Afterhours – Hai Paura Del Buio?

La decadenza poetica crea la musica più adatta a se stessa. Hai paura del buio? impasta increspature nere di onde sonore irregolari. Ad ascoltare quest’album non si capisce se devi essere un disagiato o un palato fine. Il confine potrebbe, come spesso, essere sottilissimo. La confusione è tanta a livello sonoro ed a livello dei testi. Gli Afterhours non hanno di certo creato un disco semplice, solo un hard rock composto di riff energici e ritornelli pomposi. Si alternano rock leggero, pezzi più acustici, roba più confusa e sottofondi talmente messi lì a caso (o anche no) che danno un tocco totalmente psichedelico. È il 1997, ancora il decennio del grunge, e tali influenze sono anch’esse presenti.

La società si è imborghesita, quasi a dire imbastardita, dal gruppo milanese. 1.9.9.6 si apre con una bestemmia sopra un pesante giro di chitarra acustica. L’irriverenza di Agnelli e soci viene fuori anche con una voce che esprime ribrezzo ed un sound di fondo che sembra fare lo stesso, vera particolarità del pezzo.

Partiamo da un titolo totalmente ossimorico: Male Di Miele. Come si accosta il male ad una cosa dolce come il miele? Il riff è importante ma non presenta grande potenza sonora. È presente in tutto il pezzo in maniera incalzante ed è tra i più rappresentativi del gruppo milanese. È sicuramente uno dei pezzi dall’ascolto più semplice del disco, ed anche per questo sarà stato scelto come singolo estratto. In sottofondo un suono fastidioso non ben definibile, poi cori femminili e Manuel Agnelli con la sua voce graffiante. Tra le righe si capisce di un amore finito.

Senza Finestra ha una voce vibrante calma con in sottofondo una chitarra acustica che sembra scordata. Partono poi suoni striduli robotici stile cartoni giapponesi anni ’80. Senza Finestra è probabilmente la definizione di assenza di apertura mentale verso colui o colei cui è destinato il testo. L’arrangiamento rimane inquieto per tutto il pezzo. La serenità non fa parte di questo disco, e quando è presente è uno scherzo. Il finale presenta una voce distorta fastidiosa e poi un violino arrogante.

Lasciami Leccare L’Adrenalina è un grunge spedito con in evidenza la chitarra elettrica ed il suo sound. Breve ma intensa e molto inquieta, non si capisce se si parla di sadismo sessuale o della voglia di violentare una donna: “Forse non è tanto legale sai ma sei bella vestita di lividi, m’incoraggi ad annullare i miei limiti, le tue lacrime in fondo ai miei brividi”. Il ritornello ripete il titolo, forse con chiara allusione a ciò che il protagonista intende leccare, provocandogli adrenalina…

Sui Giovani D’Oggi Ci Scatarro Su parte incazzata con un crescendo di disgusto. Il ritornello ripete di nuovo una volta ma in maniera calma, in contrapposizione a ciò che dice. La rabbia deriva dai ragazzi che fanno i figli di papà sfruttando i loro soldi, ma in fondo non sono capaci di costruirsi un avvenire.

Certo, 19 pezzi non li assorbi subito, specie se di questo carattere selvaggio. Un primo ascolto potrebbe non bastare. I testi contribuiscono a creare confusione. Questo rock a volte è puro come un hard rock, a volte presenta influenze punk, grunge, funky o sottofondi di musica classica. Sound misteriosi creano vortici psichedelici ed ancora giù di confusione. Chitarre acustiche chiariscono il tutto ma poi si ritorna a riff pieni di feedback che fanno male alle orecchie. Certo, tutto questo fa capire che con la musica gli Afterhours si destreggiano alla grande ricreando tutti i sound che vogliono e di cui hanno bisogno. Allora, a te che piace questo disco: sei un disagiato o un palato fine?

Destabilizzante.

Track-list:
01. Hai paura del buio?
02. 1.9.9.6.
03. Male di miele
04. Rapace
05. Elymania
06. Pelle
07. Dea
08. Senza finestra
09. Simbiosi
10. Voglio una pelle splendida
11. Terrorswing
12. Lasciami leccare l’adrenalina
13. Punto G
14. Veleno
15. Come vorrei
16. Questo pazzo pazzo mondo di tasse
17. Musicista contabile
18. Sui giovani d’oggi ci scatarro su
19. Mi trovo nuovo

Line-up:
Manuel Agnelli – voce, chitarra elettrica, chitarra acustica, slide guitar, percussioni, cd player, nastri, organo Hammond, pianoforte, bontempi
Xabier Iriondo – chitarra elettrica, rumori, microsynth, delay machine, chitarra tremolante, 501 space echo, electric mistress, enomalakito, bontempi
Giorgio Prette – batteria, voci dalla paura
Collaborations:
Dario Ciffo – violino
Francesco “Fresco” Cellini – violoncello
Alessandro Zerilli – basso

Anno: 1997
Etichetta: Mescal
Voto: 8.5/10

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