Metallica – Hardwired… To Self-Destruct

Dal 2008, anno di uscita di Death Magnetic, ne è passato di tempo. Certo, non si può dire che i Metallica siano rimasti fermi: hanno suonato in tutto il mondo, Antartide compresa, hanno collaborato con lo scomparso Lou Reed, diretto e girato un film-concerto in 3D. Nonostante il duro lavoro, l’esigenza di ascoltare del nuovo materiale da parte di una delle metal band più famose al mondo è stata imperante tra fan e non.

18 novembre 2016, è uscito Hardwired…To Self-Distruct, il nuovo album dei Metallica.

Dopo otto anni i Quattro Cavalieri sono tornati a farsi sentire con un doppio cd, per un totale di dodici pezzi. Definito da Lars Ulrich “coinciso, stringato ed essenziale”, come annunciato dal nome stesso dell’album, viene trattato il tema del continuo essere connessi al mondo, fatto che porta inesorabilmente, a detta della band, all’auto distruzione.

L’album è aperto dalla title track, Hardwired: veloce e imponente. Seguita da Atlas, Rise! che presenta delle ottime chitarre armonizzate, una classica batteria che scandisce il tempo e un basso che, finalmente, viene fuori; anche in Moth Into Flametroviamo queste stesse caratteristiche. Quest’ultima traccia è stata dedicata alla scomparsa di Amy Winehouse, il pezzo infatti parla di come il successo possa trasformarsi un oblio a causa delle diverse tentazioni offerte. Sulla scia dei tributi all’interno dell’album citiamo ManUNkind, violenta ed importante, che è preceduta da un intro in cui James Hetfield alla chitarra cura la parte armonica e Robert Trujillorende omaggio al prematuramente scomparso Cliff Burton; Murder One brano che ripercorre la storia di Lemmy Kilmister, citando alcuni delle sue liriche più famose, il brano in questione si presenta come il più debole dell’album. Abbiamo poi tracce più lunghe (intorno ai sette minuti ciascuna, ecco spiegata la scelta del doppio CD) comeNow That We’re Dead, Dream No More, Halo On Fire, Confusion, Spit Out The Bone,Am I Savage? e Here Comes Revenge che presentano continui cambi di velocità, dinamiche diverse e sound che citano precedenti lavori.

Per quanto riguarda le prestazioni troviamo un mozzafiato James Hetfield alla voce, la quale si presenta energica, a tratti aggressiva, a tratti melodica; la parte ritmica tenuta dalla sua chitarra è ottima, tagliente e ad altissima velocità. Altra rivelazione di quest’album è il bassista Robert Trujillo che finalmente abbiamo la possibilità di apprezzare, oltre che live, in studio, contribuendo perfino alla stesura di qualche brano. Troviamo un costante Kirk Hammett che fa un salto di qualità a livello solistico rispetto al precedente Death Magnetic, non arrivando comunque mai a stupire. Il membro fuori dal coro è senza alcun dubbio il batterista Lars Ulrich che propone una batteria abbastanza regolare, a tratti appena sufficiente e priva di fantasia.

Quello che viene fuori è un mix di energia e velocità, alternativamente geniale e banale. Un evidente, e perché no, ben riuscito ritorno alle origini, che riprende le sonorità dei primi album in cui il sound violento del thrash metal appena forgiato faceva da padrone. Tutto ciò condito da 30 anni di carriera in più che, nonostante alti e bassi, mantengono i Metallica nell’Olimpo del metal.

Tracklist:
Disc 1
01. Hardwired
02. Atlas, Rise!
03. Now That We’re Dead
04. Moth Into Flame
05. Dream No More
06. Halo On Fire

Disc 2
01. Confusion
02. Manunkind
03. Here Comes Revenge
04. Am I Savage?
05. Murder One
06. Spit Out The Bone

Edizione Deluxe:
01. Lords of Summer
02. Ronnie Rising Medley
03. When a Blind Man Cries
04. Remember Tomorrow
05. Helpless
06. Hit the Lights
07. The Four Horsemen
08. Ride the Lightning
09. Fade to Black
10. Jump in the Fire
11. For Whom the Bell Tolls
12. Creeping Death
13. Metal Militia
14. Hardwired

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Anno: 2016
Etichetta: Blackened
Voto: 7.5/10

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