serie: “Il lavoro paga ma all’estero lo apprezzano di più” oppure un messaggio sconfortante dalla serie: “Cercate di mettere più soldi da parte e scappate se volete fare musica”?
Grandi Lacuna Coil, si meritano tutto il successo che hanno, se lo sono davvero guadagnato con grandi sacrifici, sono l’esempio da seguire per le band italiane che vogliono fare qualcosa, ma spesso pochi di loro sono disposti a farsi il culo seriamente anno dopo anno, ormai la musica non ha più confini, se ti dai da fare e sai quello che fai forse i risultati arrivano indipendentemente da quale paese sei partito, ci vuole forza e determinazione.

Potendo scegliere un palco “storico” della scena rock mondiale, quale avresti voluto solcare, Pink Floyd Live in Venice (200.000 persone), Woodstock (500.000 persone) o Queen live at Wembley (150.000 persone)?
Sicuramente Woodstock, anche se io sono molto soddisfatto dei palchi su cui ho suonato in questi anni e soprattutto dei palchi su cui ancora oggi suono ogni sera.

Ho paura della risposta, ma te lo chiedo ugualmente, cosa pensi della scelta dei Metallica di affidare la scelta della scaletta del loro tour mondiale ai gusti dei fans? E’ solo un’operazione commerciale?
Secondo me è una grande paraculata, perché forse alla fine i brani da suonare li scelgono sempre poi loro.

La nostra webzine, totalmente no profit, si impegna nel dare spazio alle band emergenti tramite l’home page del nostro sito e recensioni senza alcuna pressione da parte di etichette, puoi darci un consiglio e uno stimolo a continuare il nostro lavoro dietro le quinte?
Certamente, il vostro lavoro è importantissimo, anzi se non ci fossero realtà come la vostra, in questo paese saremmo sempre di più in balia della stampa “mainstream“ che si occupa solo dei soliti noti e si affretta a saltare sempre e solo sul carro dei vincitori, molte band italiane meritano davvero e solo gente come voi, può offrire loro un po’ di spazio e di visibilità. Non mollate, questa è una guerra culturale, ma insieme la possiamo combattere.

Magari possiamo darci appuntamento alla tappa del tuo “vuoti di memoria tour” del 16 Maggio a Parma per una chiacchierata su come procede il tour e l’album. Sarebbe un regalo per noi e i nostri lettori. Grazie ancora per la tua disponibilità!
Sicuramente, vi aspetto a Parma per una serata di grande Rock ‘n’ Roll, intanto grazie a voi di tutto e un grande abbraccio ai vostri lettori. We Rock !!!


Di Emiliano Viapiana

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