Intervista ai Tre Allegri Ragazzi Morti

Poco prima del loro concerto a Rovigo, noi di Universo Rock & Metal abbiamo avuto piacere di scambiare due parole con Enrico Molteni, bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti che ci ha parlato del loro ritorno live e del nuovo singolo Quando.

Enrico Molteni (Tre Allegri Ragazzi Morti - La Tempesta Records) |  Rocklab.it

Direi come prima domanda in vista del concerto di questa sera, cosa vi aspettate da questa serata?
Essendo una serata così in piazza sai ci si aspetta sempre che ci sia molta gente, oggi con queste nuove normative speriamo ci sia metà di molta gente ahahah. No speriamo sia una serata piacevole per tutti, il tempo sembra reggere, insomma speriamo che sia piacevole riascoltare un pò di musica dal vivo dopo questo lungo periodo dove non si è potuto fare.

Infatti stiamo vivendo un momento difficile per la musica, cosa vi ha spinto a buttarvi in questa serie di concerti che state intraprendendo?
Beh un po’ perché è sempre stata la nostra attività e quindi ci sembrava giusto riprendere nel momento in cui si è potuto ricominciare, e un po’ perché siamo un gruppo abbastanza leggero, diciamo così, nel senso abbiamo una misura e un modo di fare che ci permette di adattarci abbastanza facilmente anche alle nuove normative, mentre gruppi molto più famosi fanno più fatica a suonare, anche forse gruppi più piccoli, siamo una via di mezzo che ci ha permesso per come siamo fatti di ritornare con le massime precauzioni sulla strada.

Come hanno passato i Tre Allegri Ragazzi Morti quel periodo di quarantena dove eravate forzati a casa?
E’ stato un periodo uguale a tutti gli altri direi, quindi eravamo ognuno chiuso nella sua casa. Siamo riusciti comunque a pubblicare una canzone nuova nonostante la distanza che si chiama Quando, e niente la prima fase della quarantena avevamo molti stimoli per la ripresa successiva ecc. Poi nella seconda parte effettivamente ha cominciato a diventare un po’ pesante perché non si riusciva a vedere la fine di questa quarantena, ed effettivamente ancora oggi non si riesce a capire cosa succederà. Quindi non possiamo che stare attenti e al gioco, anche se è un brutto gioco.

Abbiamo accennato al nuovo singolo “Quando”, per caso un’anticipazione per un futuro nuovo album?
Stiamo lavorando su cose nuove ma non ancora un album vero e proprio, e comunque tra di noi abbiamo anche pensato di tenere quella canzone fuori da un eventuale nuovo lavoro perché è nata in un modo così particolare, è uscita in un momento così unico che forse la vorremo tenere in piedi con le sue forze. Il testo è dedicato proprio al periodo, insomma pensiamo che sia bello che sia così e basta.

I TARM hanno superato i 25 anni di carriera, mantenendo quasi sempre la stessa formazione, quale è il vostro segreto e cosa vi spinge a proseguire il progetto?
Sicuramente ci siamo trovati tra di noi, c’è una forma di rispetto buona anche delle nostre diversità, non è sempre facilissimo perché fare per così tanti anni le cose assieme, può capitare di non andare d’accordo, però abbiamo sempre avuto una buona capacità di mediazione tra di noi. Ci spinge di andare avanti, non so come spiegarlo è una forma di piacere, è la nostra cosa, la facciamo da tanti anni. Forse non riusciamo a pensare all’alternativa senza avere il gruppo, è un po’ un gruppo famiglia, siamo assieme e ci piace fare tante cose.

Durante il vostro percorso musicale avete spaziato tanti generi, rinnovando sempre il vostro sound. Come vi approcciate in fase di composizione?
La maggior parte delle volte Davide (Toffolo) arriva con uno spunto che può essere un giro di chitarra e una linea vocale, poi la sviluppiamo assieme, di solito questo è il modo in cui partiamo. Ultimamente capita di trovarci in studio o in sala prove e di cominciare insieme a suonare e di costruire un po’ alla volta le cose. Però il linea di massima diciamo che se è Davide che ha lo spunto iniziale è meglio perché poi è quello che ci scrive sopra le parole, ed è importante che la cosa lo ecciti.

Una particolarità dei TARM, avete sempre cantato in italiano. Come mai questa scelta invece di passare all’inglese come fanno molte rock band Italiane?
Allora, l’italiano è una necessità perché Davide ha sempre scritto in italiano, non sa l’inglese, te lo dico anche ahah. Motivo per cui non si è mai messo in testa neanche quando era giovanissimo di cantare in una lingua che non era la sua. In più pensiamo che l’italiano sia la lingua giusta da usare se sei italiano. Iera sera ho visto in TV Castrocaro dove vedevo questi ragazzi che cantavano italiano, poi è arrivato uno che cantava in inglese e sembrava comunque una cosa un po’ aliena, non si capisce bene, non sembrava una canzone abbastanza buona per il mercato internazionale e il fatto che fosse in inglese la rendeva difficile anche per il mercato italiano. Secondo me se ognuno scrive nella lingua principale che ha in testa scrive meglio ed è meglio per tutti, anche per uno straniero credo che sia più bello una canzone cantata in italiano da un italiano che un inglese maccheronico. Detto questo anche io nei primi gruppi cantavamo in inglese anche se io non lo capisco, però con il senno di poi credo che sia più giusto utilizzare la propria lingua.

Come detto prima avete iniziato a suonare nel 1994, e avete vissuto diversi cambiamenti nel mondo musicale. Come vedi questi cambiamenti?
Credo che la cosa più grossa che sia successa in questi anni sia stato l’arrivo di internet e in modo o nell’altro ha cambiato il modo in cui si fa la musica e anche il modo in cui si fruisce la musica. Quindi c’è stata una rivoluzione, alla fine le cose sono rimaste abbastanza simili, almeno per noi che abbiamo vissuto anche il prima. Per noi la musica è sempre stata una cosa di ricerca e mai di facilità. In un modo o nell’altro anche adesso che è tutto disponibile, continuiamo ad avere i nostri gusti ben precisi. Sicuramente questa rivoluzione di internet e della musica liquida ha portato uno scombussolamento, alcuni sono spariti e altri nuovi sono arrivati lontani dalle dinamiche solite discografiche. Comunque tutto sommato mi piace, sono contento di aver assistito a questo cambiamento perché è comunque una cosa abbastanza storica, e in più da fruitore è una figata perché hai tutta la musica del mondo in tasca.

Secondo te come sarebbero i Tre Allegri Ragazzi orti se avessero iniziato in questo periodo invece degli anni 90?
Io credo che sarebbe completamente uguale identico. Le nostre influenze sono comunque radicate nel punk, nella prima new wave, anche se abbiamo delle età diverse i nostri gusti sono sempre stati li e immagino che partendo adesso partiremo un pochino con questi presupposti.

Un vostro marchio di fabbrica sono sempre state le maschere, avete mai pensato un giorno di suonare a volto scoperto?
Si, lo abbiamo fatto sempre chiedendo di non essere fotografati, però se tu mi dici di togliere la maschera nella nostra essenza artistica non ci abbiamo mai pensato. Nel senso che, forse era meglio farlo prima quando eravamo un pò più giovani, ahah scherzo. Però non credo, è diventato un po’ il nostro costume, è la nostra identità. Un pò come i supereroi, tra virgolette, quando noi siamo mascherati diventiamo il gruppo che siamo. E’ una parte fondamentale quindi direi di no.

La nostra intervista è finita, ti ringrazio ancora per la disponibilità e ci vediamo stasera per il concerto, se vuoi lasciare un saluto ai nostri lettori di Universo Rock & Metal.
Grazie. Si, ciao a tutti i lettori di Univero Rock & Metal.

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