Iron Butterfly – In-A-Gadda-Da-Vida

In-A-Gadda-Da-Vida in effetti non significa niente. Doug Ingle non riusciva a pronunciare bene “In the Garden of Eden” durante i concerti, mentre era fatto di chissà cosa, e ne venne fuori quel titolo che sembra essere frutto di un neonato che ora sta imparando a parlare. Siamo sempre nei favolosi sixties, precisamente nel 1968, ed LSD ed acidi vari erano comuni come caramelle per la gola. Gli Iron Butterfly non si esentarono dallo sperimentarle e ne venne fuori un viaggio psichedelico di colori, vortici dalle varie tinteggiature e qualche atmosfera più macabra. Bastano sei pezzi per passare la mezz’ora di ascolto. Ma passarla con poca luce nell’ambiente, semmai ad occhi chiusi, o facendo una cosa che dei simpatici amici ci hanno consigliato… Nell’ultimo pezzo si intende.

Siamo nel titolo d’apertura, siamo in Most Anythink You Want, siamo in un viaggio sospesi tra la realtà e l’irrealtà, sospesi nel vuoto a galleggiare con un sorriso stupido sul viso senza motivo apparente. In particolare è l’organo a donarci sonorità di altre dimensioni sensoriali.

Ed ancora l’organo psichedelico in My Mirage parte con solennità, una chitarra funkeggiante lo accompagna, giro di basso ammaliante, batteria sottile ed eterea. Lo stile di rock psichedelico e le sonorità hippy si fondono nel nostro intimo creando un mondo leggero, disinteressato, quasi a raggiungere il Nirvana.

Bart Simpson è davanti la chiesa di Springfield e consegna a tutti un foglio con la canzone religiosa del giorno da cantare all’unisono. Una vecchietta comincia ad intonare In-A-Gadda-Da-Vida all’organo, tutti in coro intonano il celeberrimo motivo: “In a gadda da vida honey, don’t you know that I’m lovin’ you”. Il tutto dura oltre diciassette minuti, accendini accesi in aria alla fine. La vecchietta crolla sfinita sui tasti dell’organo, il reverendo Lovejoy si rende conto che quello sentito è rock. Scoppia il putiferio. Ok ma andiamo con ordine, il pezzo è lungo e vario. Organo, chitarra, basso e voce partono intonando la stessa cosa. L’ambiente è psichedelico ma anche un po’ cimiteriale, c’è il ritorno di solennità con un tocco gotico. La voce sparisce quasi subito: assolo di organo. Stacca l’organo: assolo di chitarra. Il motivo rimane sempre in sottofondo, è un mantra, un’ossessione. Ora si stacca tutto, assolo di batteria. Anche la batteria così vibrante emana psichedelia pura. Pian piano ritorna l’organo, ritorna il tema unico del brano, ritornano anche basso e chitarra elettrica. Di nuovo voce e si va alla chiusura di questa esperienza mistica. Ah, nel video Homer ricorda a Marge che sotto questa canzone loro si “coccolavano”, potrebbe essere un’altra esperienza da provare…

Siamo di fronte ai limiti della percezione umana con soli quattro strumenti musicali più la voce. E’ incredibile come qualche effetto, qualche riff, qualche tema musicale possano trasportarci in un mondo di draghi che volano, arcobaleni che fluttuano, lune che parlano, poter vedere fisicamente la propria anima e parlarle. La musica, in questo caso il rock psichedelico, ti entra dentro in maniera invisibile e ti condiziona la mente.

Surreali.

Tracklist:
Lato A
01. Most Anything You Want
02. Flowers and Beads
03. My Mirage
04. Termination
05. Are You Happy
Lato B
01. In-A-Gadda-Da-Vida

Line-up:
Doug Ingle – organo, voce
Erik Brann – chitarra
Lee Dorman – basso
Ron Bushy – batteria

Anno: 1968
Etichetta: ATCO Records
Voto: 9/10

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