Delain – Dark Waters

Questo inizio di 2023 ha regalato grandi soddisfazioni per gli amanti del symphonic metal grazie alle nuove e convincenti uscite di gruppi quali Beyond The Black e Xandria. Le sorprese non sono ancora finite però, dato che un’altra delle band cardine di questo filone ha appena pubblicato un disco assai importante e che può essere visto a tutti gli effetti come un nuovo inizio per la band olandese capitanata da Martijn Westerholt: analogamente al caso degli Xandria infatti (che abbiamo da poco trattato in sede di recensione), anche qui siamo difronte ad una band completamente rinnovata sin dall’uscita della quasi totalità dei membri del gruppo nel 2021, lasciando lo stesso Martjin (compositore e fondatore del progetto) con il compito di “rifondare” la sua creatura che aveva trovato la sua coesione e punto di riferimento sin dai suoi primi passi sopratutto nella iconica voce di Charlotte Wessels. Rientrano quindi nel gruppo gli ex-membri Ronald Landa alla chitarra e Sander Zoer alla batteria, completando la formazione con l’italianissimo bassista Ludovico Cioffi ma soprattutto con la nuova vocalist Diana Leah che senza ombra di dubbio rappresenta il nuovo elemento che ha più riflettori puntati addosso, avendo il difficile compito di sostituire l’amatissima Charlotte Wessels nel cuore e nella mente dei fan.

Dark Waters risulta essere per chi scrive, almeno da un punto di vista puramente del coraggio e della varietà compositiva senz’altro un passo indietro rispetto al precedente Apocalypse & Chill che offriva all’ascoltatore un suono dinamico e variegato in cui la band mostrava una decisa maturazione dal punto di vista del songwriting. Questo nuovo disco gioca più sul sicuro da quel punto di vista offrendoci un lavoro molto sinfonico che si sorregge su delle atmosfere eteree e sognanti che riescono a trasportare l’ascoltatore in un mondo parallelo sommergendolo nelle sue “acque oscure” per citare il titolo del platter, che a conti fatti risulta essere davvero azzeccato, sposandosi perfettamente sia con l’artwork del disco che con il sound presentato dalla band, sempre oscuro, enigmatico e avvolgente. Certamente Dark Waters ci offre un suono più omogeneo rispetto al disco precedete ma allo stesso tempo diverso anche da quanto i Delain proposero ai tempi con album quali We Are The Others ed April Rain che regalavano un sound più accessibile, a tratti strizzando l’occhio al pop-rock. Immergendosi in Dark Waters si hanno delle sensazioni senz’altro diverse dai dischi citati, risultando questo un viaggio attraverso un’entità che può essere vista più come un tutt’uno piuttosto che come una serie di canzoni a se stanti, risultando questo un lavoro meno immediato e d’impatto (eccetto per qualche episodio estremamente catchy come Moth To A Flame e The Quest And The Curse), ma forse più atmosferico dei precedenti, riportandoci in un certo senso alle sensazioni dello splendido debutto della band Lucidity. In tutto questo, anche qui, la scelta della nuova vocalist non è particolarmente coraggiosa, non stravolgendo completamente quanto portato precedentemente da Charlotte Wessels con un approccio vocale completamente diverso, ma al contrario avvicinandocisi a livello vocale a tratti in maniera piuttosto sorprendente rispetto a quanto è stato proposto in passato, facendomi pensare che Diana possa veramente portare quella continuità che altrimenti avrebbe potuto alienare una schiera di fan. A conti fatti in ogni caso, Diana ha una voce davvero meravigliosa che si sposa perfettamente con le atmosfere da “fiaba oscura” del disco con la sua impronta sempre molto pulita, cristallina ed eterea che pur mostrandoci meno varietà rispetto alla precedente frontwoman (almeno per quanto sentito in questo platter), riesce comunque ad offrire una prestazione memorabile aggiungendo un elemento prezioso a questo disco. Cambiando prospettiva, dal punto di vista prettamente chitarristico stiamo parlando di un disco metal, quindi di uno strumento (la chitarra elettrica) importante, che però troppo spesso si amalgama alla sezione sinfonica che è il vero elemento trainante della musica dei Delain. L’impatto è quindi presente, ma manca un pò di creatività, di dinamica e sopratutto di una certa originalità nei riff che troppo spesso sembrano fungere semplicemente da “riempi-spazio” dando quel senso di pesantezza e corposità al disco senza però quasi mai prendersi uno spazio proprio da protagonista. Anche in questo caso quindi, i Delain di Apocalypse & Chill ci avevano abituato ad un contributo chitarristico più importante sia a livello dell’originalità dei riff che per quanto riguarda le sezioni soliste. Il disco presenta in tutto questo anche dei momenti molto catchy e immediati, come le belle The Quest And The Curse (quest’ultima presenta anche delle parti vocali in growl) e Moth To A Flame, dove l’anima synth-pop del gruppo viene fuori in un brano che potrebbe essere un mix tra i Delain e i canadesi The Birthday Massacre. I vocalizzi e le melodie vocali di Diana riescono ad incantare anche in questa tipologia di brani anche se è nei brani più atmosferici ed eterei che la vocalist sembra trovarsi davvero nel suo habitat naturale, riuscendo a trasmettere quel senso di evasione in un mondo fantastico che mai come in questo disco risulta davvero essere una componente importante dell’esperienza uditiva (vedi l’opener Hideaway Paradise). Special guest come Paolo Ribaldini e l’iconico ex-bassista/voce dei Nightwish Marco Hietala (ormai quasi di casa nel progetto Delain) aggiungono un pizzico di varietà in più all’album in particolare nella battagliera , pomposa ed epica Invictus, senza ombra di dubbio il brano più coraggioso e particolare del disco che si discosta in maniera importante da quanto ascoltato nel platter sino a quel momento nella tracklist. Aldilà di tutto però, credo che il motivo principale per cui Dark Waters non raggiunga complessivamente la qualità dell’ultimo disco in studio con la vecchia line-up dei Delain sia forse per qualche pezzo sottotono di troppo al centro della tracklist, come Mirror Of Nights, Tainted Hearts e The Cold che dopo ripetuti ascolti, ameno per quanto ci riguarda non riescono a decollare non dando quella marcia in più a quella suddetta porzione dell’album.

In conclusione Dark Waters risulta essere un disco piuttosto valido se si cerca quel senso di evasione in un mondo fiabesco e fantastico che la musica dei Delain ha sempre cercato di trasmettere all’ascoltatore e sicuramente verrà apprezzato dai numerosi fan del genere, benché a nostro avviso, appare evidente come artisticamente sia un prodotto meno coraggioso ed avventuroso rispetto a quanto ascoltato nelle ultimissime creazioni della band. Per il resto, nonostante qualche calo evidente nella tracklist, Dark Waters risalta la bravura della nuova vocalist Diana Leah, assolutamente perfetta nello sposarsi con una musica così evocativa e atmosferica, riuscendo in parte a ricalcare le orme della precedente frontwoman Charlotte Wessels ma allo stesso tempo donando un tocco di personalità rilevante alle sue parti vocali. Insomma, per quanto crediamo che Dark Waters potesse “osare” qualcosina in più dal punto di vista artistico, non c’è dubbio che il platter potrà senz’altro rappresentare un buon punto di ripartenza per la symphonic metal band olandese.

Tracklist:
1. Hideaway Paradise
2. The Quest And The Curse
3. Beneath
4. Mirror Of Night
5. Tainted Hearts
6. The Cold
7. Moth To A Flame
8. Queen Of Shadow
9. Invictus
10. Underland

Line-up:
Diana Leah – Voce
Ronald Landa- Chitarra
Ludovico Cioffi – Basso
Sander Zoer – Batteria
Martijn Westerholt – Tastiere

Anno: 2023
Etichetta: Napalm Records
Voto: 6.5/10

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