Intervista a Federico Gatti dei Wind Rose e Ancient Bards

Oggi noi di URM abbiamo il piacere di intervistare Federico Gatti, batterista dei Wind Rose ed Ancient Bards, insegnante della Modern Music Institute fresco di ben 2 nuove uscite discografiche con le sue band.

Come ti sei approcciato alla musica e quali sono state le tue maggiori influenze?
In realtà ho iniziato un pò per caso. A 14 anni se sei fortunato i tuoi genitori ancora ti spronano a incanalare energia e spendere bene il proprio tempo libero. La batteria è sembrata un’ottima opzione, prima di capire il baccano che può fare in mano a un ragazzino! È stato subito amore e non mi ci sono mai staccato. Al tempo i miei eroi di riferimento erano (tra tanti) Mike Portnoy e Joey Jordison. Tra Dream Theater e Slipknot non son partito proprio male dai!

Da poco sei diventato il nuovo batterista dei Wind Rose, come hai preso parte alla band?
Mi hanno contattato quando avevano bisogno di un batterista per coprire qualche data. Le date sono man mano aumentate e abbiamo stretto in pochissimo tempo un forte legame, sia personale che professionale. È stato davvero un processo spontaneo e inevitabile!

Wind Rose si sa è un progetto molto legato alle tematiche dei suoi testi di ispirazione dai libri di Tolkien e molti racconti fantasy, come mai questa scelta?
Anche se non ho preso parte alla stesura dei primi brani che trattavano le tematiche di Tolkien, posso dirti che quando passi gran parte della tua vita a giocare giochi online, leggere e guardare saghe fantasy e suonare in qual modo, l’unica fine che puoi fare è questa! Scherzi a parte (e chi scherzava?) sono tematiche che in primis ci divertono davvero tanto. Siamo tutti fan della saga e anche solo studiare nuovi vestiti a tema e video rende il nostro lavoro bellissimo. Il primo brano da cui è partita quest’idea è stato The Breed of Durin, diciamo che sembrava una tematica divertente da affrontare. Ora non ne possiamo più fare a meno!

Sono molte le band nel panorama metal che si sono ispirati a questi romanzi ma come abbiamo potuto sentire dal vostro ultimo lavoro Wintersaga i Wind Rose riescono a enfatizzare molto nelle strutture musicali l’idea di questi temi. Come vi approcciate in fase di composizione?
Penso che la parola chiave sia Feels. Cerchiamo di trasmettere qualcosa, non solo con il testo, ma appunto con la musica. Le tematiche che trattiamo ci permettono di spaziare tra atmosfere più goliardiche e festose a cupe e serie, tutte ben contestualizzate e in armonia tra loro all’interno di un singolo album. Si parte proprio dalla melodia con le orchestre, alle quali lavora principalmente Federico Meranda. Man mano che ognuno di noi ascolta i lavori nuovi, inizia a scrivere la sua parte aggiungendo qualche idea, a volte queste idee si sviluppano bene, altre vengono brutalmente cestinate, il lavoro finale però soddisfa al 100% tutti noi.

Wintersaga abbiamo visto che dall’uscita ha riscosso un grosso successo, vi aspettavate questo risultato?
Siamo i primi a credere in quello che facciamo perché prima di tutto ne siamo fans, noi amiamo davvero la nostra musica. Ci aspettavamo quindi un discreto successo, ma la realtà ha rotto ogni aspettativa con numeri che sognavamo alla lontana. Siamo rimasti piacevolmente stupiti e questo ci ha dato una carica per lavorare subito a nuovo materiale!

Abbiamo letto che presto annuncerete il nuovo tour, cosa avrete in serbo per i vostri fans?
Stiamo cercando di portare la nostra musica in più parti possibili del mondo. Ci sono aree del globo dove c’è una forte richiesta dei nostri live e in cui non siamo mai stati, abbiamo per fortuna un team di persone che lavora con noi proprio a questo. In più, anche se è difficile pensare a certe cose in pieno novembre, estate = festival open air. Ne abbiamo ancora un pò da annunciare, il meglio bolle in pentola!

Parlando di tour, l’anno scorso mentre eravate in Spagna i Wind Rose sono stati vittima di un furto all’interno del tour bus, come siete riusciti a risollevarvi dal fatto e trattandosi purtroppo di un fatto abbastanza diffuso cosa consiglieresti ai musicisti che si ritrovano in queste situazioni?
E’ stato un duro colpo perdere moltissimi effetti personali in un momento così intenso come un tour, dove hai dei ritmi davvero serrati e sei lontano da casa. Ritrovarsi senza soldi e senza carte di credito non è piacevole. A denti stretti lavati con uno spazzolino nuovo (si, hanno rubato anche gli effetti da bagno) abbiamo continuato fino alla fine del tour ricevendo un forte calore da parte di tutti, dalle band con cui eravamo a suonare, crew, e il pubblico ogni sera, questo ci ha dato la forza di affrontare comunque ogni data con il sorriso. Se posso dare un consiglio ai lettori, dormite con tutto quello che vi è caro addosso, anche se i letti in tour bus non sono proprio enormi!

Allo stesso tempo sei batterista degli Ancient Bards, come riesci a dividerti in questi 2 progetti?
Gli impegni live con gli Ancient Bards non sono mai (purtroppo) molto numerosi e questo mi permette di gestire i due progetti abbastanza bene. Se gli impegni lavorativi e personali non mi permettono di essere presente con gli Ancient Bards (cosa che è successa qualche volta quest’anno), la macchina non si ferma e continua fortissima anche con batteristi turnisti.

La discografia degli Ancient Bards è una lunga serie di concept albums che si collegano fra loro, come è nata questa idea e a cosa vi siete ispirati per i testi?
Penso che sia di dominio pubblico, per cui la vera e unica storia è questa: il nostro tastierista Daniele Mazza si annoiava durante le ore di meccanica, ha quindi creato una delle saghe più “mindblowing” che abbia mai sentito. Daniele ha un bagaglio culturale bello massiccio per quanto riguarda il fantasy, da Final Fantasy (vari), alcuni anime, tutte le esperienze e vicende che ha vissuto da ragazzo lo han portato alla storia che raccontiamo con gli Ancient Bards. Se qualcuno non ha mai prestato importanze alla saga, vi invito davvero a leggere i testi e approfondire sul blog della nostra cantante Sara https://allthingssara.com ne vale davvero la pena!

Visto che sia Origine che Wintersaga sono usciti quest’anno quanto ti hanno influenzato le due esperienze fra di loro in fase di composizione e in studio?
Direi abbastanza. Wintersaga è stato arrangiato da me subito dopo Origine, dal quale ho imparato molto specialmente a livello ritmico. Questo mi ha dato proprio modo di sperimentare sulla musicalità e groove. In altre parole, in che modo fare scapocciare chi ci ascolta. Ho dato molto più spazio a questo che a milioni di colpi che si andrebbero a perdere in un fill ogni tanto. Questo penso sia percepibile in Origine, ma soprattutto Wintersaga. C’è anche da dire che dal punto di vista tecnico i due dischi sono molto diversi, per cui è stata un’esperienza positiva scrivere entrambi i dischi in così poco tempo, non vedo l’ora di arrangiare ritmicamente nuovo materiale! (Cosa che magari sta succedendo proprio ora…)

Sei insegnate della Modern Music Instiute, Quanto è importante per un musicista dedicarsi alla didattica e qual’è l’errore che i batteristi tendono a fare e cosa consiglieresti per evitare che accada?
La didattica è F O N D A M E N T A L E. Ho passato gran parte della mia vita a studiare, ma quasi mai ero davvero solo. Oltre ad alcuni anni di lezioni private, ho sempre sviluppato dei concetto che nascevano da altri batteristi. Sono sempre stato curioso, e ho chiesto a chi il mio lavoro lo fa da più tempo. Ho investito molto tempo e denaro su di me, spostandomi anche centinaia di chilometri da casa per delle lezioni, ne sono molto contento, è il regalo più grande che possiate farvi. Per rispondere alla tua domanda, l’errore più grande che fa la gente ora è correre. Tralasciare una didattica importante e svolta da un professionista sperando di fare prima guardando qualche video in giro. Puntare solo all’obiettivo senza nemmeno capire i passi per raggiungerlo. Ogni scorciatoia è sempre appetitosa lo so, ma 1 ora 4 occhi con un professionista lascerà sempre qualcosa in più rispetto a un video + pdf. Questa è la mia idea nata da un’esperienza diretta negli anni avendo provato un pò tutto, ne rimango convinto guardando anche giovani batteristi tutti i giorni, ma rimane sempre qua e là l’eccezione.

Per i drummers che ci leggono, ci descrivi il tuo kit per i live e come ti prepari prima di un concerto?
Cerco di rimanere il più minimal possibile e costruisco il mio kit simmetricamente. Al centro ovviamente rullo da 14, più sopra e sempre centrale rispetto ad esso tom da 10 e 12. Ad altezza tom, poco distanti da quest’ultimi, 2 Hihat, 13 e 14, rispettivamente a destra e sinistra. Poco più in su 2 crash anch’essi simmetrici rispetto al rullante. Sulla destra ride (da 21) e più in alto china. Un timpano da 16 è più che sufficiente, in basso cassa da 22. Uso pedali Iron Cobra, trigger Footblaster e bacchette EVO.

In questi ultimi anni, e in maniera più diffusa, nelle produzioni rock e metal le parti di batterie nei dischi vengono mixate e in casi più estremi addirittura sostituite con samples pre registrati e batterie virtuali. Da batterista cosa ne pensi di queste scelte da parte di alcuni produttori ed ingegneri del suono?
Io purtroppo non sono un ingegnere del suono, il mio compito è un altro e non ne sarei bravo. Chi produce dischi deve renderli in linea con ciò che è in commercio in questo momento, per cui se la richiesta è un disco di impatto, tutto compressato, con una punta allucinante ad ogni colpo, allora capisco perché qualcuno sostituisce dei suoni registrati con dei samples. Tuttavia, un lavoro tecnico e di preparazione, può rendere il lavoro dei producers molto più semplice, fino a far sparire i samples del tutto. Bisogna colpire FORTE, e in modo consistente. Se si registra un album così, sarà piacevole per ogni batterista ascoltare (ad esempio) il proprio suono di rullante vero così come l’ha sentito in studio a ogni traccia. Se invece fate i popcorn con il rullante a 270bpm non vi giudicherò di certo se quello che ascolto è un sample.

Parliamo di un tema di attualità che in questo periodo ha fatto molto discutere, qual’è stato il pensiero dei Wind Rose sulla nuova traduzione del Signore Degli Anelli?
In tutta onestà ho avuto poco tempo in questo periodo di approfondire la cosa, ma so della traduzione nuova e che ha scatenato un pò di casino sul web. I commenti a ogni novità in genere son sempre negativi, per cui…

Progetti per il futuro?
Tanti tanti live da Gennaio fino a Giugno quasi no stop, molti festival durante l’estate, tante cose in pentola per Settembre. Molto del mio tempo verrà investito nella didattica presso la scuola in cui insegno, e chissà magari qualche clinics su cui ho molte idee. Il 2020 mi darà meno respiro del 2019, ma è proprio questo il bello!

La nostra intervista è terminata. Vuoi lasciare un saluto ai lettori di Universo Rock & Metal?
Certo, voglio lasciare un super saluto a tutti i lettori e invitarli uno ad uno sotto al palco per fare festa con noi. Non mancheranno brindisi post show! Cheers!

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