Sum 41 – 13 Voices

I Sum 41 tornano con 13 Voices, 5 anni dopo il loro ultimo album “Screaming Bloody Murder”, uscito nell’ormai lontano 2011. In questi 5 anni, all’interno della band è successo un po’ di tutto ma sicuramente i due episodi più significativi sono stati la scelta dello storico batterista Steve “Stevo” Jocz di abbandonare la band e il dramma a lieto fine di Deryck Whibley che nel 2014 fu ricoverato d’urgenza in pericolo di vita per una insufficienza epatica e renale a causa della sua dipendenza da alcool.
In tutto questo, c’è stato anche l’importante ritorno di Dave Baksh, storico chitarrista che lasciò la band nel lontano 2007.

I Sum 41 tornano dunque con una formazione che sa di passato ma sa valorizzare le nuove influenze come quella portata dal batterista Frank Zummo, un artista dalle notevoli doti tecniche, ex Street Drum Corps.

L’album, a lungo atteso ha avuto una gestazione non facile ma è stato supportato da una grandissima fanbase che tra l’altro è valsa alla band la nomination per il“Kerrang! Award – Best Fanbase”. Il 9 luglio 2015 infatti la band ha lanciato una campagna PledgeMusic per finanziare il suo album di ritorno. Il 23 luglio, la band ha suonato live per la prima volta durante l’Alternative Press Music Awards. Un breve show dal grande successo grazie al ritorno di Dave “Brownsound” che si riunisce al gruppo sul palco nove anni dopo.

Una tappa fondamentale di tutta questa storia è l’ 11 maggio 2016, giorno in cui la band annuncia la firma con una nuova etichetta discografica: Hopeless Records, lasciando così la Aquarius Records, etichetta canadese.

L’album esce il 7 Ottobre 2016 in 3 versioni: normale, deluxe (con 4 tracce aggiuntive) e esclusiva Giappone (6 tracce aggiuntive).

Il mastering dell’album è stato affidato a Ted Jensen il quale, tra gli altri lavori, ha curato la masterizzazione di Hotel California degli Eagles e American Idiot deiGreenDay.

L’album è composto da 10 tracce e rappresenta un nuovo inizio per la band. Si allontana dai precedenti lavori con sonorità molto più dure, quasi heavy metal e vicino all’hardcore punk. Rimane nelle tracce la velocità che caratterizza l’anima punk rock della band ma il sound si allontana in parte da quello dei primi lavori. Ed è giusto così.
Dopo “Underclass Hero” e “Screaming Bloody Murder” questo album rappresenta una nuova svolta ed il momento di maggiore maturità musicale della band canadese.

L’uscita dell’album è stata anticipata da 2 singoli: “War” 25 Agosto e “God Save Us All (Death to Pop)” 29 Settembre, rispettivamente settima ed ottava traccia dell’album. Quest’ultima si può considerare la traccia più “leggera” del disco. Il 28 Giugno scorso è stata rilasciata “Fake my own death”, terza traccia, ma non viene inclusa nei singoli dell’album, nonostante ne faccia parte.

Come tradizione l’album, inizia con una musica di introduzione seguita da un potente esordio “A murder of Crows” e subito risulta chiaro che quest’album è diverso.
L’album che dura in totale circa 38 minuti è un lavoro senza pause, non lascia pace all’ascoltatore per la velocità e l’intensità delle tracce. Le chitarre di Baksh e Thacker, la batteria di Zummo tengono alte le pulsazioni per tutto il tempo.
Un’energia che viene dal passato e che ricorda lo stile del loro album “Chuck”.
L’album è cupo e non è divertente, ma per fortuna la band ha ancora la capacità di ispirare il caos gioioso con un approccio versatile.

E’ indubbio che questo ultimo lavoro sia la rivincita di Whibley sui suoi demoni e l’inizio per i Sum 41 di una nuova primavera.
Una delle più belle tracce dell’album è sicuramente “Breaking the chain”, una esplosione di significato ed energia condita da un violino che per certi versi ricorda iLinkin Park. Seguita da “There Will Be Blood”, una delle tracce più dure dell’album.

Le due tracce che chiudono il lavoro, “The Rise and the Fall” (che ricorda le influenze Hip Hop di Whibley) e “Twisted by Design” lasciano un’ impronta significativa verso il nuovo futuro della band che si è saputa reinventare partendo (quasi) da zero ed affidandosi, giustamente prima di tutto alla sua fanbase.

Se si ascolta l’album pensando a ciò che questa band ha rappresentato con i suoi primi lavori si cerca qualcosa che non esiste più mentre quest’album, mi dispiaceGreen Day (lo stesso giorno esce Revolution Radio), è l’album dell’anno per il genere che rappresenta.

Non resta che dire, bentornati!

Tracklist:
01. A Murder of Crows
02. Goddamn I’m Dead Again
03. Fake My Own Death
04. Breaking the Chain
05. There Will Be Blood
06. 13 Voices
07. War
08. God Save Us All (Death to POP)
09. The Fall and the Rise
10. Twisted by Design

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Anno: 2016
Etichetta: Hopeless
Voto: 9.5/10

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