Nightwish – Fiera Milano City, Milano 6/12/2022

Non c’è alcun dubbio sul fatto che il concerto che i Nightwish hanno tenuto lo scorso martedì 6 dicembre a Milano sia stato un live “sudato” fino all’ultimo per i fan italiani della band symphonic metal più famosa al mondo; il tour infatti, posticipato più volte a causa della pandemia, è rimasto incerto fino all’ultimo a causa dei problemi di salute della frontwoman Floor Jansen. Come se non bastasse, la venue originariamente prevista per questo concerto che doveva essere il Lorenzini District non risultava agibile e la nuova venue è stata finalmente annunciata solo ad una quindicina di giorni dalla data del concerto. L’importante, comunque, è che alla fine tutto sia andato liscio ed il concerto si è svolto in una location che magari non sarà stata il massimo per un gruppo della caratura dei Nightwish (immaginatevi un enorme magazzino, tre o quattro volte più grande dell’Alcatraz di Milano, senza gradinate ne posti a sedere e con delle fastidiose colonne ai lati che limitavano parzialmente la visibilità), ma che comunque ha dato il modo alla band di esibirsi su un grosso palco e portandosi dietro tutta la propria scenografia e giochi pirotecnici.

Ad aprire le danze la band finlandese Turmion Kätilöt ha offerto ai fan una mezz’ora di discreto Industrial Metal, con tanto di maschere e sound piuttosto impastato, non per colpa propria ovviamente, ma ciò non toglie che questo abbia sicuramente limitato l’efficacia della loro proposta. Tutt’altra caratura per quanto riguarda i Beast In Black, che dalle nostre parti sono ormai quasi di casa avendo suonato spesso di supporto a band più rinomate come quest’estate con Helloween e Sabaton, o precedentemente con i Rhapsody. La band di Anton Kabanen (ex- Battle Beast) ci ha proposto una buona dose di Heavy Metal a tratti dal sapore feroce e marcatamente Priestiano, a tratti più moderno e catchy, ma in ogni caso mandando sempre e comunque il pubblico in visibilio, specialmente con le ormai classiche Blind And Frozen e End Of The World. La band è on the road per supportare il loro ultimo lavoro in studio Dark Connection e come al solito fa una gran figura tra i fan accorsi al concerto, specialmente per merito del dotatissimo vocalist Yannis Papadopoulos, versatile come non mai nel passare da uno scream quasi alla Rob Halford ad altre soluzioni vocali più delicate ma sempre eseguite alla grandissima.

Alle 20.45 in punto come prestabilito i Nightwish salgono in cattedra per un concerto che probabilmente per quasi la totalità dei fan sarà stata una prima volta senza la figura e la voce iconica di Marco Hietala, sostituito da Jukka Koskinen, bassista che per la verità avrà nel corso del concerto pochi momenti in cui brillare di luce propria (al contrario degli altri membri della band), immergendosi tuttavia pienamente nel ruolo di ottimo gregario, anche se la personalità di Hietala per chi scrive, difficilmente si potrà ritrovare in un nuovo membro. La scaletta pensata per questo tour non è stata cosa banale da decidere per la band; innanzitutto bisognava trovare una durata che non fosse eccessivamente estesa per una Floor Jansen sempre impeccabile ma che allo stesso tempo non poteva essere al massimo delle condizioni per quindi reggere concerti interminabili, dall’altra era necessario trovare una soluzione per quanto riguarda i pezzi dei Nightwish con Marco Hietala alla voce – il dilemma era eseguirli o escluderli completamente dalla scaletta – La band ha scelto la seconda ipotesi, con qualche eccezione come la ormai intoccabile I Want My Tears Back, dove Troy Donockley si è occupato delle parti vocali dell’ex-bassita/cantante, mentre in The Greatest Show On Earth è proprio lo stesso Troy all’unisono con Floor Jansen a cimentarsi nelle sue parti. Per il resto la scaletta si è improntata sui pezzi del nuovo album Human. :II: Nature, come la bellissima e delicata ballad dal sapore folk Harvest, la distopica Noise e la sognante Shoemaker, senza contare il riarrangiamento in chiave acustica di How’s The Heart, con una Floor Jansen visibilmente commossa che si è lasciata andare alle lacrime verso la fine del pezzo. Anche la scenografia risulta imponente come sempre, con dei meravigliosi video che accompagnano l’esperienza sonora, dei maxischermi laterali che proiettano le immagini dei musicisti (spesso “effettate” a dovere per sposarsi meglio con il contenuto dei singoli brani proposti), ed una serie di giochi pirotecnici e fiamme davvero d’impatto. Tuomas Holopainen troneggia compiaciuto dietro la sua tastiera, Troy Donockley ci delizia con i suoi strumenti acustici e a fiato, oltre che con la sua meravigliosa e delicata pronuncia britannica – per chi scrive, un musicista che ha portato tantissimo a questo gruppo e che continua ad arricchire con il suo lato folkloristico il symphonic metal della band finlandese. Non possiamo ovviamente non menzionare la valchiria Floor Jansen che nonostante tutto quello che ha passato nell’ultimo periodo si conferma una professionista esemplare, nonché una delle migliori vocalist in circolazione in ambito metal e non solo benché questa sera sia stata meno avvezza all’headbanging incessante con cui ci ha abituato negli anni. La scaletta prosegue con pezzi unicamente estratti da Once in poi, lasciando quindi da parte almeno per questa volta i brani dei primi quattro dischi della band (d’altronde non dimentichiamoci che l’ultima volta che i Nightwish scesero in Italia fu proprio per promuovere un tour incentrato sui pezzi storici, quindi la scelta di non riproporli questa sera alla fine ci può stare), ciononostante il pubblico va letteralmente in visibilio quando la band propone brani dell’era Tarja Turunen quali Nemo, Dark Chest Of Wonders e l’immancabile Ghost Love Score, drammatica e solenne, in dieci minuti di assoluta magia musicale che non ci annoieremo mai di sentire. L’era Annette Olzon anche è ampiamente coperta con pezzi come Seven Days To The Wolves, Sahara (a sorpresa!), la frizzante Storytime e le immancabili Last Ride Of The Day e I Want My Tears Back. Il finale del concerto è come al solito dedicato alla monumentale e straordinaria The Greatest Show On Earth, venti minuti che ci trasportano nella storia del nostro pianeta, dalla sua formazione 4.6 miliardi di anni fa, alla comparsa delle primissime e semplici forme di vita che si sono poi evolute sino ad arrivare a noi esseri umani. Un sentito omaggio del maestro Holopainen “all’affresco della chimica” (per citare il testo), che ha portato alla nascita di un pianeta che ha regalato la possibilità e le condizioni perché l’evoluzione potesse compiere il suo percorso- allo stesso tempo un omaggio alla razza umana che ha continuato a prodigarsi nel tentare di comprendere “ogni singolo granello di sabbia” (parafrasando il testo della canzone), dando vita a tutto ciò che di straordinario (ma purtroppo anche di distruttivo), abbiamo nelle nostre mani. Un concerto dei Nightwish d’altronde è anche questo, non sono solamente musica e parole ma un’esperienza a trecentosessanta gradi nel mondo della geniale mente di Tuomas Holopainen. Un viaggio tra scienza e fantasia, due anime apparentemente poco conciliabili ma che mai come in questa band trovano una coesione ed un’alchimia perfetta. Perché gli interpreti potranno anche cambiare negli anni, ma il messaggio e la visione del progetto rimane unica e coerente con se stessa. Questo i numerosi fan accorsi a Milano per assistere a questo straordinario spettacolo lo sanno già, e anch’io come questi ultimi non vedo l’ora di scoprire ciò che il futuro riserverà per questa formazione.

Setlist:
Noise
Storytime
Tribal
Elan
7 Days To The Wolves
Dark Chest Of Wonders
Harvest
I Want My Tears Back
Nemo
How’s The Heart (acoustic)
Sahara
Shoemaker
Last Ride Of The Day
Ghost Love Score

Encore:
The Greatest Show On Earth

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