Jimi Hendrix – Electric Ladyland

Nel 1968 il mondo aveva già capito. Si era compreso che la chitarra elettrica ormai era stata rivoluzionata, si erano estratti da essa suoni che mai si pensava potessero provenire da una sei corde. Electric Ladyland è solo la conferma di quel suono grezzo, animale, sexy, ancestrale e cosa diamine volete che James Marshall Hendrix aveva alchimizzato.

Voodoo Chile vuole andarci piano, vuol far capire che il blues non è passato. Che la Fender Stratocaster sa esprimersi anche con dolcezza e profondità. Ci sa accarezzare e trasportare per un bel quarto d’ora.

Gipsy Eyes appare già più rock, ma con un vestito sottilissimo che copre la vera vena blues di Hendrix. Con il suo modo di fare riff ed un ritmo più sostenuto accompagnati della sua voce roca che lui tanto odiava, ma che secondo noi tanto donava al suo sound.

1983… (A Merman I Should Turn to Be) comincia in modo molto romantico. Il suo giro di chitarra è davvero ammaliante, la batteria dolce ed il sound molto rilassante. Testo però malinconico: parla di un uomo che invita la sua donna a rifugiarsi sott’acqua, nella mitologica Atlantide, perché nel mondo ci sono tante guerre.

Poi vabbè anche le chitarre si mettono a parlare. Still Raining comincia proprio così, e va avanti così per un po’, con una chitarra che sembra parlarci e dirci quasi ma che diavolo vuoi? Una provocazione in note.

Sarà anche un cover, ma delle volte le reinterpretazioni sono veramente degne di nota. Bob Dylan la compose e Jimi Hendrix la rese celebre. Anche All Along The Watchtower è un inno contro la guerra. Questo giovane di Seattle doveva proprio avercela con le procedure belliche. Il ritmo è molto semplice ma ciononostante è riconoscibilissimo. La chitarra nei soli è triste, ha quell’umore che solo bombe e proiettili possono trasmettere.

Il wah wah, effetto per chitarra caratterizzante della chitarra di Hendrix e della sua discografia, trova tra la sua massima espressione nel riff di Voodoo Child (Slight Return). Si conclude il disco in maniera più hard rock e psichedelica rispetto ai pezzi ascoltati che tendono più ad una nota blues, senza la mancanza di psichedelia.

Alla fine della registrazione Hendrix non era contento del sound del disco. Il lavoro era molto ricco, aveva anche tanti strumenti musicali oltre ai classici, che stesso Hendrix aveva registrato. Aveva passato molte ore in sala di registrazione con la Jimi Hendrix Experience eppure disse che alla fine avessero rovinato il suo lavoro. Il mancino di Seattle era un perfezionista, quasi ossessivo, e proprio durante la registrazione dell’album sfinì il suo manager che alla fine si licenziò. Ma nonostante il suo sound fosse spesso rabbioso e dalle distorsioni estreme, Jimi era un ragazzo molto sensibile, protettivo e premuroso. La sua creatività lo conferma. Ma grande era anche la sua fragilità che lo ha portato all’uso di droghe che causarono la sua morte ad appena 27 anni nel 1970. Si ode anche dai muri che “Hendrix è il miglior chitarrista di sempre”. Affermazione forse giusta o forse no, i gusti sono pur sempre personali. Fatto sta che prima di Jimi la chitarra veniva vista in maniera più limitata ed il nostro capellone ha ampliato i limiti dello strumento elettrico. Ormai dopo tanti anni, chiunque veda una Fender Stratocaster la associa a Jimi Hendrix. Possibilmente color olympic white.

Tracklist:
01. …And the Gods Made Love
02. Have You Ever Been (To Electric Ladyland)
03. Crosstown Traffic
04. Voodoo Chile
05. Little Miss Strange
06. Long Hot Summer Night
07. Come On (Let the Good Time Rolls)
08. Gypsy Eyes
09. Burning of the Midnight Lamp
10. Rainy Day, Dream Away
11. 1983… (A Merman I Should Turn to Be)
12. Moon, Turn the Tides… Gently Gently Away
13. Still Raining, Still Dreaming
14. House Burning Down
15. All Along the Watchtower
16. Voodoo Child (Slight Return)

Line up:
Jimi Hendrix – chitarra elettrica, chitarra acustica, slide guitar, voce, pianoforte, tastiere, basso, percussioni, kazoo
Mitch Mitchell – batteria, percussioni, voce
Noel Redding – basso, chitarra, voce

Anno: 1968
Etichetta: Reprise Records
Voto: 8.5/10

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