Disillusion – Ayam

Questo 2022 è stato un anno davvero fantastico per gli amanti del progressive metal, in particolare per quel filone di band come gli An Abstract Illusion o i Wilderun che amano miscelare elementi più estremi del loro sound con strutture tipicamente progressive – la scelta di non usare il termine progressive death metal non è a caso, dato che ritengo lo spettro sonoro delle band menzionate enormemente più vasto di quello che si possa descrivere con le limitazioni di un semplice sottogenere. I tedeschi Disillusion regalano a noi amanti del prog metal un altro motivo per gioire con il loro nuovo album Ayam, giunto a tre anni di distanza dal loro precedente platter The Liberation del 2019. La band di Lipsia ha avuto un passato decisamente tumultuoso per una formazione che dopo il seminale disco di debutto Back To The Times Of Splendor del 2004 e il successivo Gloria del 2006 si è sciolta fino a tornare assieme qualche anno fa con il chitarrista/cantante come unico membro della formazione originale.

Ayam risulta a conti fatti essere un gioiellino di progressive metal, mischiando degli elementi estremi ad altri più acustici ed eterei ed altri ancora più grandiosi e sinfonici. La ciliegina sulla torta per quanto ci riguarda può inoltre essere ricongiunta ad una produzione perfetta e cristallina, con dei suoni davvero formidabili sia per quanto riguarda l’impatto delle chitarre che per la pulizia dei passaggi acustici. Una menzione doverosa va fatta al vocalist Andy Schmidt che si districa sapientemente tra una vocalità pulita, calda, melodica e avvolgente che mi ricorda tanto un mix tra Jonas Renkse dei Katatonia e Roy Khan (ex- Kamelot), ed un’altra piuttosto peculiare in quanto non si tratta del solito growl iper-cupo e gutturale, ma una timbrica sporca che però non arriva mai ad un punto tale da poter essere messo sullo stesso piano di quanto proposto da vocalist come Mikael Akerfeldt degli Opeth per esempio. La proposta della band è estremamente eterogenea e prevede delle composizioni lunghe ed elaborate come la opener Am Abgrund o il quarto pezzo della tracklist Abide The Storm che sfiorano entrambe i dodici minuti con tanto di wall of sound massici e assoli ipertecnici, mentre altri brani si basano su atmosfere più eteree, pulite ed acustiche e che spesso prevedono un build-up del suono fino ad arrivare ad un climax finale. Questa è una band che davvero riesce a trasportare l’ascoltatore nella propria dimensione sonora; una gruppo progressive che prevede strutture tipicamente complesse nella loro musica ma che allo stesso tempo sa essere estremamente atmosferica ed evocativa tanto che spesso nell’ascoltare i loro brani ci si trova con la mente a viaggiare nel bel mezzo di una tempesta ai confini di un’isola deserta. Il sound sofisticato della band è un continuo evolversi di temi e di suoni con l’incorporazione, in alcuni casi, di strumenti quale il violoncello e il sassofono che condiscono l’ascolto di ulteriori ingredienti che rendono il viaggio rappresentato da Aydam ancora più stimolante ed interessante. Le influenze di questo disco si sprecano ed è per questo che in apertura di recensione mi sono volutamente rifiutato di utilizzare il termine progressive death metal in quanto molto più ampio è lo spettro di sonorità offerto da questo platter – si va dal progressive metal, al melodic death fino ad incorporare sfumature avant-garde, dark/gothic/doom fino alle vette più alte del symphonic, tanto che la grandiosità di alcuni passaggi non possono non ricordarci il maestro Devin Towndsen – un ascolto impegnativo insomma, ma al contempo estremamente ricco, ambizioso e gratificante in esattamente un’ora di fruizione musicale. Forse l’unico neo di quest’album, almeno per quanto ci riguarda, è la sequenza della tracklist che presenta le due mega-suite del disco nella prima porzione dell’album che fra l’altro risulta anche essere la sezione del platter in cui la band spinge maggiormente sull’acceleratore a livello di wall of sound. La seconda metà del lavoro tende infatti molto spesso a giocare sulle atmosfere, il build-up del suono e le sezioni acustiche o più prettamente dark alla Katatonia. Insomma avrei gradito maggiormente una mescolanza più eterogenea dei vari pezzi all’interno dell’esperienza musicale di Ayam. Particolare e d’effetto è sicuramente la chiusura del lavoro che con The Brook ci culla in una composizione molto soffice, eterea e sognante fatta di strumenti acustici, tastiere e la calda e rassicurante timbrica pulita di Andy Schmidt. Anche qui, sul finale si ha un cambio di tonalità verso territori più cupi e grandiosi, per un pezzo che prende vita attraverso un susseguirsi di colori ed epiche sinfonie. Insomma una cosa è davvero certa, questa band sa davvero mischiare le carte in tavola! Sembra strano poter citare in un unica frase band come Enslaved e Pink Floyd, ma la realtà è che attraversare passaggi sonori dal feel estremamente freddo, nordico e atmosferico e ritrovarsi a girovagare immersi in soluzioni psichedeliche e progressive non è strano ed inusuale nella musica della band tedesca.

In conclusione, questo nuovo disco dei Disillusion riesce nell’intento non semplice di riuscire a conciliare due anime che non sempre riescono ad essere espresse a pieno dalle band intente nel proporre questo determinato sound – complessità ed atmosfera trovano infatti un’alchimia perfetta su Ayam che, per quanto ci riguarda, risulta un piccolo gioiellino di progressive metal moderno per un disco con davvero pochi cali di ispirazione. Un viaggio entusiasmante attraverso sezioni progressive, virtuose ed acrobatiche ma anche tra stracchi acustici, atmosfere dark, sinfonie solenni e wall of sound incredibili con tanto di blast-beat a tutto andare. I Disillusion riescono a trasportarci con la loro musica verso lande fredde, spoglie e desolate avvalendosi del calore e della bellezze delle loro composizioni. Se amate band quali Opeth, Wilderun, Enslaved o An Abstract Illusion vi consigliamo caldamente l’ascolto di questo album che non ho dubbio sul fatto che diventerà presto uno dei vostri preferiti dell’anno.

Tracklist:
1. Ad Abgrund
2. Tormento
3. Driftwood
4. Abide The Storm
5. Longhope
6. Nine Days
7. From The Embers
8. The Brook

Line-up:
Andy Schmidt – Voce/Chitarra
Beh Haugg – Chitarra
Robby Kranz – Basso/Voce
Martin Schulz – Batteria

Anno: 2022
Etichetta: Prophecy Productions
Voto: 8/10

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