Donne del Rock: The Great Kat

[Nota per i/le lettori/trici: le frasi in maiuscolo sono mere trascrizioni delle fonti consultate]

Una dei dieci shredder più veloci di tutti i tempi (se non “la più veloce”, a seconda delle fonti consultate) nasce nel Wilthshare (regione britannica dall’antica tradizione di curatrici ed erboriste – poi “streghe”, da metà Cinquecento – di alberi “stregati” – che minacciano di sanguinare se abbattuti – e simili amenità), all’insegna del numero del Diavolo (il 6/06/66), e risponde al nome di Katherine Thomas. Ma nelle interviste ufficiali parla rigorosamente alla terza persona riferendosi a sé stessa con l’appellativo The Great Kat. Proveniente da una famiglia di musicisti che la inizia precocemente alla musica classica (“[…] I discovered Beethoven by listening to Beethoven since birth. Literally a baby listening to Beethoven’s “Egmont” and singing along with it.”) si dedica allo studio del pianoforte classico dall’età di 7 anni. Scopre poi il violino classico a 9 e, solo 6 anni dopo, ottiene una borsa di studio per frequentare la prestigiosissima (e, dicono, rigidissima) Jilliard School di New York (città in cui si era nel frattempo trasferita con la famiglia). È lì che ha l’intuizione (alcuni, dicono, dopo aver ascoltato Randall (William) Rhoads e Jimi Hendrix): trasporre gli esercizi e gli assoli per violino nella chitarra,che non aveva mai preso in mano prima dei 21 anni! E questa intuizione segnerà il suo destino. Non si crogiola troppo sulla laurea a pieni voti conseguita, poco dopo, in violino classico; né ha troppi dubbi nel lasciarsi alle spalle quello che lei stessa definisce un “impeccable Classical pedigree”. O almeno, questa è la narrazione che è andata per la maggiore. Detto tra noi, qualcosa non torna se ancora adesso, a chi le chiede se tornerebbe alla Jilliard nelle vesti di insegnante Kat(herine) risponde con un tranchant : “Muori!”. Comunque, la versione ufficiale “autorizzata” dovrebbe essere più o meno questa: Kat è ancora una giovanissima e ambiziosa violinista, con il capelli corti e ordinati e il viso acqua e sapone (e, non ce ne voglia, un look un pelino anonimo) quando, fresca di laurea, si esibisce come violino solista alla Carnegie Recital Hall e gira negli Stati Uniti, in Messico e in Inghilterra come violinista solista (qui un estratto di una sua “Carmen Fantasy” dell’epoca), ottenendo fama come The Little Paganin ma anche traendo sempre meno soddisfazione dall’uso del proprio strumento per il baratro in cui sembra precipitare la musica classica. Il dramma è che non sa su cosa ripiegare: non sembra esistere altra musica degna di questo nome in giro (“Who cares [about other genres] when Beethoven is the ultimate in “gorgeousity” of music!”). Il suo profondo sconforto dev’essere stato raccolto dalla musa Euterpe che, attraverso il mezzo catodico, la folgora sulla via dello zapping con un videoclip dei Judas Priest: “Wow – I thought! I immediately picked up the electric guitar and began updating Classical Music with Speed Metal and transcribing my intricate violin solos to the guitar. I developed a new genre of music; “Shred / Classical” Music – violin and guitar shred virtuosity, mixed with symphony orchestra and band!” Beethoven le si rivela nelle nuove vesti di “primo metallaro della storia” e lei, non paga di esserne la sacerdotessa, capisce di dover assurgere addirittura al rango divino per compiere la propria missione nel mondo: “I realized that classical music was dead and needed to be updated with popular music. After searching, I found metal music and came to the realization that Beethoven was actually the first metalhead! The powerful, pounding, and aggressive music of Beethoven mixed perfectly with the raw aggression of metal. I began transcribing classical violin solos to the guitar and became the first guitar/violin goddess.

Ha così inizio, negli anni Ottanta, la sua transizione dal salotto al pogo, la rivisitazione fetish dei propri armadi (per inciso, ai Judas dobbiamo anche l’associazione dell’heavy metal agli outfit aderenti in total black) nonché la sua frequentazione delle celebrities della cultura pop del momento, tra cui Timothy Leary (lo psicologo-artista e attivista pro-psichedelici di “Turn on, tune in, drop out“: accenditi, sintonizzati, abbandonati) e la caustica Joan Rivers (della quale, probabilmente, prende un po’ troppo alla lettera il motto: “Il segreto del mio successo è che dico sempre tutto quello che gli altri si limitano a pensare”). Ma, soprattutto, nasce la sua nuova identità: The Great Kat è innanzitutto, la profeta della beethovenizzazione dei popoli, una “Hyperspeed guitar / violin shredder” o, se preferite, una “Shred classical musical revolutionary“. E se non aveste capito l’antifona, il titolo dell’album d’esordio (del 1987) non lascia dubbi: Worship Me or Die! Pomposo nel titolo e spettacolareggiante negli intenti (esubero di note estreme e scale vorticose, riff esasperati e così via), le premesse di questo suo debutto sono – ci piaccia o no – molto in linea con i tempi: e non a caso incontrano subito il favore di un pubblico che non vede l’ora di abboccare al mix “acrobatismo esecutivo-simbologia satanica-birra-(strisce di) abiti osé” (per non parlare del fascino del proibito suscitato, in una nazione così culturalmente puritana, dalla blasfemia demoniaca: le prime edizioni di quest’album sono, a distanza di anni, ancora un introvabile oggetto di culto).

Sempre più aggressiva nelle sue trasposizioni della musica classica in speed e thrash metal, e satanico-dominatrice – al limite del caricaturale – nel look e negli atteggiamenti, è grazie all’imenottero celebrato da Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov che The Great Kat raggiunge la fama mondiale: nel suo Flight of the Bumblebee (tratto dall’album Beethoven on Speed, 1990) raggiunge abbondantemente i 300 BMP, e lo fa con una perizia tecnica che verrà ricordata persino sul sito ufficiale della Gibson. E con pezzi come Beethoven Mosh (Beethoven’s 5th Symphony in C Minor) raggiunge uditori che non si accontentano di effetti speciali e calze a rete e che, semmai, sono affascinati dall’alta velocità. A distanza di anni quest’album continua a raccogliere recensioni a 5 stelle, e non solo da parte degli aspiranti (o passati) slaves della bionda chitarrista: la Malmsteen in latex fa ancora furore.

Il crescendo di popolarità, in un primo momento, per lei si traduce in ulteriore esaltazione: non c’è uscita di LP, DVD o annuncio di concerto in corrispondenza del quale The Great Kat, autoproclamatasi “musical messiah”, non rilasci interviste (a suo dire ironiche) parlando alla terza persona con fare autocelebrativo, ridondante e stereotipato nel nome della propria missione nel mondo: “My Mission in life is to SAVE Classical Music and MAKE THE WORLD REALIZE the Power, Brilliance and COMPLEX GENIUS of Classical Music by mixing it with the MORONIC music of the MASSES-Popular Music (Metal)!!!! NO OTHER music can have any comparison to the ABSOLUTE INTENSITY of CYBERSPEED!”.

Con un atteggiamento che all’inizio viene “solo” confuso con perfezionismo cronico, The Great Kat passa sempre più tempo nel suo personale studio di registrazione di Long Island, da cui segue maniacalmente ogni cosa (“The Great Kat is the guitar/violin virtuoso performing on all my videos and the video director, producer, and editor.”). E questo egotismo (“People are ignorant! That’s why geniuses like Galileo, Beethoven, Socrates and The Great Kat exist – to wake up the masses and to revolutionize history!”) non trova ostacoli nemmeno da parte della sua etichetta discografica, la TPR Music (e quando diciamo sua, intendiamo proprio “di famiglia”: pare che la proprietaria sia la sorella) e mai ne troverà da parte di altre visto che ha sempre avuto l’accortezza di urlare considerazioni del tipo: “NO LOSER RECORD LABEL WILL EVER INFRINGE ON MY GENIUS WITH THEIR INFERIOR LITTLE PEON BRAINS!!!!”.

Nemmeno l’avvento del web la coglie impreparata: non ci sarebbe da stupirsi se si scoprisse che lei stessa ha realizzato (con grande lungimiranza per l’epoca) il proprio sito. Come spiega a un’intervistatore all’incirca in quel periodo: “The Great Kat lives in New York City-THE CYBERSPEED CAPITAL of the world!!!! EVERYWHERE ELSE IS TOO SLOW, STUPID and BACKWARDS!!!!!!!!!!!!!!!! […] The Great Kat composes on a Pentium PC, using Passport’s Encore Composition and Notation Program and Cakewalk’s Pro Audio. I record with my PC on the MIDI / LIVE Orchestra and MIDI / LIVE band. “Bloody Vivaldi” CD uses a MIDI and LIVE orchestra, drums, AND Computerized, industrial sound effects!!! EVERYTHING in the next millennium will be COMPUTERIZED!!!! THAT is why ALL music MUST be faster and SHORTER and MORE BRILLIANT!!!!!!”

E tutti i mezzi esistenti divendano buoni per diffondere la sua (umile) visione epico-agonistico della vita:

Beethoven, Mozart, Paganini, Wagner and ALL revolutionary composers were CRITICIZED for their music AND their EGOMANIACAL images!! Cyberspeed music is for intelligent, fast-thinking, pushy, and aggressive success-minded people LIKE THE GREAT KAT!!!!!! If you SLOW-MINDED, DRUGGED-OUT, SUICIDAL conformist LIARS can’t understand the AMAZING POWER of mixing the brilliance and complexity of Classical music with the RAW, POWERFUL, VIOLENCE of metal, THEN YOU’RE AN IDIOT!!!!!! If you don’t understand the ENERGIZING, CYBERGIZING, GET-OUT-OF-MY-WAY, UNSTOPPABLE, VIOLENT PERSONALITY OF THE HIGH-PRIESTESS OF GUITAR SHRED, THEN YOU WILL NOT UNDERSTAND MY FURIOUS, SURGE OF VICIOUS ENERGY MUSIC – CYBERSPEED!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! […] I listen to all metal, industrial, etc., including Judas Priest, Megadeth, Ozzy, Nine Inch Nails and Slayer. But UNDERSTAND THIS VERY CAREFULLY: The Great Kat is NOT a metal guitarist!!!! The Great Kat is a VIOLIN Virtuoso taking Violin solos and bringing them to the Guitar. I am systematically taking Classical Music and editing it, rearranging it, reorchestrating it, recomposing it and compressing it for the fast-minded, information superhighway, internet obsessed, 5 billion bytes of information PER SECOND mentality of the 21st Century!! THIS IS WHY THE GREAT KAT’S CYBERSPEED MUSIC WILL TAKE OVER MUSIC BY THE YEAR 2000!!!! Those other “guitarists” like Malmsteen are simply taking the “blues” and adding a few diminished arpeggios and some keyboards and FOOLING you IGNORANT PRIMATES into thinking THAT is “NeoClassical” Music!!! WAKE UP!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

Il sospetto, però, è che sia poi rimasta sempre e solo lei anche a curare il (mancato) aggiornamento dello stesso sito dal punto di vista grafico e dei contenuti: e la confusione in chi lo naviga nel 2020 è legittima, visto che a prima vista sembra più il vecchio portale di una mistress che non lo strumento promozionale di un’affermata musicista. Un peccato, perché aveva davvero da subito colto la direzione che – ci piaccia o no – avrebbe preso la rete in pochi anni (“The internet has demanded that you make a huge presence to compete! The Great Kat has an insane, blood-dripping, outrageous persona because that is what is needed to shove the power of hyperspeed, shredclassical, Beethovenian virtuosity down your throats!”).

Il paradosso è che proprio questo website diventa sempre più centrale nelle sue narrazioni: non c’è domanda a cui non risponda consigliando (per dirla eufemisticamente) di andarlo a guardare. Anche – ma non solo – per questo, intervistarla diventa sempre più faticoso. E se all’inizio una modalità comunicativa aggressiva, ridondante e piuttosto stereotipata viene tollerata come parte del personaggio (dichiarazioni tipo: “The Great Kat is one of the fastest, fiercest heavy metal guitar shredders in the universe. This lady is hard core. She plays Beethoven’s symphonies the way he always intended: incredibly fast and covered in blood” rimbalzano di intervista in intervista come un mantra), a lungo andare la povertà (anche quantitativa) di argomenti ammessi nelle interviste (tra cui – indovinate un po’? – il rapporto tra metal e musica classica: “The Great Kat performs the note-for-note authentic score of Vivaldi’s “The Four Seasons” summer presto – shredding all violin parts, all viola parts, on both guitar and violin and viola, with a chamber orchestra and band! This is the only Vivaldi that combines authentic violins, chamber orchestra with guitars, band at high speed perfection!”), l’insistenza sulla procacità e la dialettica da wrestler (“All you masturbating idiots DESTROYED Heavy Metal Music five years ago!!! You ALLOWED that MINDLESS, Nirvana, Kill-Yourself, Grunge CRAP and Industrial NOISE to DESTROY METAL!!!!!!!!!!!!!! NOW THE GREAT KAT has to NOT ONLY RESURRECT CLASSICAL MUSIC, BUT ALSO METAL!!!!!! Now GET OUT of MY WAY, LOW-IQ TRUCK-DRIVING LOSERS and LET ME GET TO WORK!!!!!”) matchano sempre peggio con le aspettative di quanti vorrebbero, semplicemente, sapere “dell’altro” su di lei.

Sappiamo, dai suoi ultimi aggiornamenti tecnici, che è riuscita a raggiungere velocità folli sia al violino che con le sei corde grazie alla Tecnica Paganini appresa alla Juilliard; che è endorser ufficiale della Burns Scorpion (che suona con pickup EMG), ma che adora anche la Ibanez S1520 Prestige, la Guild con pickup EMG e un tremolo Kahler, la Jackson V con pickup EMG e un tremolo Floyd Rose e una Gibson Flying V; che ha poi un amplificatore Marshall da 100 Watt JCM 800 appositamente modificato per le sue specifiche shred e, tra i suoi effetti preferiti, troviamo un Arion MM-1 Metal Master Pedal, DigiTech 2120, Eventide Delay, Lexicon Concert Hall Reverb e vari EQ e compressori. E potremmo proseguire per ore con i dettagli di questo tipo.

Ma chi è e cosa fa Katherine quando (e se) si spoglia dei (pochi) panni di The Great Kat? C’è qualche episodio della sua vita privata che è stato determinante per la sua carriera musicale? Questi e altri quesiti, per quanto personali, sono veramente all’ordine del giorno per chi, diventato un personaggio pubblico, catalizza l’interesse di migliaia di fan. Ma The Great Kat – non sapremo mai se per eccesso di riservatezza o se per fredda adesione allo show business – diventa sempre più inflessibile. Sottrattasi alle interviste sincrone (mentre continua ad accumulare una quantità imbarazzante di premi e riconoscimenti ), e rinviato ogni confronto al botta e risposta telematico (in cui ripropone sistematicamente il solito set di “urla”, insulti e “risposte”), la musical messiah dirada progressivamente anche i propri concerti. Un atteggiamento in apparente contraddizione con quel “Mai tirarsi indietro!” che aveva urlato, nel 2002, durante una delle ultime interviste rilasciate di persona.

Più o meno in quello stessi periodo un giornalista, incredulo e imbarazzato, faceva precedere il suo articolo da questa premessa: “[…] per motivi di autenticità, si prega di tenere presente che tutte le risposte sono state urlate, le successive domande sono state accolte con silenzio o derisione e che a The Great Kat piace urlare “Muori !!!!!!!” E dire che era stata anche una delle interviste più “profonde” fino a quel momento rilasciate: all’indomani dell’11 settembre, come newyorkese (acquisita) Kat(herine) sembra impaziente di fare la propria parte con fare contro i “barbari terroristi” attraverso i messaggi (?) veicolati dalla propria musica:

[…] This music is the definitive battle cry to war, featuring opera singers, The Great Kat’s opera singers, The Great Kat’s symphony orchestra and shred band. […] humiliation and revenge rips through this guitar shred fest. […] Sarasate’s Zapateado is where The Great Kat’s lightning fast guitar technique and demonic violin virtuosity shine on this incredible virtuosic showstopper! […] War, terror, punishment, humiliation. […] The Great Kat’s screams are meant to bring out vicious, brutal and raw emotions.

Lo scontro di civiltà deve prenderla parecchio se vi dedica ben due tracce originali (Torture Techniques and Islamofasciasts ). Ma il patriottismo da solo, evidentemente, non basta. La sua produzione di EP (iniziata nel 1996) e DVD (Extreme Guitar Shred, del 2005, e Beethoven’s Guitar Shred, del 2009) si interrompe nemmeno dieci anni dopo.  Dal 2011, infatti, il ritiro dai palchi della “SEXY, WILD, OUTRAGEOUS” metallara “with UNBELIEVABLE guitar SHREDDING!!!!”, l’unica capace di dare filo da torcere (postumo) a Paganini sembra definitivo.

Non rinuncia però, come abbiamo detto poco sopra, a vendere e soprattutto a “vendersi” visivamente, seppur digitalmente: un’ostentazione corporea talmente insistente che ha scoperto il fianco alle critiche di molti detrattori, che non si sono fatti scappare l’occasione per insinuare che il suo look tutto “tette e sangue” facesse da compensazione rispetto a virtù musicali più millantate che dimostrate.

In queste ultime osservazioni c’è sicuramente una punta d’invidia. Ma è anche vero che, proprio quando queste voci si facevano più insistenti, la musical messiah non ha provato a (ri)dimostrare il contrario esibendosi dal vivo. Cosa che ha trasformato la sua (fredda) scelta commerciale in un boomerang. E a quanti, nel 2017, ancora sperano in un suo ritorno live, The Great Kat taglia corto con un “The Great Kat non è in tour, perché riceve troppe minacce! Trovami un palco a prova di proiettile […]”.

Un’artista di tale virtuosismo tecnico non avrebbe avuto bisogno di fare della propria avvenenza qualcosa di più di un ornamento: anche perché la bellezza fisica tende a sfiorire prima della capacità tecnica (sarà quello il motivo dell’improvviso ritiro dalle scene?) e sicuramente i fan desiderano assistere alle sue performance il più a lungo possibile.

Comunque, in questa sede non ci faremo troppe domande su come The Great Kat commenterebbe le nostre supposizioni (per la cronaca, a molti che ci hanno preceduto ha risposto con varianti molto colorite del nostro chissenefrega, aggiungendo poi una manciata di insulti di rinforzo), perché è fin troppo facile immaginare cosa accadrebbe. Coerentemente col personaggio (o, dobbiamo dire: la sua persona?! C’è chi inizia a temere che Katherine sia ormai una Bela Lugosi dello speed metal…) riporterebbe in un baleno la conversazione sulla beethovenizzazione di massa, concludendo poi, lapidaria: “If you can master the violin, the guitar is nothing!

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