
Autore: Duff McKagan
Anno: 2024
Editore: Il Castello
Pagine: 400
Prezzo: 22,00 €
“Quante vite avrei voluto, quante vite avrei vissuto”. Il cantautorato italiano poco (anzi, nulla) si sposa con l’universo hard rock. Eppure il passaggio di questo brano calza a pennello su Duff McKagan, bassista e cofondatore dei Guns N’ Roses, “la band più pericolosa del mondo”; una parabola, quella del musicista nato a Seattle il 5 febbraio 1964, che dura da quasi quarant’anni (considerando che l’album di esordio della band, Appetite for Destruction, è del 1987). Un uomo che ha contribuito sia a buona parte dei più grandi successi sia alla (parziale) réunion del gruppo, ufficializzata nel 2016 via Twitter, con la partecipazione al Coachella Valley Music and Arts Festival.
Qualche numero: McKagan ha formato i Velvet Revolver (con i quali ha pubblicato due dischi: Contraband e Libertad, nel 2004 e 2007) e militato in altre band di buon successo, come Neurotic Outsiders (l’omonimo album è del 1996), Walking Papers (che dà il nome al disco del 2013, seguito cinque anni dopo da WP2) e Loaded (usciti tra il 2002 e il 2011 con tre lavori in studio: Darkdays, Sick, The Taking). E ancora, gli album da solista: Believe in Me (1993), Beautiful Disease (1999), Tenderness (2019), Lighthouse (2023). Senza dimenticare le collaborazioni con nomi del calibro di Iggy Pop, Ozzy Osbourne, Jane’s Addiction, Alice Cooper, Sebastian Bach.
Tutto questo – e molto altro – è custodito nell’autobiografia It’s so easy e altre bugie, uscita per Il Castello, collana Chinaski Edizioni, in cui McKagan racconta, con dovizia di particolari e senza mai risparmiarsi, l’ascesa verso la notorietà e il successo planetario (caratterizzato da milioni di dischi venduti, live sold-out in ogni angolo del globo, denaro a fiumi e splendide donne). Ma anche il lato più cupo della fama, delle battaglie contro alcolismo e tossicodipendeza. Una cavalcata incessante che pretende, come accade in casi del genere, un prezzo da pagare.
In un precario equilibrio tra gloria e dipendenze, It’s so easy e altre bugie – traduzione italiana di Giuseppe Ciotta, è anche un docufilm del 2015 diretto da Christopher Duddy: It’s so easy and other lies – prende il via all’inizio degli anni Ottanta, quando l’allora ventenne Michael Andrew McKagan (questo il nome all’anagrafe) abbandona la sua città nativa – che di lì a poco sarebbe diventata la culla del grunge – per seguire le sue ambizioni musicali (“sentivo che ormai il punk rock fosse alle ultime battute, nel 1984. Le prime due ondate si erano esaurite: c’erano state le punk band storiche e poi quelle hardcore”) e lasciarsi alle spalle una moria di overdose d’eroina che stava sterminando la sua cerchia di amici nella scena locale (“ho conosciuto un sacco di tossici. Molti di questi ci hanno lasciato la pelle, altri si trascinano ancora adesso conducendo una vita miserabile”).
Dopo qualche settimana a bighellonare Los Angeles, trascorrendo le notti in auto, un annuncio pubblicato su un free press della città cattura l’attenzione di Duff (“era di una band che stava cercando un bassista. Il contatto cui telefonare si chiamava Slash. Pensavo che con un nome del genere poteva trattarsi di un punk rocker come me. E se avessimo avuto gusti simili, forse anche lui avrebbe voluto esplorare nuovi orizzonti musicali”). Subito dopo sarebbero nati i Guns N’ Roses, che con McKagan al basso avrebbero pubblicato quattro album rimasti scalfiti nella pietra: il già citato Appetite for Destruction, G N’ R Lies (1988), Use Your Illusion I e Use Your Illusion II (1991). Nonché il disco di cover The Spaghetti Incident? (1993). Ma non sarà tutto rose e fiori.
Primo libro del “sopravvissuto” McKagan – il secondo è Come essere un uomo (e altre illusioni), pubblicato da Chinaski Edizioni nel 2016 – It’s so easy e altre bugie torna dunque in libreria in questa nuova versione. Un racconto che, scrive Ciotta nella sua intensa prefazione, rappresenta “un viaggio entusiasmante, credetemi, perché pochi musicisti hanno saputo tessere una tela di amicizie, collaborazioni e influenze come il bassista dei Guns N’ Roses (in realtà, fuori dalla band è anche cantante). Che dire poi della sua carriera solista, dei Loaded e, soprattutto, di quella meravigliosa creatura incompiuta che furono i Velvet Revolver, col talentuoso e dannato Scott Weiland degli Stone Temple Pilots e gli ex gunners Slash e Matt Sorum?”.
A tutto ciò si affianca l’aspetto privato di Duff, le sue riflessioni e l’iter umano: come spesso succede, anche nel suo caso l’ascesa nel musicbiz – dove non è mai stato “oscurato” da due prime donne come Slash e, soprattutto, Axl Rose (protagonista di Axl, la biografia del leader dei Guns N’ Roses, firmata dal misterioso scrittore neozelandese Ken Paisli e portata in Italia sempre da Il Castello Editore e Chinaski Edizioni) – muove di pari passo con la discesa nel vortice della dipendenza (“diversi miei compagni di band erano andati in overdose varie volte. La mia stessa dipendenza era ormai fuori controllo, e il mio corpo era a pezzi”).
Dall’infanzia, che qui viene affrontata rapidamente, alla giovinezza trascorsa a suonare in una delle band più iconiche di sempre (e, quando comincia a sgretolarsi, è proprio lui per primo a capire che i suoi giorni lì sono contati) alla maturità come uomo (conosce l’amore vero e la felicità di diventare padre per due volte) e professionista (laureato in Marketing ed Economia, oggi insieme a numerosi colleghi Duff gestisce una società di consulenza patrimoniale. Inoltre, innumerevoli impegni musicali a parte, è editorialista per le testate online Seattleweekly ed Espn, ed ha collaborato con il New York Times, Rolling Stone e Playboy), It’s so easy e altre bugie è un il racconto scorrevole, genuino e originale dove nulla “è così facile”.
Certo, oggi per McKagan – uomo dalla personalità complessa e brillante – gli anni dissoluti sono un lontano ricordo. Ma per raggiungere una redenzione morale e fisica il cammino è stato complicato non privo di ostacoli. Per scrivere il libro, anche con l’aiuto di Tim Mohr, Duff (che oggi vive a Seattle con la moglie, la top model Susan Holmes, e le loro figlie Grace e Mae Marie) si è dovuto guardare a lungo dentro. Come mai aveva fatto prima. Prima di acquistare It’s so easy e altre bugie il suggerimento è di “dimenticare” (se le avete già lette) autobiografie come The Dirt dei Mötley Crüe o La sottile linea bianca di Lemmy Kilmister. Scrive il Los Angeles Magazine: “Leggerai questo libro di memorie del bassista dei Guns N’ Roses per il sesso, la droga e il rock and roll, ma lo ricorderai per ciò che verrà dopo: il recupero, la famiglia e la realizzazione”.

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