The Beatles – White Album

Facile non vuol dire semplice. E’ un concetto difficile da far passare, per carità questo è oggettivo. “Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna” diceva Einstein, e se forse uno che c’aveva capito qualcosa diceva roba del genere, significa FORSE che davvero la semplicità è difficile da produrre e da capire. Un concetto, o in questo caso delle canzoni, quando sono semplici sono sempre più di impatto sulle persone e facilmente assimilabili. Sia chiaro che il White Album dei Beatles non è solo composto da canzoni semplici e di facile ascolto. Parliamo di 30 brani, ce n’è per tutti i gusti. Ma quello che i Fab Four volevano far passare era proprio questo concetto: ti sto mettendo davanti una roba semplice, ma cerca di capirne la profondità. Forse nel 1968 lo hanno capito più di noi. Questo capolavoro rispecchia più di ogni altro le varie personalità dei quattro di Liverpool, già in contrasto tra di loro e con la voglia di far emergere le proprie personalità mediante le canzoni. E comunque non citiamo i generi e le band che hanno preso ispirazione da questo album, questo dovete capirlo voi, altrimenti vi renderemmo troppo “semplice” l’ascolto della poliedricità fatta suono.

While My Guitar Gently Wheeps è un brano in cui George Harrison vuol far emergere la spiritualità che aveva sviluppato in India. La sua chitarra sembra piangere per davvero. Non abbiamo un grande riff, un arpeggio da brividi o un assolo da top ten. Parliamo di poche pizzicature di corde che stanno al posto giusto al momento giusto con il sound giusto. La perfezione alla portata di tutti.

Lennon invece è la solita testa di cazzo. Non vuol far capire nulla di ciò che dice, lui si considera un Messia, il più alto intellettuale. Yoko Ono aumenta ancor di più la sua consapevolezza ed il suo ego, allora decide che Happiness Is A Warm Gun deve avere vari atteggiamenti, diversi tempi e disuguali suoni. C’è forse qualche riferimento alla Ono, all’erotismo, all’eroina o a chissà cosa. Qualcuno lassù in cielo glielo ha chiesto ma ha risposto come al solito in maniera vaga. John, delle volte fai perdere davvero la pazienza e verrebbe da mandarti a fanculo.

Blackbird mette invece in evidenza la vena romantica di Paul McCartney. Il dolce arpeggio è frutto della mente del bassista che ben si destreggiava sulla chitarra. Il pezzo parla di un merlo simboleggiante una donna afro-americana in lotta per il propri diritti civili.

Anche Ringo Starr ha voluto dire la sua in termini armonici e non solo nel portare il tempo alla band. C’è un brano che è praticamente un folk americano con tanto di violino e si chiama Don’t Pass By Me. “You were in a car crash, and you lost your hair” è una parte del testo che fa riferimento alla presunta e leggendaria morte di McCartney. Ma quante trovate commerciali questi Beatles. O è forse vero?

Helter Skelter è prepotente, un riff aggressivo, incalzante, quasi fastidioso, deve entrarti dentro e basta. Potente anche il cantato. Durante le registrazioni i Beatles ci diedero dentro come forsennati ed alla fine del pezzo Ringo urla “I’ve got blisters on my fingers!”.

Ok fino ad ora abbiamo ascoltato davvero un po’ di tutto: pezzi con senso, pezzi che forse non hanno senso o semmai non stavano bene in quel posto della tracklist. Testi belli o meno belli e suoni che potrebbero anche non piacerci. Ma abbiamo sentito tutti brani orecchiabili. Revolution 9 invece ti dice non ascoltarmi, o comunque non prima di dormire, non se sei già angosciato di tuo. L’angoscia che trasmette questo pezzo psichedelico è pari allo stato d’animo che si prova in un periodo di guerra. Non c’è senso. Parti orchestrali, parti al contrario, sussurri inquietanti, urla, un giro di violino che ogni tanto viene isolato, l’incessante “Number nine” pronunciato in maniera fastidiosa, musichette da circo e quant’altro di strano possiate trovare in un pezzo, compreso degli spari e dei suoni messi lì a caso che tra di loro non c’entrano nulla. Non ascoltatela!

In 1 ora e 33 minuti abbiamo trovato di tutto. Sonorità che ancora oggi sono futuristiche, testi che non sono ancora del tutto interpretabili, semplicità, complessità, senso, nonsense, strumenti musicali che non si contano più, messaggi di pace, di amore ma anche più criptici o meno etici. Tante sono state le collaborazioni in questo White Album che, spero abbiate finalmente notato, ispira generi ed artisti ancora oggi, dopo 51 anni della sua pubblicazione! The Beatles tendono ad entrare dentro di te con ogni loro tipo di sound. Probabilmente abbiamo le sonorità dei Beatles dentro di noi da quando siamo nati, o forse li odiamo per qualche comprensibile motivo. E’ probabile però che sia stata scritta una canzone dei Beatles per ognuno di noi…

Tracklist:
CD 1: The BEATLES (‘White Album’)
01. Back in the U.S.S.R.
02. Dear Prudence
03. Glass Onion
04. Ob-La-Di, Ob-La-Da
05. Wild Honey Pie
06. The Continuing Story of Bungalow Bill
07. While My Guitar Gently Weeps
08. Happiness is a Warm Gun
09. Martha My Dear
10. I’m so tired
11. Blackbird
12. Piggies
13. Rocky Raccoon
14. Don’t Pass Me By
15. Why don’t we do it in the road?
16. I Will
17. Julia
CD 2: The BEATLES (‘White Album’)
01. Birthday
02. Yer Blues
03. Mother Nature’s Son
04. Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey
05. Sexy Sadie
06. Helter Skelter
07. Long, Long, Long
08. Revolution I
09. Honey Pie
10. Savoy Truffle
11. Cry Baby Cry
12. Revolution 9
13. Good Night

Line-up:
John Lennon – voce, cori, chitarra ritmica, pianoforte, organo Hammond, harmonium, mellotron, percussioni, armonica a bocca, sassofono
Paul McCartney – voce, cori, basso, chitarra ritmica, pianoforte, batteria in Back in the U.S.S.R. e Dear Prudence
George Harrison – chitarra solista, voce, cori, organo Hammond, percussioni
Ringo Starr – batteria, percussioni, voce in Don’t Pass Me By e Good Night, cori in The Continuing Story of Bungalow Bill

Collaborazioni:
George Martin – pianoforte, harmonium
Mal Evans – applausi, tromba
Eric Clapton – chitarra solista in While My Guitar Gently Weeps
John McCartney, Jackie Lomax – applausi
Henry Datyner, Eric Bowie, Norman Lenderman, Ronald Thomas, Jack Fallon – violino
Eldon Fox, Reginald Kilbey – violoncello
John Underwood, Keith Cummings – viola
Yōko Ono, Pattie Harrison, Maureen Starkey e altri – voce in The Continuing Story of Bungalow Bill
Chris Thomas – mellotron, clavicembalo, pianoforte
Jimmy Scott – conga in Ob-La-Di, Ob-La-Da
James Gray, Rex Morris, Cyril Reuben – sassofoni in Ob-La-Di, Ob-La-Da
Orchestra di 14 elementi – archi, fiati
Orchestra di fiati
Art Ellefson, Danny Moss e Derek Collins – saxtenore in Savoy Truffle
Ronnie Ross, Harry Klein e Bernard George – saxbaritono in Savoy Truffle
Derek Watkins, Freddy Clayton – tromba
Don Lang, Rex Morris, J. Power, Bill Povey – trombone
Orchestra di sette elementi – sassofono, clarinetto
Orchestra di 26 elementi
Ingrid Thomas, Pat Whitmore, Val Stockwell, Irene King, Ross Gilmour, Mike Redway, Ken Barrie e Fred Lucas (coristi dei Mike Sammes Singers)

Anno: 1968
Etichetta: Apple Records
Voto: 10/10

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