Devastante. Non esistono altri aggettivi per descrivere il live a Roma dei Thy Art Is Murder (preceduto, 24 ore prima, dal concerto al Phenomenon di Fontaneto D’Agogna di Novara. Organizzato da Mc2 Live nella cornice dell’Eur Social Park, il minifestival – perché di questo si è trattato – ha visto salire sul palco, prima della deathcore band australiana, altri tre gruppi di tutto rispetto: Knosis, Fit For A King e Dying Fetus. Per oltre quattro ore di musica. Il pubblico presente ha bevuto, mangiato, cantato e pogato: insomma, tutti gli ingredienti di un (grande) live sotto le stelle sono stati rispettati. E l’evento che i metalheads romani aspettavano si è dimostrato un successo.
Ad aprire le danze, nel tardo pomeriggio, ci hanno pensato i Knosis. Ancora poco conosciuti dalle nostre parti, i tre ragazzi giapponesi hanno offerto al pubblico un’esibizione divertente e divertita, con il vocalist Ryo Kinoshita – ex Crystal Lake – che nel settembre del 2022 ha lasciato il gruppo per motivi di salute (“soffro di una patologia nota come disturbo dell’adattamento e ho capito che sarà estremamente difficile per me continuare come membro della band in futuro”, aveva ammesso). A meno di due anni di distanza, Ryo Kinoshita è più in forma che mai, salta e canta come un indemoniato. Insomma, il “metalcore sperimentale” dei suoi Knosis si è fatto sentire (eccome). A fine esibizione, il frontman del trio nipponico ha poi scherzato con i fan, firmato autografi e scattato selfie. Una forza della natura.
Lo stesso impatto che, con ogni probabilità, avrebbero avuto gli australiani Alpha Wolf, attivi da oltre un decennio e con tra album in studio: Mono (2017), A Quiet Place to Die (2020), Half Living Things (2024). Per motivi tecnici, però, i ragazzi originari di Burnie, in Tasmania, non si sono esibiti. Poco male, considerando che dopo i Knosis sono saliti sul palco i texani Fit For A King. Forti di sette album – Descendants (2011), Creation/Destruction (2012), Slave to Nothing (2014), Deathgrip (2016), Dark Skies (2018), The Path (2020), The Hell We Create (2022) –, Ryan Kirby e soci hanno intrattenuto i presenti, lamentando qualche eccesso di zelo da parte della sicurezza nei confronti dei fan. Per chi se li fosse persi, consigliamo di recuperare su Youtube la loro esibizione all’House Of Blues di Chicago del 26 febbraio 2023: già solo il video del brano Eyes Roll Back racconta molto di loro, su come sanno tenere la scena.
A serata inoltrata tocca agli americani Dying Fetus imbracciare gli strumenti. Brutali e violenti come un calcio al volto dopo un riposino pomeridiano, i tre musicisti originari del Maryland – il gruppo, contraddistinto da numerosi cambi di formazione, è nato nel 1991 in pieno periodo di furore death metal e può contare su nove dischi tra il 1996 e il 2023 – hanno “semplicemente” suonato. Poche chiacchiere e tanta sostanza da parte di John Gallagher, Sean Beasley e Trey Williams. In una parola: chirurgici. Una performance infuocata, insomma, anche considerando che non parliamo di band locali che “aprono” al grande nome, ma di gruppi ben strutturati che possono fare invidia ai più noti festival internazionali del genere.
Sarebbe dunque limitativo etichettare l’evento: “Thy Art Is Murder & Co.”. Certo, alle 23.00 l’attesa era tutta per gli headliner. La deathcore band australiana ha portato con sé un magnifico “fardello” di sei dischi molto apprezzati (dal 2010 al 2023, nell’ordine: The Adversary, Hate, Holy War, Dear Desolation, Human Target, Godlike). Certo, sei album non sono tanti per un collettivo nato nel 2006, ma il punto è proprio questo: i Thy Art Is Murder prediligono la qualità alla quantità, e nel marasma musicale di oggi non è cosa da poco. Dato curioso: a settembre 2023 i nostri si sono separati dal cantante Chris “CJ” McMahon, rivelando che la voce di McMahon non sarebbe apparsa in Godlike, uscito per Human Warfare. Con il sostituto, Tyler Miller, che ha “riregistrato” la voce sul disco. Il commento della band: “Il nostro obiettivo rimane quello di offrire musica potente e performance indimenticabili ai nostri fan devoti”. Proprio come quelli di Roma.
