Black Sabbath – Master of Reality

I Black Sabbath sono i padrini di un po’ di tutti i generi metal che abbiamo conosciuto durante i decenni successivi agli anni ’70. Se “Paranoid” è la base fondamentale dell’Heavy Metal, Master of Reality, uscito nel 1971 (meno di un anno dopo Paranoid) rappresenta la base per tutto il Doom Metal e lo Sludge Metal: genere estremo che fonde elementi di Doom e hardcore punk.
È stato il primo ed unico album dei Black Sabbath top 10 negli Stati Uniti, quarantadue anni dopo la sua uscita. Sarà inoltre l’ultima collaborazione tra la band e Rodger Bain, il produttore che aveva curato i due precedenti lavori.

L’influenza che ebbe sui diversi generi ci può far capire cosa questo album regala. Rispetto ai due lavori precedenti i suoni sono più duri, in particolare la chitarra diIommi, suona più oscura del solito (per “Children of the Grave”, “Lord of This World”, e “Into the Void”, Iommi e Butler abbassarono la tonalità dei loro strumenti di un tono e mezzo).
Rimangono le caratteristiche che ormai i Black Sabbath avevano interiorizzato come i riff ripetuti, gli assoli affilati ma mai rapidissimi, lunghe parti strumentali dove in questo caso anche le percussioni hanno grande spazio (parte finale di “Sweet Leaf”). C’è meno spazio per le melodie (tranne che in “Orchid”), il ritmo è sicuro e i riff si fanno più duri. La canzone simbolo di questo lavoro è “Children of the Grave”  “è stata la canzone con le contro palle più grandi-che avremmo mai registrato” (Ozzy).

Ma se basso e chitarra suonano con toni più gravi e hard, la voce di Ozzy si alza e questo crea una contrapposizione perfetta. Questo lavoro rispetto ai due precedenti è anche più sperimentale nei suoni- “Embryo” e “Orchid” le due tracce strumentali, quest’ultima acustica – e negli effetti ma anche nei ritmi: nell’intro di “Lords of this World” c’è un rallentamento inaspettato del riff di chitarra che poi prosegue per tutto il resto della traccia. Anche sui temi si assiste a qualche cambiamento: Butler era un cattolico e la canzone “After Forever” è interamente incentrata su temi cristiani.

Durante le sessioni di registrazione dell’album, Osbourne portò a Iommi una grande canna che causò al chitarrista una tosse incontrollata. Iommi stava registrando parti di chitarra acustica e la sua tosse fu catturata dalla registrazione: Un frammento di tosse è stato poi aggiunto dal produttore Bain come intro di “Sweet Leaf”, una canzone che era un inno alla marijuana.

La band si prese più tempo per registrare questo lavoro rispetto al precedente e questo se in parte garantiva una maggiore attenzione per i dettagli portò anche alcune difficoltà come la registrazione di “Into the Void” che Ward non riusciva a suonare bene o le problematiche con i toni che portarono Ozzy a cantare alcune parti in modo rapidissimo.

Si chiude con “Solitude” una lentissima ballata con chitarre pulite, una voce rilassata e “Into The Void” considerata la traccia fondamentale per la nascita dello Stoner. Un riff secco e ruvido di chitarra accompagnata dal basso per il primo minuto iniziale che si trasforma in power chords prima dell’inizio della voce.

L’album contiene 8 tracce e dura circa 35 minuti. Difficile compararlo con i precedenti lavori, rappresenta sicuramente una pietra miliare del Rock, Heavy Metal, Stoner e Doom Metal. Si distacca dai precedenti lavori ma fornisce comunque alla band una posizione sempre più salda sull’Heavy Metal, anni ’70. Anche se questo lavoro non influenzerà direttamente l’Heavy Metal come il suo predecessore aprirà la strada almeno di altri tre.

Influencer.

Tracklist:
01. Sweet Leaf
02. After Forever
03. Embryo
04. Children of The Grave
05. Orchid
06. Lords of This World
07. Solitude
08. Into the Void

Formazione:
Ozzy Osbourne – voce
Tony Iommi – chitarra
Geezer Butler – basso
Bill Ward – percussioni

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Anno: 1971
Etichetta: Vertigo
Voto: 9/10

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