Korn – Korn

“Sentendo i Korn passare alla radio, ho avuto l’impressione di ascoltare una mandria di bisonti con gli zoccoli di ferro che buttavano fuoco dalle narici”

raccontò Steve Vai alla rivista Guitar World. Sensazione comune ad un’ intera generazione che con il primo album omonimo della Band di Bakersfield fu risucchiata in un buco nero da cui nascerà uno dei generi più prolifici della seconda metà degli anni ’90, il nu metal.

Galeotto fu un ultimo drink bevuto da James “Munky” Shaffer (chitarra) e Brian “Head” Welch (chitarra) al John Bryan’s Bar. Quella sera infatti si stavano esibendo i SexArt del cantante Jonathan Davis. Quest’ultimo fu invitato dai due ad unirsi alla loro band, che contava sulla sezione ritmica composta da James “Filedy” Arvizu(basso) e David Silveria (batteria). Da quel momento nascono i Korn, ed in breve tempo pubblicarono il loro primo album.

L’ opera si apre con Blind che rappresenta perfettamente il marchio di fabbrica della Band. I testi di Davis riguardano in particolare temi quali l’adolescenza, la morte, la depressione, il bullismo ed il sesso a cui fa da contorno il muro di suono creato dagli altri componenti, in particolare il basso di Fieldy.
Non vi è neanche il tempo di riprendere fiato che si susseguono con invariata ferocia Ball Tongue  Need to, Clown e Divine. La sesta traccia è Faget, in cui Davis sussurra e geme fino alla catarsi raggiunta nell’urlo: “You can suck my dick and fucking like it!”.

L’album sembra rallentare con la cornamusa in apertura di Shoots and Ladders. Il testo non è altro che un insieme di filastrocche popolari britanniche per bambini. I Korn riescono comunque a rendere queste filastrocche un viaggio senza ritorno all’inferno.

La seconda parte dell’album non ha i pezzi memorabili della prima parte ma siamo comunque davanti ad un quintetto in stato di grazia. Predictable, Fake e Liesprocedono senza sosta fino alla richiesta d’aiuto di Helmet in the Bush: “Please God help me from my painful situation.” Preghiere che non verranno ascoltate nella conclusiva Daddy, in cui Davis scoppia letteralmente in lacrime ricordando le violenze subite in giovane età da un amico di famiglia: “You’ve raped!I feel dirty,It hurt! As a child, Tied down!That’s a good boy,And fucked!Your own child,I scream!”. La canzone verrà suonata dal vivo una sola volta, senza che Davis riesca a terminarla.

Che piaccia o meno siamo davanti ad una pietra miliare del metal anni ’90. Il suono dei Korn ha segnato le coordinate di una nuova ondata musicale che ha travolto la generazione post grunge con gruppi quali Deftones, Limp Bizkit, Slipknot ed Incubus per citare i più famosi.

Dall’uscita di Korn per gli amanti del genere non è restata che una cosa sola da fare, seguire i Leader!

Tracklist:
01. Blind
02. Ball Tongue
03. Need To
04. Clown
05. Divine
06. Faget
07. Shoots and Ladders
08. Predictable
09. Fake
10. Lies
11. Helmet In the Bush
12. Daddy

Formazione:
Jonathan Davis – voce, cornamusa, cori
J. Munky Shaffer – chitarra, cori
Brian – chitarra, voce, cori
Fieldy – basso, cori
David – batteria, cori

Links:
Website
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube

Anno: 1994
Etichetta: Epic
Voto: 10/10


Di Matteo Nascig

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...