L’Alba della Vittoria – Intervista a Giacomo Voli dei Rhapsody Of Fire

In occasione della sua vittoria allo show musicale All Together Now e dell’uscita del nuovo album dei Rhapsody Of Fire, Glory For Salvation, abbiamo avuto il piacere di intervistare Giacomo Voli, cantante italiano e frontman della band Power Metal italiana più amata nel mondo.

Ciao Giacomo e grazie per aver accettato la nostra piccola intervista:

Essendo tu un musicista di professione e poiché il settore musicale è, purtroppo, uno dei più colpiti dalle conseguenze della pandemia, ti chiedo innanzitutto, quanto ha influito nel tuo lavoro la triste situazione che stiamo attraversando ormai da due anni a questa parte?
Per certi versi è servita a capire cosa voglia dire davvero “vivere di musica”. In questo periodo ho avuto la possibilità di lavorare da casa e registrare assieme ad Alex Staropoli il disco dei Rhapsody Of Fire; se si considera il mestiere del musicista sotto tutte le sue sfaccettature e non solamente come l’esibizione dal vivo non mi sono mai fermato. Questo periodo mi ha dato l’occasione per concentrarmi sull’aspetto creativo e compositivo del mio lavoro anche se, sicuramente, è stata una botta grave ad un settore già non floridissimo in italia e sono state messe in luce delle problematiche grosse, soprattutto per quanto riguarda la musica Live.

Nel 2014 hai partecipato al talent The Voice che ti ha permesso di mostrare a tutti le tue capacità ed è stato anche il tuo trampolino di lancio in Italia; a 7 anni di distanza hai vinto All Together Now, cosa ti ha spinto a cimentarti in questa nuova avventura musicale?
Beh innanzitutto il fatto che, purtroppo, nel nostro paese non esistono moltissimi altri strumenti per farsi conoscere. Un tempo, in base alle proprie capacità, c’era la possibilità di venire scoperti dai talent scout che ti presentavano ad un’etichetta la quale poi ti proponeva un contratto discografico; ad oggi un percorso del genere è abbastanza utopistico. Non ci vedo nulla di poco dignitoso nello sfruttare le proprie capacità in questo tipo di contesti per poter ottenere risultati che altrimenti sarebbero davvero molto difficili da raggiungere. Poi c’è anche l’aspetto economico che non è da sottovalutare; in un periodo come questo solo le band di altissimo livello riescono a vivere con i diritti della propria musica ma sono artisti che hanno venduto tantissimo in passato; per chi come me non ha quella possibilità (se non con i Rhapsody che sono la realtà più grande ma le cui vendite sono comunque nettamente inferiori rispetto ad altri grandi nomi) crearsi una carriera musicale significa anche questo.

Tu sei un cantante di formazione prettamente Rock, genere musicale che purtroppo in Italia non sempre trova il suo giusto spazio, soprattutto in televisione. Il fatto che tu abbia portato ad All Together Now un repertorio Rock è stato oggetto di critiche negative?
In realtà la produzione stessa mi ha contattato proprio per questo motivo; alcuni dei produttori erano i medesimi dell’epoca di The Voice e nel momento in cui me l’hanno proposto sapevano chi ero e stavano cercando esattamente un personaggio che fosse Rock, con tutti i rischi e i vantaggi del caso. Accettare la proposta ne è sicuramente valsa la pena ed il fatto di aver accettato è stata una grande opportunità perché, al di là della vittoria in sé, ero comunque pronto a sfruttare i vantaggi che quell’esperienza poteva darmi, prima fra tutti, la visibilità; tutti i ragazzi arrivati in finale quest’anno ed anche nelle edizioni precedenti sono bravissimi e queste cornici permettono di far conoscere al grande pubblico i talenti italiani che sono tanti e spesso, sconosciuti.

Com’è stato il tuo rapporto con i giudici e gli altri concorrenti? Il fatto che tu sia il cantante di una band famosa ti ha in qualche modo pregiudicato?
Con gli altri concorrenti si è creato un bellissimo rapporto, in particolare sono rimasto molto amico con Michelle Perera e con Nino (Gaetano Schettini n.d.r.) che in questi giorni è a casa mia perché sta registrando un singolo a Modena ma conservo comunque di tutti un ottimo ricordo e una grande esperienza. Con i giudici non ho avuto molto modo di parlare, esclusa Anna Tatangelo che mi ha risposto su Instagram ma credo sia normale che sia difficile instaurare un rapporto di amicizia con delle persone che sono lì per giudicare la propria performance; spero comunque di poter in futuro collaborare con loro in un contesto professionale che riguardi la produzione di musica originale.

Tu con la vittoria di All Together Now, i Måneskin con la vittoria a S. Remo, si può parlare, secondo te di una rinascita del Rock in Italia?
Credo che uno dei motivi per cui i produttori del programma mi abbiano contattato sia proprio per il successo che hanno avuto i Måneskin ed anche se ci muoviamo comunque su generi di Rock completamente diversi io apprezzo molto il fenomeno che hanno creato, quindi devo dire grazie anche a loro e a chi ha pensato che la presenza dei Måneskin a S. Remo fosse una scommessa vincente.

Oltre alla vittoria di All Together Now ricordiamo anche l’uscita di Glory For Salvation, l’ultimo album dei Rhapsody of Fire di cui, da 5 anni a questa parte sei diventato il front man ufficiale. Come già nel precedente lavoro, anche in questo disco si nota un distacco dalle sonorità più progressive degli ultimi lavori con Lione, in favore di un sound più simile a quello delle origini, quanto di Giacomo c’è in questa nuova incarnazione della band a livello compositivo?
Innanzitutto sono l’autore di tutti i testi, quindi ambientazione, nomi e sviluppo della storia sono una mia responsabilità, della quale sono molto orgoglioso perché tutto quello che una persona immagina e si lascia ispirare ascoltando questi due album è grazie al mio contributo. In più in questo disco, rispetto a The Eighth Mountain, ho osato anche un po’ di più per quanto riguarda gli interventi melodici perché ho iniziato a capire meglio come inserirmi nel modo di comporre di Alex e Roby (Staropoli e De Micheli tastierista e chitarrista dei Rhapsody Of Fire n.d.r.). Essendo comunque un genere legato al Metal, gran parte del lavoro inizia su riff o parti di chitarra proposte da Roby, sulle quali poi Alex riesce ad estrapolare l’ambientazione giusta su cui costruire il pezzo; altre volte invece un brano nasce totalmente da idee di Alex ed io, nel tempo, ho appreso come interpretare questa modalità riuscendo a metterci del mio, per esempio la variazione sul tema nel finale di Un’ode per l’eroe è una mia proposta. Tutte questi miei contributi mi rendono ovviamente orgoglioso ma partiamo comunque da un’ottima base compositiva di musicisti di grande esperienza e capacità.

I Rhapsody of Fire, sono una band ormai leggendaria e famosa in tutto il mondo, quanto è stato difficile per te, prendere in mano l’eredità di Fabio Lione, cantante storico ed amatissimo della band?
Beh ovviamente i primi due anni sono stati fondamentali, mi è stato soprattutto utile il lavoro che abbiamo fatto con Legendary Years, nonostante sia stato molto criticato, perché registrare nuovamente i pezzi storici mi ha permesso di ascoltare bene la mia voce su quel tipo di canzoni. Può sembrare banale ma è stato fondamentale per me perché mi ha permesso di identificarmi in quel tipo di sound ed anche adesso, a distanza di anni, è un’operazione che continuo a difendere. Era comunque già previsto dalla AFM (la casa discografica dei Rhapsody Of Fire n.d.r.) registrare un disco celebrativo, inizialmente con Fabio alla voce, poi quando lui ha lasciato la band questo lavoro è stato l’occasione per presentare la nuova line-up e devo dire che registrare quell’album mi ha “salvato” perché mi ha aiutato a scrollarmi di dosso il paragone.

Ci sono degli artisti, italiani o stranieri, che maggiormente hanno influenzato il tuo percorso musicale ed artistico?
In ambito Metal sicuramente Ronnie James Dio e tutti i suoi “adoratori” come Jorn Lande e Russell Allen, che hanno tutti un registro della voce molto cattivo ed energico. Venendo però io da un ambiente più Rock ho sempre avuto una passione per i registri più distorti e melodici come Axl Rose e Steven Tyler ad esempio che però fanno tutti capo a Freddie Mercury. Freddie nello specifico aveva uno stilo di canto tutto suo tale per cui ogni parola, ogni momento del brano aveva una sua interpretazione, una sua forza unica e quel modo di cantare mi influenza molto ancora adesso.

Oltre ai già citati Rhapsody, hai anche fatto parte di un’altra band metal italiana, i Teodasia e parallelamente porti avanti una tua carriera solista, puoi raccontarci quali novità bollono in pentola nel tuo prossimo futuro?
Per quanto riguarda il mio progetto solista sto cercando ovviamente di sfruttare questo momento propizio per me, provando a trovare un buon compromesso con una cover che dovrò registrare con R101 e, sulla scia di questo, vorrei proporre alcuni miei pezzi già pronti attraverso i quali vorrei mostrare la mia maturità artistica, anche perché in 7 anni il mio modo di fare musica è cambiato molto, imparando dalle mie esperienze passate ho avuto occasione di modificare il mio modo di scrivere e sono curioso di vedere le reazioni del pubblico al mio lavoro.

Un paio di settimane fa è stato annunciato il debutto di The 7th Guild, un super gruppo tutto made in Italy che ti vede collaborare con Tomi Fooler e Ivan Giannini (rispettivamente voci di Skeletoon e Vision Divine n.d.r.), come nasce il progetto? Cosa dobbiamo aspettarci?
Guarda, non posso dirti molto in realtà perché è ancora tutto in lavorazione, comunque il mastermind del progetto è Tomi, quindi il merito dell’idea va a lui; quello che posso dirti è che l’obiettivo del progetto è quello di valorizzare le nostre tre vocalità in uno stile più “Queenesco”, molto armonico e sinfonico, basato sull’incastro delle voci. Per il resto non posso rivelarti altro per ovvi motivi.

L’intervista è finita, ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato.
Grazie a tutti per avermi…letto!
Per ascoltarmi mi trovate sui social, Giacomo Voli (pagina like) su Facebook e Giacomo.Voli su Instagram. Non vedo l’ora di farvi ascoltare un po’ di musica live, a presto!

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