
Anno: 2023
Etichetta: Nuclear Blast
Voto: 8.5/10
Freschi di contratto con la prestigiosa Nuclear Blast, i britannici Svalbard tornano a distanza di tre anni dall’ultima uscita When I Die, Will I Get Better? con il loro mix di post-hardcore, shoegaze e black metal, per un sound davvero carico e aggressivo ma che allo stesso tempo sa essere anche atmosferico ed emozionale. The Weight Of The Mask è un concept album dai temi estremamente cupi ed emotivamente trascinanti in quanto, in linea con le tematiche spesso proposte dalla band nei suoi lavori, l’intero disco è un viaggio nei meandri della psiche umana che esplora la depressione vissuta in prima persona dalla vocalist e chitarrista Serena Cherry. Come già detto gli Svalbard non sono nuovi a tematiche del genere, tuttavia in questo lavoro troviamo che un pochino tutti gli aspetti della proposta del four-piece di Bristol abbiano fatto un salto di qualità, portando la band a regalarci quello che secondo noi è il loro album definitivo dopo una serie di platter comunque di alto livello.
“Il peso della maschera” (The Weight Of The Mask appunto), si riferisce alla maschera che spesso una persona è costretta a portarsi dietro quando sta facendo i conti con la sua salute mentale, un po’ per non trovarsi vulnerabile difronte al giudizio delle persone e un po’ per autodifesa. Quest’ultima rappresenta infatti sicuramente uno scudo dal mondo esterno ma allo stesso tempo un peso ed un ostacolo nelle relazioni con gli altri. Il disco è dunque un viaggio emotivamente molto pesante che colpisce davvero per quanto diretti siano i testi che difficilmente ci metteranno difronte a metafore difficilmente interpretabili ma al contrario risultano schietti e senza veli come un pugno allo stomaco. Durante questo percorso si attraversano i vari stadi ed aspetti della depressione come quella appunto del “portare una maschera” (Faking It), dell’apatia e del completo distacco da tutto (November), ma anche quella del sacrificio e del fardello di dover andare avanti e di non arrendersi nonostante tutto (Be My Tomb e To Wilt Beneath The Weight). Musicalmente il disco è ancora meglio prodotto del precedente, con dei suoni nitidi e delle parti atmosferiche più vicine allo shoegaze che risultano essere davvero eteree e sognanti. Ed è proprio quando la malinconia e la rabbia del black metal incontrano queste sezioni che sembrano più influenzate da band come Alcest o Explosions In the Sky, che la magia della musica degli Svalbard prende piena forma. Le parti vocali sono dominate dallo scream di Serena che spesso e volentieri ci conduce in delle meravigliose parti in clean, mentre altre volte capita che nelle sezioni in scream, essa si alterni con una voce maschile, rimanendo comunque lei la vocalist principale per il novanta percento abbondante della durata del platter. Un pezzo come Faking It mostra il lato più dinamico della band che sa suonare a tratti anche in maniera più intricata, anche se non è di certo quella la principale caratteristica del proprio sound. Le tastiere sono spesso minimali ma aggiungono all’atmosfera complessiva del disco, mentre il “wall of sound” principale è sorretto sopratutto da quel tipico riffing black metal, perfetto nel far esplodere le emozioni che la band è intenta a riproporci. Non mancano delle sezioni più “groove oriented” come sul finale di Eternal Spirits, uno dei pezzi migliori di un disco che onestamente non presenta quasi nessun calo nei suoi quarantacinque minuti di durata. Se i primi tre brani del platter si presentano come una bella mazzata sonora (anche se con delle aperture melodiche), è con November che il lavoro ci porta per mano verso lidi più calmi, con quello “spoken word” di Serena all’inizio del pezzo la cui cadenza delle parole ricorderà senz’altro quello di Anders Jacobsson dei Draconian per chi fosse familiare con la proposta del gruppo gothic/doom svedese. L’andamento iniziale del pezzo è lento, sofferto e straziante mentre Serena nel testo nonostante il vuoto che si sente dentro cerca di trovare disperatamente la forza di lottare – “I vowed every day that I wouldn’t feel this bad again… how I try, I try and try to change, yet the hollow ache feels the same”– sul finale il blast-beat e il sound disperato dello scream di Serena accompagnato dall’incessante riffing black metal tornano a fare da padrona. Da menzionare assolutamente How To Swim Down, unico pezzo del platter ad essere totalmente cantato in pulito con un sound che vira da un inizio malinconico ma allo stesso tempo sognante, ad un finale ancora una volta incentrato sul blackgaze con delle meravigliose melodie vocali da parte della vocalist britannica. Il disco per quanti ci riguarda offre un piccolo calo di qualità con Pillar In The Sand ma si riprende al massimo sul magnifico finale regalatoci dalla closer To Wilt Beneath The Weight.
In conclusione ci sentiamo di dire che questo nuovo album degli Svalbard, primo per Nuclear Blast, sarà sicuramente il disco che meritatamente farà fare il salto di qualità definitivo alla band britannica, comunque già lodata per i precedenti lavori ma che con questo The Weight Of he Mask trova un’ispirazione nelle composizioni ed un trasporto emotivo nella musica e nei testi notevoli, accompagnando tutto questo da una produzione che non è mai stata così ben equilibrata e pulita. E se in questa prima settimana dalla sua uscita il platter è addirittura entrato nella top dieci della classifica degli album rock più venduti nel Regno Unito assieme a nomi come Roger Waters e Steven Wilson, questo è merito dell’incredibile lavoro e dei sacrifici che i ragazzi hanno intrapreso nel presentarci questo progetto. Se siete alla ricerca di emozioni forti, di un disco trascinante ed emotivamente distruttivo ma allo stesso tempo meraviglioso e coinvolgente e soprattutto siete amanti di tutti quei generi derivati dalle contaminazioni moderne del black metal, possiamo dirvi con certezza che non troverete di meglio quest’anno in questo ambito! Graditissima sorpresa!
Tracklist:
1. Faking It
2. Eternal Spirits
3. Defiance
4. November
5. Lights Out
6. How To Swim Home
7. Be My Tomb
8. Pillars In The Sand
9. To Wilt Beneath The Weight
Line-up:
Serena Cherry- Voce, Chitarra
Liam Phelan, Voce, Chitarra
Matt Francis – Basso
Mark Lilley – Batteria
