Intervista a Giacomo Voli dei Rhapsody of Fire

Noi di URM abbiamo avuto il piacere di intervistare Giacomo Voli, attuale Frontman dei Rhapsody of Fire.

Ciao Giacomo grazie per aver accettato questa nostra intervista, sono sicura che renderai felici molti nostri lettori. Dunque partiamo subito chiedendoti, come è stato il tuo approccio alla musica e quando hai compreso che il tuo genere fosse il metal?
Ciao a tutti! Sono sempre stato vicino al mondo della musica, specialmente quello della classica e dell’opera. Il mio Nonno materno era cornista e insegnante al conservatorio di Reggio Emilia, e credo di avere ereditato moltissimo da lui e dal suo talento. A 15/16 anni avevo già una discreta cultura “rock” nata dalla passione per i Queen, Aerosmith, Toto e molti altri. In terza superiore sono stato “iniziato” dai miei pochi compagni di classe al mondo del metal (alcuni di questi compagni hanno intrapreso il mio stesso percorso, come il cantante dei “From the Depth” Raffaele Albanese) e lì ho capito quanto “spazio” potesse avere la voce in quell’ambito musicale.

Adesso passiamo ad un argomento che avrai affrontato innumerevoli volte, ma non se ne può fare a meno dal momento che parte da li la tua scalata al successo. Hai partecipato a The Voice of Italy, dove vieni seguito da Piero Pelù e raggiungi il secondo posto, qui ti lancio una domanda al peperoncino. É stato per te un trampolino di lancio o saresti riuscito a raggiungere i livelli attuali anche senza?
Il mio punto di vista è che questa domanda, che apprezzo sempre, prevede una separazione tra due realtà: la “musica” e i “talent”. Ecco, personalmente credo che sia una contrapposizione sbagliata… semplicemente perchè la musica non è solo presente nel “mercato musicale” ma appunto vive e cresce all’interno della società, attraverso ogni mezzo a disposizione. The Voice mi ha spronato a volere da me stesso il massimo, cosa che forse ancora non avevo preteso davvero. Avevo molti progetti, tributi, musical, mi sono messo in discussione in dimensioni differenti, ma non avevo avuto il coraggio di dire “voglio vivere di questo”, di provare a scrivere la mia musica con entusiasmo. Ecco, se non ci fosse stato The Voice non so se avrei creduto in me stesso davvero… ma questo ci riporta alla separazione data per scontata: sono davvero separate queste realtà? Il mio “segreto” è che appunto io non vedo divisione. Vedo un sistema televisivo con tantissimi difetti, mercificazione dei talenti, spreco di bellezza, esagerazione nel confezionamento… ma anche una possibilità che si è sostituita prepotentemente al lavoro dei talent scout. Perciò… se non fosse stato tramite The Voice sarebbe stato tramite altri canali.

Ascoltando la tua versione di “Impressioni di Settembre” a The Voice on Italy, qualcuno avrebbe potuto pensare, all’inizio del brano, che non saresti potuto arrivare a fare davvero qualcosa del genere con la voce. Invece l’hai fatto, facendo accapponare la pelle a tutti. Come è partita l’idea di provare un’impresa del genere?
Sono molto legato a quel capolavoro della PFM. Era uno dei brani che avevo “portato” tra le scelte del mio repertorio (ad ogni partecipante viene richiesto di preparare un certo numero di canzoni per i provini precedenti alla “blind audition”, ed era già tra quelle) e penso che dimostri come si può credere nel valore della musica italiana, quando la melodia, gli accordi, l’arrangiamento e il testo sono in connubio perfetto (grazie a “certi” Pagani, Mussida e Mogol). Durante le prove con la band io facevo dei vocalizzi nel momento del “Moog” (non esiste un vero chorus nella canzone, ma un tema strumentale) per lasciare spazio a quella melodia così caratterizzante. Piero mi chiese se sarei stato capace di cantarla…e ci ho provato. Il resto della storia lo conoscete! Devo comunque dire che raramente, in sede live, sono contento del risultato e di questa scelta. Lo dico senza “condannare” nessuno, ma solo perchè in quei maledetti 90 secondi televisivi si è costretti a mutilare i pezzi scelti, e la tendenza è quella di dover raccontare tutto ciò che sei in un lasso di tempo veramente ridicolo, spesso esagerando con acuti e abbellimenti. Ho imparato anche da questo, e sicuramente mi ha insegnato a non dare per scontato nemmeno un secondo durante le mie performance ma… credo sia più bello poter scoprire una persona pian piano in una vita di sorprese, no?

Come è stata la tua esperienza con Piero? Sei ancora in contatto con lui?
Devo dire positiva. Ho un atteggiamento da “spugna” e cerco di assorbire quanta più esperienza dalla vita. Piero è un artista completo e maturo, perciò conservo gelosamente per me i momenti fuori dalle telecamenre. Ho avuto modo di cantare in diverse situazioni dove Piero ovviamente sarebbe stato l’attrazione principale, e per questo sono molto grato. Non ci sentiamo da un po’ ma credo che se succedesse ritroveremmo quel rapporto che abbiamo vissuto allora! Bisogna ricordarsi che le amicizie vere maturano nel corso di una vita, perciò non ho mai avuto la presunzione di diventare una di quelle… Sono contento che ci sia un grande rispetto reciproco, di essere stato aiutato in ogni modo possibile.

Come anticipato sei arrivato al secondo posto, mentre Ivan Giannini dei Vision Devine è stato eliminato, ma questo non vi ha impedito di far parte di due metal band a livello nazionale, cosa é significato per te?
Significa ciò che sembra: che certi messaggi non si “preoccupano” del mezzo attraverso il quale corrono. Il mio è arrivato ad Alex Staropoli (tastierista, compositore e leader dei Rhapsody of Fire) e quello di Ivan ai VD. Significa che ciò che siamo, quando siamo onesti, arriva ai cuori giusti.

Adesso torno ad essere un po’ provocatoria volendo sapere se dopo il secondo posto a The Voice of Italy e dopo essere stato escluso da Sanremo, come hai reagito a tutto questo? Sono stati fallimenti per te? Quale é stato il tuo primo pensiero dopo l’esclusione?
Crescita. Ogni fallimento, ogni “no” porta tanta amarezza, un senso di sconfitta abbastanza naturale. Nel mio caso porta anche tante domande: In cosa ho sbagliato? Cosa posso cambiare da ora in poi? Devo riprovarci? Come per ogni aspetto del mio percorso io tendo ad essere molto autocritico, per volere e ottenere il massimo da me stesso. Quando so di aver dato ogni goccia del mio sudore allora sono felice comunque! Diversamente cerco di essere realista, e ad analizzare le situazioni e le condizioni per capire se devo cambiare me stesso o accettare certe realtà.
Sanremo è ancora “peggio” come ambiente musicale, ma (come ho detto precedentemente) è ciò che siamo che fa la differenza. Io credo di essere stato coerente con me stesso, di aver tentato con un brano roccheggiante e ironico.
Il resto… sono possibilità, macchinazioni e politiche che non hanno nulla a che fare con la musica!

Ora facciamo qualche passo indietro di qualche anno. Siamo nel 2013 ed inizi ad insegnare canto moderno rock; ti faccio una domanda piu tecnica. Per quanto riguarda il canto del metal è fondamentale nascere con delle capacità tecniche naturali oppure anche lo studio può portare ad alti livelli?
Una combinazione di più cose. Mi piace pensare che la nostra volontà sia come un “pilota d’automobile”, invece la “macchina” è rappresentata dal corpo, dalla voce. Se abbiamo una fiat “500” avremo dei limiti legati alle possibilità meccaniche, ma la determinazione del pilota farà davvero la differenza. Una Ferrari con un pessimo pilota… farà poca strada… e magari anche brutte figure!
Io sono consapevole di avere una buona macchina a disposizione, ma vi assicuro che stresso parecchio il mio pilota… PARECCHIO!

Arriviamo cosi al 2014, crei un progetto come solista con la collaborazione di grandi artisti come Bacchi, Rubini, Festa e Castellari, dove per due anni dai vita a circa 80 concerti, il tutto seguito dalla pubblicazione del singolo “Il Vento Canterà” e nel 2015 l’Ep “Ancora nell’Ombra”. Cosa ti ha poi spinto a prendere in considerazione di collaborare con delle band, dal momento che hai poi iniziato militando brevemente con il Banco del Mutuo Soccorso?
Ho cercato di fare ciò che ritenevo giusto per la mia carriera artistica, per il tipo di voce che ho, per le sensazioni che posso trasmettere. Ogni avventura è stata affrontata così, per esprimere ciò che sono. Ci sono anche ragioni economiche, questo è il mio lavoro. Oggigiorno chi vuole vivere di musica ha diverse strade davanti a sè, ma quelle dove il “cantante” viene valorizzato con la propria personalità sono poche e isolate. Ogni scelta che faccio tende a conservare il valore che ho come persona.

Immagino che ci hai provato gusto e sempre nel 2015 entri a far parte dei Teodasia, ma qui cambi totalmente genere, dal prog rock del Banco, passi al metal sinfonico. Come hai affrontato il cambiamento? Ma sono curiosa di sapere come sei stato accolto dai fans della band e dalla band stessa?
I fan dei Teodasia mi accolsero bene devo dire! Oggi, pur non facendo più parte della band, sono rimasto in ottimi rapporti con i ragazzi e auguro loro tanti successi con Agnese e la nuova formazione costruita dal talentuoso Francesco Gozzo. Abbiamo fatto delle belle esperienze e registrato due dischi (in Reloaded abbiamo rivisitato in chiave maschile alcuni brani già esistenti, in Metamorphosis invece registrato brani originali) e grazie a tutto questo ho anche trovato un modo più personale di cantare.

Ora proseguiamo la tua scalata e raggiungiamo momenti più attuali. Siamo arrivati al 2016, quando diventi il frontman ufficiale dei Rhapsody of Fire, band symphonic metal dal 1997, che rappresenta con orgoglio l’Italia nel mondo. Cosa è significato per te questo passaggio?
Per me è stato ed è tutt’ora un motivo per essere orgoglioso di ciò che sono. Il connubio tra musica classica/barocca, il latino e le parti corali, il metal più intenso e veloce alternato a ballate dolcissime… Come poteva non essere apprezzato da un fan dei Queen come me? Rappresenta anche una responsabilità verso i fan storici, verso chi crede che l’Italia abbia ancora qualcosa da dire al mondo.
Sono davvero fiero di essere insieme a Staropoli, De Micheli, Sala e Lotter, e non vorrei essere da nessun altra parte!

I Rhapsody of Fire si distinguono per i loro brani che parlano di storie fantasy ispirati a temi epici. Infatti la nuova saga fantasy iniziata con “The Eighth Mountain” rappresenta il primo capitolo della “The Nephilim’s Empire Saga”. Quale è stato il tuo contributo nella stesura della storia? Sei anche tu un grande appassionato di fantasy?
Diciamo che, a confronto con certe persone, non sono nemmeno l’ombra di chi è davvero appassionato! Ho sempre adorato i temi cavallereschi, il fascino di quel lunghissimo periodo storico nel quale l’uomo ha affinato l’arte, la musica e la tecnica (ahimè) della guerra e dell’armeria, mescolati alla fantasia e alle leggende. Il mio contributo è quello dei testi, creo le immagini e le parole giuste per raccontare le nostre storie, le ambientazioni dove l’eroe vive le proprie imprese, i sentimenti che lo assalgono in bilico tra il bene e il male.

Ok siamo quasi alla fine della nostra piacevolissima chiacchierata, ma non posso non chiederti di dare un consiglio a tutti coloro che stanno provando o vogliono provare a portare avanti la stessa tua passione per la musica, in uno scenario, quello italiano, che non è privo di difficoltà.
Il consiglio spassionato è di pretendere il massimo, sempre, da se stessi. Dal punto di vista tecnico: intonazione, timing, precisione, interpretazione, suoni… Siate severi! Riascoltatevi sempre nelle vostre performance e cercate di rispondere con sincerità: ho dato il massimo? Posso migliorare? Dal punto di vista commerciale: fate qualsiasi cosa per vivere e guadagnare, non c’è nessuno che può aiutarvi meglio di voi stessi! P.s.: siate responsabili delle vostre scelte, quali esse siano.

Adesso siamo davvero giunti al termine, ti ringrazio per averci dedicato un po’ del tuo tempo, regalandoci un po’ della tua avventura, ti chiedo un ultimo regalo, un saluto ai lettori di Universo Rock & Metal. Grazie ancora Giacomo.
Un saluto a voi, spero di aver dato un piccolo contributo in questo labirinto di anime! Vi aspetto ai concerti, l’unica dimensione “tangibile” della musica e… “Senza l’autotiùn”.

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