Pink Floyd – The Endless River

Quando su internet iniziarono a circolare le prime voci di un possibile ritorno in studio dei Pink Floyd, credevo a stento a ciò che leggevo, ma indiscrezioni su indiscrezioni, tweet su tweet la notizia da semplice voce diviene ufficiale e sinceramente ho fatto fatica a rendermi conto che nel giro di qualche mese avrei provato per la prima volta in vita mia l’emozione di acquistare un nuovo album dei Pink Floyd. Mi dispiace che ancora prima che uscisse molti siti e riviste di settore che di autorevole hanno ormai solo il nome hanno iniziato a malignare sulla bontà del progetto, bollandolo come semplice operazione commerciale e poco più che canzonette dopo aver ascoltato le prime demo in circolazione. E le critiche negative ricevute in questo mese sono state a mio parere inaudite perché The Endless River è un opera grandiosa, forse la degna chiusura di una carriera formidabile quanto frastagliata da addii e cause giudiziarie.

Ho aspettato tanto per recensire questo album, perché non va semplicemente ascoltato. Va vissuto in tutta la sua pienezza dalla prima all’ultima canzone, come un viaggio, va vissuto per intero per essere apprezzato. E questo viaggio inizia negli ultimi versi di High Hope, ultima stupenda canzone dell’ultimo album The Division Bell, David Guilmor canta: «The dawn mist glowing, But the water’s flowing, In the endless river, Forever and ever» ed è qualcosa di veramente magico vent’anni dopo dare un seguito alla storia dei Pink Floyd con gli ultimi lasciti di Richard Wright. L’album è diviso in quattro parti ognuna delle quali ha un proprio stile e tematiche. Things Left Unsaid da il via; effetti sonori, voci sparse, poi l’attacco di Richard Wright che mantiene sospesi sino alle prime note di chitarra, eccezionali gli assoli di David Guilmor. Nick Mason sempre più maestro nel far vibrare la sua batteria, col suo tocco inconfondibile e se credete che siano troppo vecchi per ripetere performance tipo “One of These Days” provate ad ascoltare Sum, col suo ritmo incalzante e i riff spaziali di David Guilmor.

Trovo quest’album molto maturo per quella che è la storia dei Pink Floyd, sempre grandiosi nel creare autentici capolavori dal 1967 ad oggi. Le canzoni si susseguono in maniera precisa una dall’altra quasi fossero una sola.

Sono d’accordo con chi sostiene che quest’album non sia per tutti. Credo però, che non bisogni ignorare che in The Endless River c’è racchiusa l’essenza di quello che i Pink Floyd hanno donato alla musica: introspezione, esperienza tridimensionale del suono e innovazione unito ad un disegno ben preciso che sta alla base di ogni loro successo, affrontando temi molto cari alla parte più profonda di chi ascolta.

Non sono io che vi consiglio di ascoltarlo ma è la considerazione oggettiva che sia un’opera completa in quello che è lo stile inimitabile dei Pink Floyd e noi dovremmo solo ringraziarli per avercelo regalato.

Tracklist:

Side 1
01. Things Left Unsaid
02. It’s What We Do
03. Ebb and Flow

Side 2
04. Sum
05. Skins
06. Unsung
07. Anisina

Side 3
08. The Lost Art of Conversation
09. On Noodle Street
10. Night Light
10. Allons-Y (1)
12. Autumn ’68
13. Allons-Y (2)
14. Talkin’ Hawkin’

Side 4
15. Calling
16. Eyes to Pearls
17. Surfacing
18. Louder Than Words

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Anno: 2014
Etichetta: Parlophone / Columbia
Voto: 10/10


[by Emiliano Viapiana]

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