Neil Young – Harvest

Siamo nel 1972. I favolosi ma anche tragici sixties sono passati. C’è qualcosa che però si protrae oltre, e parliamo del problema della droga che ha mietuto tante vittime in quegli anni tra artisti, musicisti e persone comuni. Neil Young ne è toccato profondamente, anche lui ha perso amici a causa di queste sostanze. In Harvest possiamo sentire tutta questa malinconia accentuata dalla sua voce calda ed acuta, da un sound rock-folk triste e malinconico. Sono però vari i temi del canadese in questo album, lavoro dedito interamente a temi sociali senza perdere una sonorità ammaliante: triste sì ma anche rilassante.

Dopo i primi due pezzi molto folk USA e sognanti, si passa ad un sound più maestoso e solenne. Il tutto reso possibile dall’orchestra alle spalle di A Man Needs A Maid, che parla di un uomo che dice di aver bisogno di una cameriera per le sue necessità. Il testo fu oggetto di critiche di sessismo perché l’interpretazione era difficile. In verità Young voleva solo dire di aver bisogno di una donna che si occupasse di lui, dopo essersi innamorato di una donna.

Heart Of Gold è tra i brani più celebri del folk blues di tutti i tempi. Dolce chitarra acustica, dolce armonica, caldissima come sempre la voce di Young. Ben interpretandolo, il testo parla dell’arruolamento di soldati per spedirli pronta consegna in Vietnam. Sappiamo poi tutti ciò che è successo. Bob Dylan ha sempre odiato questo pezzo ritenendolo troppo simile al suo stesso stile. Suoni marini si scorgono in lontananza.

L’intro di Old Man, composta da chitarra acustica, non è propriamente scorrevole. Sembra volersi complicare durante la sua esecuzione. L’arpeggio risulta quasi difficile da leggere per l’ascoltatore. Poi diventa molto più semplice ed un banjo in sottofondo da ancora una volta il tocco folk al pezzo, che parla di un gentile vecchietto ormai vicino di casa di Neil, dopo che questi ebbe acquistato un ranch.

Parte un riff di chitarra elettrica distorta in Alabama, ma il pezzo si sviluppa successivamente in modo più folk americano, con un pianoforte ad accompagnare ma senza perdere qualche acuto di rock. Il cantautore parla del razzismo ancora presente nel sud degli USA. I Lynyrd Skynyrd si alterano e nella loro hit Sweet Home Alabama citano Young dicendogli che non hanno bisogno di lui in South USA per certe cose. Parte una diatriba. La risolve diplomaticamente il canadese alla fine, ammettendo che quel testo poteva essere frutto di fraintendimenti e molto accusatorio. Ce l’avevano tutti con Neil a quanto pare per questo album. Neil però anche tu dai, sii più chiaro quando scrivi!

The Needle And The Damage Done è veramente un folk triste, in acustico. L’eroina si è portato via un collega di Young. Si è compreso che Neil la droga la odia davvero. Non la esalta come altre rockstars e rockbands. C’è poco da aggiungere alle sensazioni di questa sonorità.

Campanilismo, droga, depressione, vecchiaia, guerra, affetti difficili, valori della famiglia, razzismo ed altro sono trattati da Neil Young in questo Harvest. Tematiche ancora molto attuali. Sebbene i suoi testi, per sua stessa ammissione, non sempre siano di giusta o facile interpretazione, il cantautore non è stato molto ascoltato a quanto pare, nonostante i milioni di dischi venduti. Il sound in generale appare triste, malinconico, tipicamente da folk americano e da blues, con qualche sfaccettatura rock a voler rimarcare i concetti trattati. Ancora una volta la sua voce può apparire malinconica, ma può anche riscaldare il cuore dopo una giornata difficile.

Saggio sognatore.

Tracklist:
Lato 1
01. Out on the Weekend
02. Harvest
03. A Man Needs a Maid
04. Heart of Gold
05. Are You Ready for the Country?
Lato 2
06. Old Man
07. There’s a World
08. Alabama
09. The Needle and the Damage Done
10. Words (Between the Lines of Age)

Line-up:
Neil Young – voce, chitarra, armonica a bocca, pianoforte
London Symphony Orchestra
Graham Nash – voce
Linda Ronstadt – voce
Stephen Stills – voce
James Taylor – voce, banjo a 6 corde
Jack Nitzsche – chitarra, slide guitar, pianoforte, tastiere, arrangiamenti orchestrali
Ben Keith – chitarra, voce
Kenneth A. Buttrey – batteria
David Crosby – chitarra, voce
Tim Drummond – basso, batteria
John Harris – pianoforte
Andy McMahon – pianoforte
Teddy Irwin – seconda chitarra

Anno: 1972
Etichetta: Reprise Records
Voto: 9/10

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