Black Stone Cherry – The Human Condition

Esistono alcuni generi musicali che sono figli del loro tempo e che, per questo motivo, non invecchiano proprio benissimo; uno di questi è sicuramente il Southern Rock, genere molto in voga negli anni ’70 e ’80 portato all’attenzione del grande pubblico da band del calibro di Lynyrd Skynyrd o Molly Hatchet ma che, difficilmente è riuscito ad imporsi al di fuori di quei decenni, se non per qualche fortunata eccezione.
Essendo un genere decisamente derivativo, gli artisti che decidono di dedicarsi a quel tipo di musica devono essere molto bravi a non rendere le loro produzioni vetuste e ridondanti e questo, i Black Stone Cherry pare lo sappiano molto bene visto che nei loro lavori mescolano continuamente generi differenti rimanendo comunque ben saldi su un Hard Rock che trasuda sud da tutte le note.
Nei lavori del quartetto del Kentucky abbiamo sempre potuto gustare un po’ di Metal, un po’ di Stoner, un po’ di Soft Rock, il tutto sempre mescolato con mani esperte e notevole gusto.
The Human Condition, l’ultima release fresca di uscita della band americana, continua la tradizione dei lavori precedenti, senza sbavature né cambiamenti particolari, continuando sullo stesso sentiero tracciato ormai quasi 2 decenni fa.

L’album si apre con Ringin’ In My Head, brano molto piacevole e totalmente in stile BSC, lo si può capire già dal riff di chitarra che accompagna la voce del cantante nei primi secondi del brano; il ritornello è molto radiofonico, forse un po’ ripetitivo, ma nel complesso funziona tutto molto bene, una canzone divertente che sicuramente in sede live può dare molto, esattamente come la successiva Again, anch’essa ottima per scaldarsi sotto il palco.
Il brano si apre potente per poi smorzare verso un ritornello più riflessivo ed emozionante (almeno il primo) e molto melodico, buona partenza con due brani orecchiabili e stilosi.
Con Push Down & Turn abbiamo un po’ la sensazione del “già sentito”, il brano infatti non è nulla di particolarmente interessante, uno stesso riff che continua per tutto il pezzo, con qualche variazione qua e là ed un ritornello monotono; canzone che poteva benissimo non esserci e che poco avrebbe cambiato all’economia del disco.
I brani successivi per fortuna rialzano la nostra soglia dell’attenzione, soprattutto In Love With The Pain (che è anche stato il primo brano ad essere estratto come singolo), una semi-ballad tipica dello stile della band, molto emozionante e coinvolgente che ci trasporta nelle atmosfere un po’ sognanti tipiche delle migliori composizioni degli americani.
Con le ballad i Black Stone Cherry ci sanno decisamente fare ed infatti un altro brano degno di nota è il lentone If My Heart Had Wings, che a tratti ricorda le power ballad dei mostri sacri del passato (Aerosmith tanto per citarne uno a caso), è proprio l’assolo in stile Perry che conduce il pezzo verso l’ultimo ritornello, emozionante come una canzone dei Toxic Twins.
Il disco si chiude poi con Keep On Keepin’ On, brano abbastanza scanzonato e dal ritornello cantabile che chiude in modo leggero e spensierato un disco piacevole ed abbastanza immediato.

Aspettarsi un cambiamento radicale da parte dei Black Stone Cherry sarebbe come aspettarsi che la birra da un momento all’altro cambi sapore; infatti la forza (o la debolezza a seconda dei punti di vista) del quartetto americano è stata proprio quella di non cambiare mai troppo nel tempo e di proporre un tipo di musica che potesse accontentare sempre diversi ascoltatori.
Come già nei lavori precedenti anche in The Human Condition abbiamo alcuni brani commerciali e radiofonici, molto più vicini all’AOR che non all’Hard Rock, accanto a brani più pesanti e Stoner che sfociano in riff decisamente Metal; è proprio questo il fascino della band, un dualismo musicale che permette loro di essere seguiti ed apprezzati nonostante il loro stile sia quasi sempre uguale a sè stesso.
Unica vera pecca di questa nuova release è la durata, 13 brani forse sono un po’ troppi soprattutto quando ci sono poche differenze stilistiche tra i pezzi, diventa un po’ difficile arrivare alla fine dell’ascolto.

BLACK STONE CHERRY: nel 2020 in arrivo il nuovo album - MetalPit.it

Vi saluto e vi lascio all’ascolto di questo pregevole disco.

Tracklist:
1. Ringin’ In My Head
2. Again
3. Push Down & Turn
4. When Angels Learn To Fly
5. Live This Way
6. In Love With The Pain
7. The Chain
8. Ride
9. If My Heart Had Wings
10. Don’t Bring Me Down
11. Some Stories
12. The Devil In Your Eyes
13. Keep On Keepin’ On

Line-up:
Chris Robertson – Voce, Chitarra
Ben Wells – Chitarra
Jon Lawhonl – Basso
John Fred Young – Batteria

Anno: 2020
Etichetta: Mascot Records
Voto: 7/10

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