Metallica – Black Album

Nel 1991 i Metallica erano addirittura diventati dei perfezionisti. Remixarono il Black Album varie volte fino a costargli un milione di dollari di produzione (dollari di inizio anni ’90 ovviamente). Ulrich, Hammett e Newsted, estremamente stressati per questo lavoro, divorziarono con le proprie mogli. L’arte comporta sacrifici, che siano economici o emozionali. Non si partorisce il Black Album senza farsi il mazzo. Quei tre tizi oggi avrebbero una moglie in più, ma noi oggi avremmo un album del genere in meno. Allora si fotta il matrimonio (il loro per lo meno). L’arte dà maggiore cibo all’anima (ed ovviamente di maggiore qualità) e per questo i ‘Tallica misero questo lavoro al di sopra di tutto. Metal? Sì ma versatile, ci troviamo parecchie sfumature. Parliamo dei più osannati del metal, stiamo calmi… Infatti, Bob Rock, che in quest’album fu il loro produttore, li stressò parecchio, ma…

Primo pezzo, Enter Sandman, un giro di chitarra che è talmente conosciuto che ormai ad ascoltarlo scappa il sorriso come a rivedere un amico d’infanzia. Sandman, nel folklore nord-europeo, è l’ometto che ai bambini porta sonno e sogni cospargendo sui loro occhi, per l’appunto, della sabbia. Hetfield, per scrivere di lui, doveva essere abbastanza affascinato da questa leggenda. E se fosse proprio James tale Sandman?! Il riff continua per tutto il pezzo, è penetrante e veramente piacevole. Se sei amante dell’hard rock o dell’heavy metal è difficile che non ti rimanga impresso come riff icona.

E nella seconda traccia troviamo un altro bel riff aggressivo. Sad But True è anche molto rabbiosa. “E’ triste ma vero ma puoi contare solo su di me” dice in pratica il testo. E forse non è tanto triste se puoi contare almeno su una persona che si prenda cura di te. Si spera che lei sappia sempre apprezzare l’aiuto disinteressato e sincero di lui…

Rabbia e dolore sono la stessa cosa e la quarta traccia palesa questo aspetto Freudiano con un sound che esprime entrambi gli aspetti di tali umori, nello stesso momento. Un tipo nasce ed è già incapace di esprimere se stesso a causa della repressione imposta dagli standard ottusi della società. Non può pensarla diversamente ed essere diverso. Il pezzo parte in un crescendo che conduce ad una triste chitarra classica. Si sovrappone un riff di elettrica, il pezzo prende profondità. C’è ora tranquillità che poi cede a rabbia mista a tristezza. Hetfield è viscerale, la chitarra di Hammett lo stesso. Un violino non riuscirebbe ad entrare maggiormente nelle budella. Ora solo tristezza. Il protagonista dà la colpa a sé stesso pensando che non sia stato in grado di ribellarsi a tutto ciò e si autodefinisce The Unforgiven. Si avvicina alla morte senza aver provato a ribellarsi. Il solo di chitarra è ancora un misto tra strazio e la voglia di spaccare tutto: uno stato di impotenza che si alterna ad ira funesta. Intermezzi tranquilli e sensi di rassegnazione rifiniscono il fallimento del singolo e della società. The Unforgiven è tra le migliori dei Metallica, alcune sensazioni che suscita non sono descrivibili nonostante il nostro impegno a trasformare note in emozioni, ed emozioni in vocaboli.

Nothing Else Matters comincia con un arpeggio alla chitarra che si può suonare solo con la mano destra (se non sei mancino). E secondo leggenda, confermata da James, mentre il frontman era a telefono con la fidanzata, aveva questa chitarra in mano e cominciò a mettere insieme queste poche note in maniera quasi distratta. Ne uscì un pezzo d’amore bellissimo, ma per lui troppo personale. Non voleva pubblicarla e fu Lars a convincerlo dopo averla sentita. Provate oggi ad immaginare la storia della musica senza questa romanticheria. Ed il suo assolo di elettrica, non sottovalutiamo anche l’assolo di questo pezzo. In verità il pezzo ha davvero belle parole d’amore, eppure il sound non è solo romantico ma anche un po’ triste, specie nel finale che diventa malinconico. Ma forse… nothing else matters.

Wherever I May Roam presenta una intro con un sitar suonato da Hetfield. Poi rabbia placata. Sempre rabbia in questi pezzi? E’ metal, sennò datevi alla lirica.

The God That Failed invece presenta un giro di basso prepotente a cui si sovrappone un’elettrica dal sound del motore di una Formula 1. Davvero sarcastico il testo: credi e fidati, affidati e segui la strada del tuo Dio che ha fallito.

Altro giro di basso stupendo, Newsted doveva essere in piena esperienza mistica. Profondissimo il riff di My Friend Of Misery. Si aggiunge anche una chitarra elettrica molto azzeccata con il suo giro.

The Struggle Within conclude l’album cominciando con percussioni che suonano una marcia. Poi il pezzo tira tanto, la chitarra è galoppante.

Può bastare? Forse sì, ma se non siete saturi ci sono gli altri pezzi che non sono di minore intensità ed importanza. Non c’è un pezzo messo lì così per caso e per dire: “Hey pivelli abbiamo sbattuto 12 pezzi nel nostro album”. No. Tutti pezzi degni di valore. O sei nessuno o sei i Metallica.

Tracklist:
01. Enter Sandman
02. Sad but True
03. Holier Than Thou
04. The Unforgiven
05. Wherever I May Roam
06. Don’t Tread on Me
07. Through the Never
08. Nothing Else Matters
09. Of Wolf and Man
10. The God That Failed
11. My Friend of Misery
12. The Struggle Within

Line-up:
James Hetfield – voce, chitarra ritmica, sitar, chitarra solista
Kirk Hammett – chitarra solista
Jason Newsted – basso, cori
Lars Ulrich – batteria
Collaborations:
Michael Kamen – arrangiamenti orchestrali

Anno: 1991
Etichetta: Vertigo
Voto: 10/10

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