Pink Floyd – The Wall

The Wall (il muro) più difficile da abbattere non è fuori di noi ma dentro noi. Una costruzione innalzata intorno alla nostra persona per proteggerci da episodi che abbiamo vissuto e che temiamo possano ripetersi: traumi che portano il protagonista dell’album, una rockstar di nome Pink, sull’orlo della follia perché ormai troppo chiuso in se stesso. Nel 1979 i Pink Floyd sono andati al di là dello spettro musicale, hanno valicato i limiti della razionalità cercando di comprendere e spiegare il perché di certi atteggiamenti, spesso anomali, tipici dell’essere umano. Questo concept album è quasi totalmente un parto di Roger Waters, partito dall’aneddoto che vuole il bassista dei Pink Floyd che durante un concerto nel ’77 sputò addosso ad un fan durante un concerto, sentendosi quasi violato dentro da loro per le urla e notando la distanza (il muro) tra la band ed i loro fan. L’album è di una intensità madornale, non fatevi abbindolare da brani o spezzoni più soft: nascondono dietro di loro delle vere insidie psicologiche. Non parliamo solamente di un’opera rock, in questo caso, ma siamo di fronte ad un’opera artistica dalle mille sfaccettature anche musicali. Waters d’altronde era anche l’anima “sinfonica” dei quattro britannici. Il bassista alla fine si trovò in auto con uno psichiatra e gli confessò tutto il fastidio per le esibizioni live. Da qui partì l’idea di un album incentrato sulla psicologia umana, ed in particolar modo sull’alienazione e la follia.

“We don’t need no education – We don’t need no tought control” è quasi un mantra che da il via ad Another Brick In The Wall, forse il pezzo più famoso dei Pink Floyd. Sole tre note compongono il cantato principale del brano. In ciò troviamo uno dei temi più traumatizzanti per il fantasmagorico Pink: frustrazione data dalla scuola e dai suoi metodi violenti in senso fisico e psicologico. Un coro di bambini incalza il tema con rabbia contro i professori. Il pezzo sarà strutturato anche semplicemente ma il solo di chitarra di David Gilmour è tutt’altro che banale. Profondo, meditativo, attento, razionale, nostalgico e triste.
“Hey, Teachers, leave them kids alone!”

“All in all you’re just, another brick in the wall

Hey You comincia con un arpeggio di chitarra abbastanza caratteristico, dai toni abbastanza angoscianti, un debole basso fa da sottofondo. La rockstar Pink tenta di uscire dall’alienazione che si è creato intorno ed appoggia un movimento nazifascista di vermi. Troviamo anche dei riferimenti alla follia che colpisce il personaggio anche a causa della droga, richiamo probabilmente al loro ex membro Syd Barrett. Il cantato è dapprima morbido, per divenire man mano leggermente più duro. Il tutto ha l’apice nel solo di sei corde che è pura rabbia. Il tema in calando trasmette una sorta di rassegnazione.

Is There Anybody Out There? è titolo ed unico testo della traccia. Dopo aver ripetuto varie volte la frase come un disperato appello di aiuto, parte un dolce arpeggio di chitarra classica: dapprima si nota la solitudine, poi un barlume di speranza, infine ancora angoscia e solitudine esacerbati anche da un soffice ma stridulo violino in sottofondo. C’è una richiesta di aiuto fuori dal muro che non viene accolta. “Non c’è nessuno lì fuori“, questa è la risposta alla domanda di Pink.

Comfortably Numb è il pezzo più rappresentativo dell’album. I motivi sono molteplici, la complessità del brano richiede anche uno studio razionale. Il sound parte leggero, sottile e morbido nella parte musicale e cantata. Segue un primo assolo di chitarra che sembra rappresentare una nuvola bianchissima e soffice che si staglia contro un cielo di un azzurro intenso. Pink ha un malore nella sua camera d’albergo, un medico con una iniezione lo fa riprendere perché a breve dovrà forzatamente esibirsi. Egli è ora “piacevolmente insensibile”. Ricorda gli anni dell’infanzia e li rapporta al suo mondo attuale. Il testo è un discorso tra Pink (Roger Waters in versione autobiografica) ed il medico (Dave Gilmour alla voce). Si va poi veloci verso un crescendo: una chitarra quasi solenne intraprende un solo di chitarra quasi alienante, ma spaziale, duro ma rassegnato. Dura molto tempo, c’è più spazio per le emozioni spiegate con l’arte che per quelle spiegate con le parole. Il finale è sofferente con toni più acuti a simboleggiare il dolore e la voglia di Pink di rialzarsi che finisce in un calando che si conclude con il solo della sei corde che non vuol smettere di esprimersi anche alla chiusura del pezzo. Signori, parliamo di uno degli assoli di chitarra più belli della storia del rock. Uno di quelli che al primo ascolto ti da un pugno allo stomaco e rimani indolenzito e dolorante fino alla settimana successiva, ed anche quella dopo, perché è un tratto della musica che non ci si scorderà mai.

Altri eventi hanno scandalizzato la psiche di Pink durante la corsa dell’album: il divorzio con la moglie, la morte del padre in guerra quando la rockstar era ancora un fanciullo e da qui l’iperprotettività della madre, aggiungendo anche strane richieste avanzate dalle groupies… Pink capisce che non può andare avanti così ed apre un processo mentale per analizzare le sue turbe. The Trial vede a confronto giudici, accusa e testimoni. La musica è quella di un circo ma proposta in maniera angosciante ed ansiogena. Rappresenta la follia al 100%. Se volete personalizzare o descrivere cosa sia la pazzia, è questo il pezzo che al meglio la rappresenta. Il personaggio fittizio è condannato ad abbattere il muro intorno a sé, rompendo la sua difesa forse in modo liberatorio o forse esponendolo agli attacchi dell’esterno. Rumore del crollo del muro.

Segue e chiude l’album Outside The Wall. Un sound delicatissimo con clarinetto ed armonica accompagna una poesia recitata da Waters. E’ un punto di vista su come l’uomo non possa isolarsi dal mondo esterno, e comunque, se lo fa, le persone a lungo andare ti abbandonano. Il significato però della poesia si lascia interpretare in tanti modi diversi, meglio leggerla interamente se volete dare… una logica alla follia!

Tracklist:
Disco 1
Lato A

01. In the Flesh?
02. The Thin Ice
03. Another Brick in the Wall Part 1
04. The Happiest Days of Our Lives
05. Another Brick in the Wall Part 2
06. Mother
Lato B
07. Goodbye Blue Sky
08. Empty Spaces
09. Young Lust
10. One of My Turns
11. Don’t Leave Me Now
12. Another Brick in the Wall Part 3
13. Goodbye Cruel World

Disco 2
Lato A
01. Hey You – 4:41
02. Is There Anybody Out There?
03. Nobody Home
04. Vera
05. Bring the Boys Back Home
06.Comfortably Numb
Lato B
07. The Show Must Go On
08. In the Flesh
09. Run Like Hell
10. Waiting for the Worms
11. Stop
12. The Trial
13. Outside the Wall

Line-up:
Roger Waters – voce e cori, basso elettrico, sintetizzatore EMS VCS3, chitarra acustica, chitarra ritmica
David Gilmour – chitarra principale e acustica, voce, cori e armonie vocali, basso elettrico, pedal steel guitar, sintetizzatore Prophet-5 e ARP Quadra, percussioni, rototoms, clavinet
Nick Mason – batteria, percussioni
Richard Wright – organo Hammond, pianoforte acustico e elettrico, sintetizzatori Prophet-5 e Minimoog, clavinet, bass pedals

Collaborations:
Bruce Johnston, Toni Tenille, Joe Chemay, Stan Farber, Jim Haas, John Joyce – cori
Bob Ezrin – armonium, sintetizzatore ARP String, pianoforte, cori
James Guthrie – piatti, sintetizzatore ARP Quadra in Empty Spaces e In the Flesh
Micheal Kamen – arrangiamenti per la New York Symphony Orchestra
New York Opera – coro
Lee Ritenour – chitarra ritmica ed acustica
Studenti della Islington Green School (organizzati da Alun Reshnaw) – coro
Fred Mandel – organo Hammond
Jeff Porcaro – batteria
Bobbye Hall – bongos e congas
Jon DiBlasi – chitarra classica
Joe Porcaro, Blue Ocean e altri 34 batteristi di New York – rullante
Harry Waters – voce del bambino
Chris Fitzmorris – voce della segretaria
Trudy Young – voce della groupie

Anno: 1979
Etichetta: EMI
Voto: 10/10

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