Premiata Forneria Marconi – Storia Di Un Minuto

I Quelli, nella seconda metà degli anni 60′, erano una specie di super-gruppo i quali membri erano spesso richiesti in sala di registrazione per le loro capacità tecniche. Erano formati da gente come il batterista Franz Di Cioccio, il chitarrista Franco Mussida, il tastierista Flavio Premoli, il bassista Giorgio “Fico” Piazza e Teo Teocoli alla voce (sì il comico, che però li abbandonò). Erano gente come Mina, De André e Battisti a volerli nei propri studi di registrazione. Allora il gruppo decise di fare un passo avanti, e acquisito il violinista e flautista Mauro Pagani, mutò il proprio nome in I Krel con l’intenzione di cominciare a produrre materiale musicale di qualità. Ci fu un problema con la casa discografica, così seguirono quella di Mogol e dovettero cambiare nome in quello che è poi diventato quello definitivo: Premiata Forneria Marconi. Nome troppo lungo dicevano, ma sicuramente adatto al progressive rock. Il primo disco? Storia Di Un Minuto. Nel frattempo, dopo tante esperienze e peripezie, era giunto il 1972.

Dice che Mussida stava seduto sul divano di casa e gli venne l’ispirazione per una parte cantata, per la melodia più precisamente. Questa a quanto pare richiamava automaticamente una parte che doveva avere del grandioso, un immenso crescendo, qualcosa che sarebbe entrato nella storia della musica internazionale. Ebbene questa parte venne strutturata ed in teoria il brano era pronto, in teoria… Questa parte aveva bisogno di essere affidata ad uno strumento. Il flauto? Macché, troppo debole. La chitarra elettrica con un bel po’ di distorsione? No, manca ancora potenza. Ci voleva uno strumento meno tradizionale! Nel frattempo Mogol aveva già scritto il testo ma Impressioni Di Settembre ancora non era stata suonata come la conosciamo oggi. Pare che Di Cioccio aveva sentito qualcosa che poteva fare al caso loro, e lo suonavano gli Emerson, Lake & Palmer. Era un sintetizzatore. Sti cazzi, dove trovarlo? Questo sintetizzatore era stato dato dal suo creatore agli ELP in persona, il signor Moog che lo ribattezzò come lui. Eppure la PFM si recò alla “Mostra Dello Strumento” del 1971 dove c’era il Dott. Monzino, autorevole rivenditore di strumenti musicali, che guarda caso possedeva il secondo esemplare! Proprio Di Cioccio fu il più furbo, perché inoltre c’era un problema economico di base:
“Hey Dottor Monzino, quanto costa questo affare?”
“Veramente un casino Franz…”
“Ma noi un casino non ce l’abbiamo… Facciamo così, ce lo presti e ti promettiamo che ne venderai almeno dieci di questi. Abbiamo un pezzo pronto a spaccare”

E’ andata più o meno così. E forse fu un pazzo, col senno di poi invece un visionario, ma Monzino accettò. E diamine stavolta bisognava solo registrare! Dopo L’Introduzione di un minuto, un dolce crescendo che poi sfocia in una chitarra aggressiva e festosa, parte Impressioni Di Settembre con il testo di Mogol: “Quante gocce di rugiada intorno a me, cerco il sole ma non c’è”. Brividi! No, non è ancora abbastanza, la chitarra acustica ed un flauto in sottofondo accompagnano il cantato a quella parte tanto studiata e tanto agognata, una parte strumentale che funge da ritornello: è grandiosa, crescendi e calandi si alternano in una sequenza musicale lunga che esprime la potenza della natura che si spoglia in autunno e rivela tutta la sua potenza con i suoi temporali. Il Moog sprigiona davvero la potenza di cui si aveva bisogno ed anche gli intrecci melodici che si volevano ottenere. Neanche un organo sarebbe stato così potente. La poesia di Mogol in sottofondo è la fusione perfetta per fare entrare questo pezzo nella storia della musica internazionale, che chiude con un po’ di malinconia per quella stagione che a molti non piace: “Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già: il giorno come sempre sarà”. Grazie Dottor Monzino!

Beh a questo punto il synth era della PFM, ed allora era giusto sfruttarlo. E’ Festa ovviamente parte con il Moog in un una specie di tarantella progressive cui seguono allegre chitarre e voci gioiose. Si calma poi l’atmosfera per un cantato esile cui segue una parte strumentale di basso. Poi un flauto che simula il cinguettio di alcuni uccellini e di nuovo la parte festosa.

Dove… quando… (parte I) sembra un misto di musica acustica e strumenti a corda rinascimentali. Il significato del testo non è del tutto chiaro ma si rivolge sicuramente ad una donna, desiderandola: “Dove stai? Dove sei? Solo dentro me”. Esiste davvero questa donna o è il desiderio di averne una?

Dove… quando… (parte II) è tutta strumentale: parte solenne con l’organo ma con lo stesso motivo musicale della parte I. Più seria e triste. Ora un sound jazz di pianoforte ma non leggero, di uno di quelli che si mette sul diaframma. Un violino sembra voler rasserenare il tutto… Il synth crea effetti di sottofondo ma poi si corre di nuovo. La batteria detta un ritmo sincopato con il flauto che sembra essere inquieto, quasi Mauro Pagani vuole estrarre dei suoni estremi da un “semplice” flauto. Poi si calma… c’è un calando, ma parte un leggero spezzone dell’intro al pezzo successivo.

Ancora inquietudine ed interrogazione aprono La Carrozza Di Hans. Poi si ferma tutto con un sottofondo sottile ed un flauto che sembra agonizzante. Cambia tutto, c’è un dolce arpeggio di chitarra ed il flauto si è ripreso dai suoi mali. Carrozze, cocchieri, Re… ancora di nuovo un’atmosfera passata. Un frenetico arpeggio di chitarra acustica molto brillante che poi diventa più calmo. Ora un ritmo cadenzato di tamburi e chitarra, il Moog di sottofondo crea un’atmosfera che richiama proprio l’inizio del testo “Guarda, cerca, corri lontano, vola…”. Poi il sound cambia ancora nel finale come se il protagonista della frase fosse riuscito nel suo intento.

Chiude l’album Grazie Davvero. Il testo parla di una pioggia che bagna tutto ma alla fine si ringrazia che nonostante ciò si possa andare avanti. Apre un arpeggio di chitarra acustica che accompagna una voce sottile. Chitarra elettrica e flauto interrompono il tutto. Il synth reclama la sua parte. Nel mezzo un intercalare un po’ oscuro che richiama l’immagine di Pinocchio che viene rapito da Mangiafuoco. Poi una parte gioiosa che ritorna nella calma iniziale e si chiude il tutto con una parte trionfale seguita da un tripudio di arpeggi di chitarra.

Beh confusi? Ok ok non è un album che si assimila al primo ascolto. Volendo serve anche un po’ di concentrazione. Ovviamente l’invito è a riascoltarlo, e rifarlo ancora, perché ogni volta questo disco regala sfaccettature e particolari che all’ascolto precedente potrebbero essere sfuggiti. La creatività è tanta, l’entusiasmo anche. Resta un ascoltatore incuriosito e desideroso di capirci di più. Lasciate stare come sempre la parte tecnica, è con l’anima che dovete capire.

Tracklist:
01. Introduzione
02. Impressioni di settembre
03. È festa
04. Dove… quando… (parte I)
05. Dove… quando… (parte II)
06. La carrozza di Hans
07. Grazie davvero

Line-up:
Mauro Pagani – flauto, ottavino, violino, cori
Flavio Premoli – organo Hammond, pianoforte, piano a puntine, clavicembalo, mellotron, moog, voce (tracce 3 e 7), cori
Franco Mussida – chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra a 12 corde, mandoloncello, voce (tracce 2, 4 e 6), cori
Giorgio Piazza – basso, cori
Franz Di Cioccio – batteria, percussioni, moog, cori

Anno: 1972
Etichetta: Numero Uno
Voto: 9.5/10

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