Slipknot – We Are Not Your Kind

Nel prolifico universo della musica metal una cosa è certa, non ci si annoia mai e c’è sempre spazio per la sperimentazione e per l’evoluzione e questo gli Slipknot lo sanno molto bene; infatti se c’è una cosa a cui la band dell’Iowa ci ha abituato in questi anni è a non dare mai nulla per scontato.
Ogni volta sembra che Corey Taylor e soci vogliano dirci: “avete presente l’album che abbiamo fatto tot anni fa? bene, dimenticatevelo… questo nuovo è completamente diverso, cazzo!“.
Dopo 5 anni di pausa dal precedente, i nove di Des Moines escono allo scoperto con l’attesissimo We Are Not Your Kind, anticipato da un singolo al fulmicotone All Out Life (che non è stato poi inserito all’interno dell’album ma che è stato fonte d’ispirazione per il suo titolo) con annesso video malatissimo.
Attorno ai fan del nodo scorsoio si era dunque creato un certo hype per questo nuovo prodotto e sicuramente questa aspettativa non è stata delusa, ma andiamo ad analizzare il disco più nello specifico.

Dopo la classica intro preparatoria presente in ogni album, l’ascoltatore si imbatte in Unsainted, brano che inizia decisamente più dolcemente delle solite canzoni di apertura dei dischi degli Slipknot, un coro quasi angelico che ricorda vagamente You Can’t Always Get What You Want degli Stones, accompagna la voce di Taylor mentre batteria e chitarra creano un crescendo che sfocia nel tanto atteso randellamento che caratterizza il sound della band.
Segue Birth Of The Cruel, canzone decisamente più simile alle prime produzioni del gruppo; un connubio di suoni quasi claustrofobici e di voce in pulito che si alternano ad un ritornello potente nel quale dominano rullate e screaming, il finale in stile film horror è un tocco di classe.
Nero Forte è uno dei brani di punta del disco, grezzo ma al contempo melodico, con un ritmo che invoglia a scuotere la testa e un ritornello che continuerà a risuonarvi nelle orecchie a lungo; per chi ricorda The Blister Exist o Gematria non può non coglierne lo stile.
Critical Darling è invece un brano old school nel quale screaming e rullate sembrano non dare tregua all’ascoltatore che viene poi messo a suo agio dal solito ritornello orecchiabile che sembra essere un leitmotiv di questo album.
A chiudere il tutto abbiamo Solway Firth, un brano che è un crescendo di energia e nel quale Taylor tira fuori tutta la sua incazzatura, perché è proprio la rabbia verso le istituzioni e gli stereotipi imposti dalla società che fanno gridare agli Slipknot noi non siamo della tua razza!.

Che gli Slipknot non amino omologarsi si sa da sempre e con questo nuovo album la cosa è ancora più palese; realizzare nel 2019 un album nel quale molti dei brani superano ampiamente i 5 minuti mentre alla radio la fanno da padrone canzoni di breve durata, orecchiabili e veloci può risultare decisamente fuori dal tempo.
La verità è che We Are Not Your Kind non è un disco che ha la pretesa di diventare un fenomeno commerciale, è un album maturo e sincero, nel quale emerge il desiderio dei musicisti di creare esattamente la musica che amano, esternando la loro voglia di diversità nel titolo del loro stesso prodotto.
Passata la rabbia viscerale dell’esordio e superata a fatica la morte del loro amico Paul Gray, ad oggi la band di Des Moines è entrata in una nuova fase della propria vita; in questa fase gli Slipknot non hanno paura di osare e se ne fottono di quello che la gente vuole, vanno dritti per la loro strada facendo quello che a loro piace, al di sopra della dittatura del mainstream e del commerciale riuscendo a realizzare un lavoro decisamente di alto livello.

Sperando di avervi incuriositi vi saluto e ringrazio e, mentre mi ascolto il disco in sottofondo, mi stappo una bella American Ipa.

Tracklist:
1. Insert Coin
2. Unsainted
3. Birth Of The Cruel
4. Death Because Of Death
5. Nero Forte
6. Critical Darling
7. A Liar’s Funeral
8. Red Flag
9. What’s Next
10. Spiders
11. Orphan
12. My Pain
13. not Long For This World
14. Solway Firth

Line-up:
Shawn Crahan (Percussioni, Cori)
Jay Weiberg (Batteria)
Sid Wilson (Giradischi)
Mick Thomson (Chitarra)
Craig Jones (Campionatore, Tastiera)
Jim Root (Chitarra)
Alessandro Venturella (Basso)
Corey Taylor (Voce)

Anno: 2019
Etichetta: Roadrunner Records
Voto: 7.5/10

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