Pink Floyd – Meddle

Meddle è il sesto album dei Pink Floyd ed è stato prodotto nel 1971. Sono solo 6 le tracce dell’album ma non si rimane delusi dalla durata del disco. Entriamo subito in questo mondo extra-terreno.

Facciamo partire il disco, cosa diamine ci travolge? All’improvviso un’atmosfera lunare, siamo catapultati lì, non siamo più sulla terra. Un giro di basso unico nella storia ci tormenta, ci ammalia, ci fa schiavi. Psichedelia, misticismo, interiorità, decisione, durezza, futurismo, multidimensionalità. Pensi che One Of TheseDays non possa essere stato scritto da degli umani. Ed ammettiamo anche che forse ci sia stato anche un “aiutino” esterno che abbia condotto la band inglese a produrre questo capolavoro, ma se di base non hai certe robe nella testa non produci un brano del genere. Canzone che probabilmente fa ancora genere a sé, il giro di basso di Waters (con l’aiuto di un effetto Made in Italy) è tuttora di un sound esclusivo.

Il nostro animo è sconvolto, ovviamente in positivo ma è indolenzito. Ci vuole allora la tranquillità e la rilassatezza di A Pillow of Winds a farci riprendere un attimo, con la chitarra acustica di Gilmour in evidenza con i suoi arpeggi ed un sottofondo di slide guitar a rendere ancora più dolce l’atmosfera. D’altronde è una canzone d’amore.

Fearless continua con un sound acustico, armonicamente un po’ più ricca e con in chiusura un coro da stadio, inno dei Pink Floyd alla loro passione per il calcio. Nel testo manca l’inquietudine di Waters, stranamente. Fearless è appunto l’impavido, un invito ad essere coraggiosi, o folli come dice il brano.

San Tropez continua sullo stello stile ma quasi vuol farci immaginare una giornata estiva sulla spiaggia con un fresco cocktail da sorseggiare. Un pezzo quasi hawaiano con un intercalare di pianoforte jazz. Il testo parla della bellezza di una vacanza lussuosa, che alla fine annoia per la troppa perfezione.

Poi i Pink Floyd avranno detto: “Ok ma mettiamoci anche un blues classico, ma non troppo, semmai lo facciamo cantare da un cane”. No, non è uno scherzo, non sono effetti sonori, è davvero un cane che canta! Non ci credete? Seamus è disponibile alla vostra visione nella versione del Live at Pompeii, e poi vediamo se ci credete o no.

Concludiamo, ma mica banalmente. C’è Echoes, pezzo di 23:31 minuti riempiti alla perfezione, vero brano progressive rock dell’album dalle mille sfaccettature. Cominciamo in maniera calma, ma un po’ malinconica, stavolta l’elettrica di Gilmour sembra lamentarsi trattenendo un pianto. Il canto continua sulla stessa scia, ma c’è profondità, allo stomaco questo sound trasmette un discorso triste sì, ma molto serio. Seguono attimi strumentali quasi di divertimento, quasi anche a voler esprimere un accenno di rabbia contenuta. Si passa poi ad una parte psichedelica anche inquietante se vogliamo, formata da paura ed angosce a cui segue una sequenza armoniosa, come un senso di risurrezione. Il finale è nostalgico, ma serenamente nostalgico. Il sintetizzatore in questa suite è usato magistralmente, dal gruppo che, forse più di chiunque altro, abbia saputo sfruttarne al massimo le potenzialità. Come ad ogni testo dei Pink Floyd è difficile darne un’interpretazione. Si immagina che possa parlare di un’interrogazione sul senso della vita rivolgendocisi addirittura forse a Dio. Successivamente, pari passi con la musica, c’è l’angoscia dell’uomo ed alla fine viene ripreso il tema iniziale.

C’è di tutto quindi in questo album. Dei suoni unici, innovativi persino oggi, scatenano un turbinio di emozioni che invadono le corde più profonde del nostro animo. Non possiamo parlare di un unico sound della band, è chiaro. Quel che colpisce l’orecchio sono vibrazioni poliedriche, spesso messe insieme, a volte isolate per renderne ancor più giustizia. Inutile allora attribuire un genere musicale a questo album. I testi però ci mettono in difficoltà, ma ci fanno anche riflettere. Il suono che accompagna le parole potrebbe aiutarci ad interpretarle, ma alla fine ognuno può dare il significato che vuole. E’ risaputo che interpretare i testi dei Pink Floyd è lavoro ben arduo. Esperienza mistica ed introspettiva.

Tracklist:
01. One of These Days
02. A Pillow of Winds
03. Fearless
04. Saint Tropez
05. Seamus
06. Echoes

Line-Up:
Roger Waters – bass, vocals
David Gilmour – guitar, vocals
Richard Wright – keyboards, vocals
Nick Mason – drums, vocals

Anno: 1971
Etichetta: Harvest / EMI
Voto: 9/10

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...